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Marcello Marchesi e l’Italia del boom economico

Le pagine di Marchesi sono una ricognizione attenta dei vizi del Paese che ancora oggi rappresentano una leva per meglio leggere l’Italia alla sua svolta industriale
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Marcello Marchesi e l’Italia del boom economico

Le pagine di Marchesi sono una ricognizione attenta dei vizi del Paese che ancora oggi rappresentano una leva per meglio leggere l’Italia alla sua svolta industriale
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Marcello Marchesi e l’Italia del boom economico

Le pagine di Marchesi sono una ricognizione attenta dei vizi del Paese che ancora oggi rappresentano una leva per meglio leggere l’Italia alla sua svolta industriale
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Le pagine di Marchesi sono una ricognizione attenta dei vizi del Paese che ancora oggi rappresentano una leva per meglio leggere l’Italia alla sua svolta industriale

Nel 1963 c’era un programma dal titolo “Il signore di mezza età”. La sigla cominciava così: «Che bella età la mezza età… serenità… tranquillità». Era un varietà televisivo di costume (ovviamente sul ‘primo canale’ della Rai) firmato da Marcello Marchesi con Camilla Cederna e Gianfranco Bettetini. Un uomo qualunque si presentava alla ribalta con una ‘maschera’ rassicurante: baffi, occhiali, cappello, impermeabile e ombrello. Il perfetto signore di mezza età che oppone al presente la sua epoca e i suoi ricordi.

Erano gli anni del boom economico e in Italia chi aveva allora almeno 40 anni si sentiva superato da una nuova generazione con costumi diversi. Una costante anche di alcuni film dell’epoca, soprattutto delle commedie all’italiana in cui il protagonista che aveva avuto vent’anni fra guerra e fascismo, ora assisteva da spettatore alla rivoluzione dei costumi. A quella generazione apparteneva proprio Marcello Marchesi, che nel 1936 aveva iniziato la sua carriera di scrittore umorista sul giornale satirico “Il Bertoldo”, fondato dalla Rizzoli per far da contraltare al successo che riscuoteva a Roma il “Marc’Aurelio”. Su “Il Bertoldo” la firma di Marchesi non comparve tanto spesso quanto le sue idee: creava vulcanicamente spunti per rubriche e personaggi che poi lasciava sfruttare agli altri.

Questa esperienza diede inizio alla sua multiforme attività di giornalista, sceneggiatore, regista, attore, scrittore e umorista. Nel 1937 creò per l’Eiar (l’Ente italiano audizioni radiofoniche, papà della moderna Rai) il programma “AZ Radioenciclopedia”. A partire dal 1938 iniziò a scrivere testi per il teatro di rivista. Qualche tempo dopo il suo collega Vittorio Metz decise di tornarsene a Roma e Marchesi lo seguì per collaborare con lui alla nascita del nuovo cinema comico italiano, firmando la sceneggiatura del film di Erminio Macario “Imputato, alzatevi!”. Così lo stesso Marchesi ricorda questa prima esperienza: «Presi dall’entusiasmo riempimmo la sceneggiatura di tante battute che il pubblico non aveva il tempo di ridere: se rideva ne perdeva metà, una coprendo di risate le battute pari, l’altra le dispari». Nel 1942 Marchesi iniziò a lavorare per il varietà e la rivista presentando al Teatro Quirino di Roma la rivista “Za Bum”, ma non tralasciò affatto la sua attività di sceneggiatore cinematografico, che proseguì nel dopoguerra con una sessantina di film comici scritti sempre con Vittorio Metz. Nel 1952 tornò a Milano e iniziò la sua attività di produttore e autore di testi della televisione sperimentale della Rai. Il 1954 fu l’anno della sua prima vera trasmissione: “Invito al sorriso”. Nella seconda metà degli anni Cinquanta creò Walter Chiari – già famoso nel varietà e nel cinema – come personaggio televisivo.

Soltanto nel 1963 apparve nel doppio ruolo di sceneggiatore e conduttore televisivo con “Il signore di mezza età”, ironizzando dal piccolo schermo sul boom economico, sui vizi degli italiani e sull’età che avanzava. E proprio il boom tanto diede alla sua attività, perché gli consentì di creare per “Carosello” una miriade di slogan diventati proverbiali come «Con quella bocca può dire ciò che vuole» o «Il brandy che crea un’atmosfera». Sono piccole storie, osservazioni, aforismi sull’Italia un po’ spaccona degli anni Sessanta. Le pagine di Marchesi sono una ricognizione attenta dei vizi del Paese che ancora oggi rappresentano una leva per meglio leggere l’Italia alla sua svolta industriale.

di Agostino Curcio

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