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title: Maternità è opportunità
description: Soltanto nel 2022 oltre 44mila mamme hanno lasciato il lavoro. Serve creare percorsi che seguano le donne nelle diverse tappe della maternità
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date: 2023-12-13
author: Federica Marotti
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/maternita-e-opportunita/
categories: [Società]
tags: [donne, Evidenza, famiglia, Italia]
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# Maternità è opportunità

![Maternità e lavoro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/12/Evidenza-sito-32-23.png)

Soltanto nel 2022 oltre 44mila mamme hanno lasciato il lavoro. Serve creare percorsi che seguano le donne nelle diverse tappe della maternità

I dati diffusi in questi giorni sulle dimissioni dal lavoro delle donne nei primi tre anni di vita di un figlio sono sconcertanti.** Soltanto nel 2022 oltre 44mila mamme hanno lasciato il lavoro, un dato in aumento di oltre il 17% rispetto al 2021.** E nel 63% dei casi la motivazione è stata la difficile (quando non impossibile) conciliazione fra lavoro e cura dei figli. È evidente che questo sia un tema enorme che tocca tanti ambiti della nostra società: dall’assoluta insufficienza dei servizi (asili nido, luoghi di aggregazione e sportivi, tempo pieno nelle scuole e via dicendo) alla cultura ancora predominante in molte aziende, principalmente piccole e medie imprese. Soffermiamoci però su uno degli aspetti chiave, a volte lasciato un po’ a margine: il ruolo e la responsabilità dei datori di lavoro e delle strutture manageriali. È indubbio che senza [servizi da parte dello Stato](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/mamme-e-lavoro-ce-bisogno-di-servizi-non-annunci/) si possa fare soltanto una parte. Ma si può incidere eccome. Partendo da un concetto mai troppo abusato, quello della correttezza. **L’azienda deve creare le migliori condizioni per le donne che decidono di avere un figlio**: prima, durante e dopo la maternità. È importante che si crei un ambiente positivo, in cui diventare madri non sia visto come un ostacolo e dove non si alimentino comportamenti scorretti e tossici nei confronti delle neo mamme.

 

**È fondamentale creare dei percorsi che indirizzino e seguano le donne passo passo nelle diverse tappe della maternità.** Qui non parliamo di soldi ma di un ambiente pronto all’ascolto, in cui il momento dell’annuncio della gravidanza non sia fonte di ansia e angoscia per la futura mamma, che spesso non sa come dirlo, a chi dirlo e quando dirlo, temendo ritorsioni e non sapendo quali reazioni attendersi. Vanno gestiti i mesi prima del parto coinvolgendo la lavoratrice in tutti gli aspetti della sostituzione per maternità, non lasciandola isolata. Una volta nato il bambino, **la donna deve sempre avere la possibilità di scegliere se e come essere informata sull’andamento dell’attività lavorativa**. Può decidere di dedicarsi totalmente al nuovo nato senza essere disturbata in quei mesi così delicati oppure, se lo desidera, può e deve essere messa al corrente delle novità e dei progetti in corso. È una sua scelta che l’azienda deve rispettare e sostenere. Nessuno si deve permettere di utilizzare i mesi di assenza per ripicche o demansionamenti, per mettere ai margini chi non c’è. Chi lo fa – e purtroppo in azienda capita più spesso di quello che si pensi – deve essere stigmatizzato e sanzionato. Al rientro è importante che la struttura sia pronta a sostenerla, ad aiutarla a mettersi in pari, a supportarla nelle nuove esigenze con orari e attività che le consentano il più possibile di conciliare le esigenze della sua nuova vita. Sembrano aspetti di buon senso, invece – fra dimissioni fatte firmare in bianco, mobbing strisciante o conclamato, fastidio palese per chi non può più dedicarsi al 100% al lavoro –** spesso la maternità diventa un incubo**.

 

Come non citare a questo punto le lavoratrici autonome, di fatto senza alcuna tutela e attenzione neppure lontanamente paragonabili a quelle delle lavoratrici dipendenti? Spinte dalla necessità di lavorare fino all’ultimissimo istante possibile, costrette a un percorso a ostacoli che diventano sempre più alti fino a rendere impossibile qualunque altra soluzione che non sia smettere di lavorare. **Un danno immenso non soltanto per le donne ma anche per le aziende e la società** che – per incapacità, malafede o miopia – si privano di risorse che rispetto a prima potrebbero in realtà dare molto di più, con nuove caratteristiche e competenze che nascono spesso insieme alla mamma: empatia, organizzazione e capacità di mediare, comprendere, essere efficaci. Un patrimonio che viene sprecato, relegato in un angolo. Annullato.

Di *Federica Marotti*
