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title: Natale laico e consumistico
description: "Dall’avvento della rivoluzione industriale, il Natale è la festa più laica dell'occidente. I presepi hanno perduto la loro anima francescana"
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date: 2024-12-14
author: Pino Casamassima
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categories: [Società]
tags: [Natale]
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# Natale laico e consumistico

![Natale laico](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Natale-laico.jpg)

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2022-12-23 16:51:23

2022-12-23 15:51:23

Il Natale e la sua stressante magia: tra ripartenze economiche, vecchie polemiche politiche, pacchetti e giorni frenetici. Questo Natale è così: ambiguo e interessante.

Le festività più importanti e gioiose esaltano tutto: positività e negatività, euforie e depressioni. Chi è solo si sente più solo e nell’inconscio collettivo i problemi da individuali si fanno sociali; chi invece gode già di compagnie e ambienti variamente piacevoli si sentirà gratificato in un lieto edonismo. Su Facebook, così, il pianto greco del single problematico si alterna con pimpanti angioletti dorati. Natale strano, questo che sta arrivando, impasto inedito di cautele scaramantiche e spiragli incoraggianti.

Sullo sfondo, le consuete moleste sonorità del bla bla politico: che dramma, il tetto al contante! Permangono strascichi di pandemia e resta attuale la tragedia ucraina, con relative ricadute energetico-emotive. Rincara la dose il Censis, che sotto l’albero ci offre il ritratto di una società inconcludente e statica, tra frustrazioni e denatalità.

Ma è davvero così? Paese di vecchi o piuttosto di longevi? Si sa che un diffuso malcontento può precedere nuovi cicli sereni se non prosperi e che alle forti cadute subentrano spesso resurrezioni anche più forti. I dati dell’economia sembrano confermare la regola, con un Pil italiano che per Prometeia tenderebbe quest’anno al +4% (il secondo del G8, con Francia e Germania doppiate). L’inflazione, sintomo comunque di sviluppo, tenderà un po’ a calare. Aumentano gli investimenti (+8,8%), mentre l’occupazione vede una bella crescita del 2,5%: il parco titolare del locale e il cameriere riluttante, chissà, avranno forse trovato un punto d’incontro. Ai vertici della politica, destra e sinistra si avvicendano senza sostanziali traumi: altrove è normalissimo, da noi è scoop.

Tiro giù questi appunti da Milano. In fretta, secondo i ritmi rapidi che la città ha recuperato dopo spettrali scenari di pandemia. Se procedi a piedi con un po’ di calma, subito un passante-siluro ti si attacca alle terga: non è gay, è frettoloso. Tra luci e colori, la convulsa metropoli ritrova il suo movimento. Se un’attività aveva chiuso, un’altra riapre. Il giovane in bici che consegna i pacchetti a domicilio riprende la corsa. Insomma, il presepe si riaccende e riparte quel motore di beni, servizi e traffici già disdegnato dalla sinistra radicale, quando Pasolini parlava di «festa stupida» e Calvino ironizzava sul giubilo del Cda per il pingue fatturato. Il cattolico Socci è invece tuttora incantato dal «felice scialo di luminarie».

Festa di consumi, certo, ma anche di famiglie, bambini, grandi pacchi colorati. Stressante e bella. Per Leopardi la vera festa è nella vigilia, per Keynes sta nel rilancio che segue i tempi grami. Questo Natale è così: ambiguo e interessante.

di Gianluca Caffarena

Quanto è strano il Natale

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2022-12-23 11:56:55

2022-12-23 10:56:55

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2023-12-25 18:00:26

2023-12-25 17:00:26

"Dear Therapist" è un'interessante rubrica sulla rivista americana "The Atlantic" che svela i retroscena psicologici su una festa, per alcuni, temutissima

Sulla storica rivista culturale americana “The Atlantic” c’è una rubrica molto istruttiva dal titolo “Dear Therapist”: ogni ultimo lunedì del mese un lettore sottopone «problemi, piccoli o grandi» alla giornalista Lori Gottlieb. Una postilla – in calce a ogni scambio epistolare – precisa che le risposte non sono da intendersi in alcun modo sostitutive di un parere di tipo medico professionale.

La lettera di dicembre è scritta da una giovane donna separata, il cui titolo è un lapidario: “Questo Natale non voglio vedere mia madre”. La donna ammette di avere da sempre un problema che le provoca molti patemi: fa fatica a stabilire un confine nel rapporto con la mamma, soprattutto nel periodo delle feste natalizie. E scrive: «Mia madre ha una personalità tossica, mi fa sentire in colpa ogni volta che provo a dirle che ho problemi nell’andare a trovarla durante il Natale: l’anno scorso la sua reazione è stata così pesante da farla stare fisicamente male, con emicrania, crisi di ansia e difficoltà nel parlare. Alla fine ho dovuto cedere perché sono stata presa dai sensi di colpa».

La frenesia natalizia, l’obbligo ‘sociale’ di affabilità, l’acquisto forzato di regali, l’adesione non spontanea alle riunioni di famiglia, insomma il dover corrispondere alle aspettative degli altri, sono tutti condizionamenti spesso percepiti come forme di limitazione della propria libertà a cui è istintivo cercare – in maniera più o meno consapevole – di reagire e opporre resistenza.

Per definire questo fenomeno, nel 1966 lo psicologo Jack Brehm formulò la “teoria della reattanza”, prendendo in prestito il termine dal lessico ingegneristico dei circuiti elettrici: la reattanza psicologica si verifica quando, sottoposti a una forte pressione per accettare un certo punto di vista o un atteggiamento, si genera una resistenza che porta a reagire nella direzione opposta, rafforzando il punto di vista o l’atteggiamento contrari. Fondamentalmente è una strategia di controforza per mantenere o riconquistare la propria libertà.

Dal punto di vista della psicologia sociale – anche se può sembrare paradossale – chi per esempio riceve un dono non sempre è contento di riceverlo, perché un regalo può creare dipendenza psicologica, soprattutto quando le norme sociali impongono di dover ricambiare in tempi e modi che non si è del tutto liberi di scegliere.

Alla donna frustrata per quella che definisce una madre oppressiva, Lori Gottlieb offre una chiave di lettura interessante e forse utile a chiunque viva con malessere il tempo delle convenzioni natalizie: «Molte persone hanno difficoltà a esprimere liberamente i propri desideri ai familiari. Questo è particolarmente vero durante le festività, che portano con sé aspettative accresciute e stratificate su vecchi schemi e ferite». Lo sforzo da centellinare durante tutto l’anno per raccogliere i frutti durante le feste (un periodo ad alto tasso emotivo) è dunque provare a rinunciare alle convinzioni sedimentate in tanti anni di vita famigliare comune.

Perché «etichettare gli altri e le loro reazioni implica che ogni compassione per loro diminuisca. Ciò non significa che i sentimenti di tua madre debbano prevalere sui tuoi. Ma soltanto che migliorerai nell’esprimere i tuoi desideri quando potrai fare spazio a entrambi» conclude Lori Gottlieb.

di Ilaria Donatio

A Natale si fa notte

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2023-12-25 11:27:38

2023-12-25 10:27:38

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2024-12-08 11:39:02

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In questi giorni di ponte le nostre valli sono sold-out e recandosi nelle regioni alpine nordorientali è possibile incappare nei Krampus

In questi giorni di ponte le nostre valli sono sold-out e recandosi nelle regioni alpine nordorientali, in special modo tra il 5 e il 6 dicembre, girando per le strade cittadine tra un mercatino di Natale e l’altro è possibile incappare nei Krampus. Queste figure folkloristiche maestose e terrificanti non passano affatto inosservate in quanto sono ricoperte da una folta e spessa pelliccia mista a piumaggi. Come da tradizione durante la loro marcia I Krampus scalpitano freneticamente nelle vie dei centri abitati in cerca di bambini “cattivi”, brandendo fiaccole e flagelli, con l’intento di spaventare i malcapitati che incontrano lungo il loro cammino con grida, mugugni e schiamazzi. La masnada scalmanata di fauni indemoniati non ha nulla a che vedere con i riti satanici ed è solita sfilare tra fumogeni e giochi pirotecnici subito dopo il carro di San Nicola che, al contrario, distribuisce dolciumi e regali ai presenti. 

Il loro passaggio viene annunciato da un inquietante orchestra di campanacci attaccati alla loro cintura e catene che a ogni passo sferragliano nell’aria gelida e tetra accompagnati dai colpi dei tamburi di latta. Il Krampus, detto anche “antagonista” di San Nicola, incarna la paura e il terrore, per questo motivo le maschere da orco hanno espressioni rabbiose con fauci spalancate e sguardi minacciosi punteggiati da due occhi spiritati. Infine, sulla sua testa campeggiano un paio di corna lunghe e contorte che si avvitano verso le estremità donando a questa entità un aspetto ultraterreno. Ogni anno questo rituale si ripete nei centri abitati delle zone alpine del Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e del bellunese, arrivando nei dintorni di Innsbruck e Salisburgo in Austria e in Baviera. Curiosamente, si tratta di una festa della tradizione molto sentita nell'area appartenente all’ex impero austro-ungarico che include anche le regioni montane di Croazia, Slovenia e Ungheria.

Queste figure mitologiche hanno radici lontane che sembrano risalire al VI-VII secolo d.C., addirittura in un rituale legato al solstizio invernale. Queste oscure forze del creato emergevano dalle fitte foreste e depredavano gli abitanti del luogo. La tradizione cristiana vuole che i Krampus in origine fossero dei villani che per fare provviste invernali si travestivano da mostri di modo da non essere riconosciuti e saccheggiare impunemente i villaggi. Un giorno però, accadde l’irreparabile quando un vero demonio approfittò della confusione per mescolarsi tra loro. Venne convocato così San Nicola, allora vescovo, che riconoscendo il demone dagli zoccoli di capra lo esorcizzò soggiogandolo al volere divino. Come segno di riconoscimento gli abitanti, nel giorno dell’onomastico del santo, decisero di continuare a travestirsi da Krampus senza più depredare, bensì “punendo i bambini cattivi”. Secondo la leggenda, al calar delle tenebre, dopo che il santo ha interrogato e premiato i bravi bambini, questo figuro sinistro provvede a catturare quelli che si sono comportati male portandoli via nel suo sacco.

Così facendo il Krampus è diventato una specie di “assistente” di San Nicola, il suo doppio demoniaco che senza inibizioni si sfoga sbraitando contro le persone che gli capitano sotto tiro. Il santo, proveniente dalla città anatolica di Myra, si è distinto per la sua generosità ed era solito aiutare i bambini poveri, donando loro regali, cibo e protezione. I miracoli che gli sono stati attribuiti lo hanno reso una figura di riferimento nelle tradizioni popolari di tutta Europa dove veniva invocato proprio per la salute e la sicurezza dei più piccoli. Nel corso dei secoli la commistione tra la figura del santo, le leggende nordiche e altre tradizioni hanno dato vita a Santa Claus, il quale porta regali ai bambini nel giorno di Natale. Babbo Natale, oltre al desiderio di rendere felici i bambini con i suoi doni, conserva altri aspetti tipici dell’iconografia di San Nicola come l’età avanzata, la barba bianca e l’abito rosso con cappello a punta che ricorda una mitra. 

di Angelo Annese

Il curioso legame tra la parata demoniaca dei Krampus e Babbo Natale

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krampus

2024-12-08 11:57:19

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