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Chi ha paura del merito?

Il nuovo Governo ha cambiato titolo al Ministero dell’Istruzione aggiungendo “e del merito”. Una decisione che ha fatto già gridare allo scandalo chi non ha la forza di vedere quale sia lo stato di salute della scuola italiana. Un Paese dove più si va avanti, più cala la qualità del lavoro svolto nelle aule, con conseguenze molto negative per gli studenti, sempre più impreparati al mondo del lavoro.
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Chi ha paura del merito?

Il nuovo Governo ha cambiato titolo al Ministero dell’Istruzione aggiungendo “e del merito”. Una decisione che ha fatto già gridare allo scandalo chi non ha la forza di vedere quale sia lo stato di salute della scuola italiana. Un Paese dove più si va avanti, più cala la qualità del lavoro svolto nelle aule, con conseguenze molto negative per gli studenti, sempre più impreparati al mondo del lavoro.
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Chi ha paura del merito?

Il nuovo Governo ha cambiato titolo al Ministero dell’Istruzione aggiungendo “e del merito”. Una decisione che ha fatto già gridare allo scandalo chi non ha la forza di vedere quale sia lo stato di salute della scuola italiana. Un Paese dove più si va avanti, più cala la qualità del lavoro svolto nelle aule, con conseguenze molto negative per gli studenti, sempre più impreparati al mondo del lavoro.
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Il nuovo Governo ha cambiato titolo al Ministero dell’Istruzione aggiungendo “e del merito”. Una decisione che ha fatto già gridare allo scandalo chi non ha la forza di vedere quale sia lo stato di salute della scuola italiana. Un Paese dove più si va avanti, più cala la qualità del lavoro svolto nelle aule, con conseguenze molto negative per gli studenti, sempre più impreparati al mondo del lavoro.

Niente da fare, sul merito non ci metteremo mai d’accordo. Fra chi appena sente pronunciare questa parola vede i fantasmi del classismo e chi nel merito vede l’unica possibilità proprio per i meno fortunati di fare grandi cose nella vita.

Lo dico subito: appartengo al secondo gruppo e con assoluta determinazione. Al contempo, sono perfettamente consapevole che chi la pensa come il sottoscritto non verrà mai capito – eufemismo – da quanti vedano in una scuola e in università meritocratiche la strada a disposizione di chi “figlio di papà” non lo è per sfondare soffitti di cristallo (espressione quantomai di moda) e realizzarsi.

Per quanto innumerevoli storie di grandissime donne e grandissimi uomini testimonino esattamente l’insopprimibile forza della meritocrazia, chi resta accecato dalla luce abbagliante dell’ideologia non riesce a vedere un palmo oltre il proprio naso.

Una scuola appiattita su un rendimento consapevolmente mediocre per tutti, in cui i professori sono ormai terrorizzati anche solo all’idea di riprendere uno studente, un’università in cui i rettori non possono licenziare insegnanti incapaci o fannulloni è un mondo in cui nei migliori atenei (privati, ma non solo) finiranno per iscriversi sempre i figli dei ricchi. Per dirla brutalmente.

In una scuola come quella italiana di oggi, insegnare bene, insegnare male o non insegnare affatto non fa alcuna differenza. In termini economici e di carriera, una vergogna per i professori che ci mettono capacità e anima. Nella meravigliosa scuola egualitaria di cui si riempiono la bocca i soloni, un professor Keating farebbe la fine de “L’Attimo Fuggente”, ma per motivi diametralmente opposti. Fatto fuori non perché insopportabile a un’elite, ma perché troppo sfidante per la mediocrità in cui questo Paese ama crogiolarsi, per raccontarsi di essere democratico e attento agli ultimi. Una balla!

Sono decenni che in Italia abbiamo impostato formazione e insegnamento su progressioni lineari di carriera, nessuna valutazione, anzianità e odio dichiarato per qualsiasi forma di selezione.

Il risultato è che la media del lavoro svolto nelle nostre aule scolastiche e universitarie continua a scendere, dati alla mano dei test svolti dai nostri ragazzi, mentre questi ultimi arrivano impreparati al mondo del lavoro e della feroce competizione che li attende.

A questi inossidabili paladini della battaglia contro il merito, quasi sempre a sinistra, basterebbe dare un’occhiata ai tanti figli di immigrati che – pur nelle stesse piatte scuole dei nostri figli – impegnandosi il doppio e affamati di vita spesso fanno mangiare la polvere ai ragazzi tenuti nella bambagia. Si sa, però, di immigrazione e migranti è comodo parlare per fare propaganda e ideologia, da destra come sinistra.

In questo quadro sconfortante, è con profondo orgoglio che oggi La Ragione consegnerà cinque borse di studio su base esclusivamente meritocratica all’Università IULM del rettore Gianni Canova.

Di Fulvio Giuliani

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