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title: Morbosità e abusi, confine evanescente del diritto di cronaca
description: Con il terrificante figlicidio di Cogne nel 2002, si è dato inizio a un pernicioso filone di informazione mediatica, di tipo distorto
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date: 2023-07-13
author: Antonio Leggiero
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/morbosita-e-abusi-confine-evanescente-del-diritto-di-cronaca/
categories: [Società]
tags: [cronaca, Evidenza, giornalismo, televisione]
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# Morbosità e abusi, confine evanescente del diritto di cronaca

![Diritto di cronaca](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/07/Diritto-di-cronaca.jpg)

Con il terrificante figlicidio di Cogne nel 2002, si è dato inizio a un pernicioso filone di informazione mediatica, di tipo distorto e parossistico, nell’ambito della cronaca nera

**A partire dall’inizio del nuovo secolo si è dato inizio a un pernicioso filone di informazione mediatica**, **di tipo distorto e parossistico**, **nell’ambito della cronaca nera**. Spesso nella storia, come del resto nella vita delle persone, c’è uno spartiacque, un *dies a quo*: in questo caso è stato costituito dal **terrificante figlicidio di Cogne nel 2002**. È allora che si è dato il via a **una sorta di spettacolo dell’orrore**, senza rispetto né per la vittima né per i congiunti. Esperti, tuttologi, pseudo investigatori e anche criminologi (o sedicenti tali) hanno iniziato a occupare (spesso in pianta stabile) i salotti televisivi, a volte incautamente in onda in contemporanea, tanto da suscitare il legittimo sospetto di un fenomeno di bilocazione (notoriamente di prerogativa soltanto ultraterrena). **Da quel momento** non c’è stato delitto – o anche incidente, catastrofe e calamità naturale – che non abbia visto scatenarsi **una frenetica corsa allo *scoop *dell’orrore**,* *con ressa di inviati e *reporter* davanti alle case dei familiari, nei pressi degli ospedali e finanche degli obitori.

**Riportare i fatti che avvengono è una nobile e antica professione**. **Ed è anche un diritto-dovere istituzionale e ordinamentale** per il quale generazioni di giornalisti hanno lottato e continuano a lottare in quei regimi che non lo consentono, rischiando la vita e a volte perdendola o riportando severe conseguenze per la loro esistenza. Tuttavia, in una logica di doveroso contemperamento di interessi contrapposti, **è opportuno preservare il massimo rispetto per una vita che viene soppressa**, spesso nel fiore degli anni e in modo brutale.

Conseguentemente è doveroso anche **il rispetto dei congiunti della vittima** che, nel momento di massima afflizione causata dalla ferale notizia, hanno **il sacrosanto diritto alla loro riservatezza e di non essere molestati** dalla più bolsa e incongrua domanda da parte dell’incauto cronista, che chiede loro che cosa stiano provando. Come si fa a formulare – o soltanto a concepire – una domanda del genere? In un recentissimo caso tragico, i *reporter* sono addirittura penetrati (chiaramente con il consenso dei dimoranti) nella camera da letto dei genitori di una giovane vittima! **E qui si apre un capitolo ancora più doloroso**. Dobbiamo purtroppo constatare che **talvolta** – in omaggio a quello che il grande **Andy Warhol** definì il «quarto d’ora di celebrità» che ognuno cerca nella vita – **non si sottraggono a questo sciacallaggio** ‘**informativo**’ **neanche i più stretti familiari della vittima**. Sulla scia di tale parossismo, si alimenta a dismisura **questa detestabile e distorta forma di giornalismo**. **Con buona pace del diritto-dovere di cronaca e in ossequio a uno sconcio e becero voyeurismo* *mediatico**.

 

di *Antonio Leggiero*
