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Malcolm X sarebbe messo a tacere

In tempi di politicamente corretto come quelli odierni, Malcolm X riceverebbe probabilmente un trattamento non di favore dai suoi stessi seguaci per la differenza che faceva, ad esempio, tra rivoluzione «nera» e «negra».

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Il procuratore distrettuale di Manhattan ha annunciato che saranno scagionati i due uomini che 56 anni fa furono condannati all’ergastolo per l’omicidio di Malcolm X. Si tratta di Muhammad Aziz e Kahlil Islam (morto nel 2009), entrambi scarcerati negli anni Ottanta.

Un errore giudiziario e una condanna emessa praticamente senza prove, che ci riportano a un personaggio dal peso storico enorme. Il quale però, in tempi di politicamente corretto, riceverebbe probabilmente un trattamento non proprio di favore dai suoi stessi seguaci. Intanto perché negava che una rivoluzione potesse essere non violenta, poi perché distingueva fra la rivoluzione «nera» e quella «negra».

Negro non è termine che oggi potrebbe mai essere utilizzato in un discorso pubblico, a meno di essere tacciati di razzismo. Sempre Malcolm X parlava di distinzione fra «negri da campo» e «negri da cortile», intendendo in senso dispregiativo i secondi, che lavoravano nelle case dei padroni bianchi, gli «zii Tom del ventesimo secolo» per nulla interessati a combattere il sistema e anzi usati per tenere sotto controllo la massa ed evitare ribellioni.

Basta ricordare queste poche parole per rendersi conto di quanto i tempi siano cambiati, di quanto il potere delle parole allora venisse percepito in modo nettamente diverso da oggi. Quei suoi discorsi, pur entrati nella storia, Malcolm X non potrebbe mai pronunciarli su nessun palco. O comunque di certo non verrebbero presi a ispirazione. Eppure rimangono un pezzo di passato da cui non si può prescindere.

 

di Gaia Bottoni

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