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title: Modi dell’odio
description: Se vogliamo combattere l’odio, è la persona umana vittima dell’odio che dovremmo proteggere, a prescindere che stia in una data categoria
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date: 2023-01-16
author: Luca Ricolfi
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categories: [Società]
tags: [Evidenza, lingua, società]
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# Modi dell’odio

![l'Odio](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/01/Evidenza-sito-169.jpg)

Se vogliamo combattere l’odio, è la persona umana vittima dell’odio che dovremmo proteggere, a prescindere dal fatto che appartenga a una data categoria

 

**Odiatori, discorsi d’odio, crimini d’odio**. *Haters*, *hate speech*, *hate crime*. **Non da ieri si cerca di mettere un freno alle manifestazioni di odio e anche di mettere un po’ di ordine nei concetti con cui ne parliamo**, magari a partire dalle definizioni giuridiche. Ma qui c’è la prima sorpresa. Sia a livello italiano sia a livello internazionale, **manca una definizione condivisa di discorso d’odio e pure di crimine d’odio**. In compenso è abbastanza chiaro sia che cosa i due concetti abbiano in comune sia che cosa distingua un discorso d’odio da un crimine d’odio.

**L’elemento che accomuna discorsi e crimini d’odio è che l’odio stesso deve essere motivato da un pregiudizio** che l’autore nutre nei confronti della vittima in ragione di una “caratteristica protetta” (reale o solo presunta dall’autore) di quest’ultima. **Dove le caratteristiche protette sono tipicamente razza, etnia, nazionalità, religione, genere, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità**. L’elemento distintivo, invece, **è che per parlare di crimine non basti l’odio motivato da pregiudizio, ma occorra che l’odio si oggettivi in un fatto previsto dalla legge penale come reato.** Questo significa, ad esempio, che scrivere su Internet «Odio gli omosessuali» non sia un crimine d’odio (perché è solo un discorso, manca il reato). Mentre picchiare un omosessuale è un crimine d’odio solo se il movente è l’omosessualità (altrimenti è solo un crimine).

Ed eccoci alla seconda sorpresa: **se accettiamo le definizioni prevalenti, ci sono comportamenti indiscutibilmente basati sull’odio che però non rientrano né nella categoria** dei discorsi d’odio né in quella dei crimini d’odio. Detto in altre parole, la mappa concettuale dei modi dell’odio è incompleta. **La ragione di fondo della lacuna è la scelta di restringere il bersaglio dell’odio ai membri di categorie protette, odiati per il fatto di appartenervi.** Ma un comportamento, verbale o materiale, può essere benissimo basato sull’odio senza con ciò essere riconducibile a pregiudizi riguardanti la categoria protetta cui la persona apparterrebbe. **È un buon motivo per non considerarlo un discorso o [un crimine d’odio](https://laragione.eu/esteri/alle-radici-dellodio/+)?** Se insulto e minaccio di morte il vicino di casa, il mio non è un crimine d’odio **solo perché lui non è né nero né gay né musulmano né femmina né transessuale né bisessuale né disabile**? Mi pare leggermente assurdo. Se vogliamo combattere l’odio, è la persona umana vittima dell’odio che dovremmo proteggere, a prescindere dal fatto che appartenga a una data categoria o che l’odio sia basato su pregiudizi o su motivazioni di altra natura.

La controprova ce la offrono due esempi politici. Curiosamente (ma non tanto, se riflettiamo su quel che si è detto) **nelle campagne contro l’odio in Rete si dimentica il caso di Joanne Rowling** (l’inventrice di Harry Potter) e di tutte le altre donne – femministe e non – denigrate, minacciate, bollate con l’acronimo dispregiativo Terf (Trans Exclusionary Radical Feminist) **per il solo fatto di aver rivendicato le basi biologiche dell’essere donna.** La ragione è semplice: pur essendo spesso bersaglio di odio, **le donne *gender critical* come la Rowling non sono ancora considerate una categoria degna di protezione** (e sperabilmente non lo saranno mai: è l’idea stessa di categoria protetta che andrebbe messa in discussione).

**Il secondo esempio è più vicino a noi ed è quello degli insulti in tv** («Bastardi») rivolti da Roberto Saviano all’indirizzo di **Giorgia Meloni e Matteo Salvini.** Sarà la magistratura a decidere se il comportamento di Saviano integra il reato **di diffamazione o si tratta solo di libero esercizio del diritto di critica politica**. Quel che è interessante, però, è che anche in questo caso nessuno ha ritenuto di parlare né di discorsi né di crimini d’odio.

**Due pesi e due misure? Non necessariamente.** Forse solo la conseguenza logica di una lacuna: **il legislatore, in Italia come in Europa, sembra non aver compreso che l’odio si muove a 360 gradi** e che è la dignità delle persone – non quella delle categorie cui appartengono – il bene primario da proteggere.

di *Luca Ricolfi*
