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Nati e migranti

La rivista scientifica “The Lancet” lancia uno studio su come sarà la popolazione mondiale nel 2100. Le previsioni delineate dei trend sono molto preoccupanti, sotto il punto di vista politico, economico e di natalità.
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Nati e migranti

La rivista scientifica “The Lancet” lancia uno studio su come sarà la popolazione mondiale nel 2100. Le previsioni delineate dei trend sono molto preoccupanti, sotto il punto di vista politico, economico e di natalità.
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Nati e migranti

La rivista scientifica “The Lancet” lancia uno studio su come sarà la popolazione mondiale nel 2100. Le previsioni delineate dei trend sono molto preoccupanti, sotto il punto di vista politico, economico e di natalità.
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La rivista scientifica “The Lancet” lancia uno studio su come sarà la popolazione mondiale nel 2100. Le previsioni delineate dei trend sono molto preoccupanti, sotto il punto di vista politico, economico e di natalità.

Secondo uno studio della nota rivista scientifica “The Lancet”, la popolazione mondiale – dopo il picco di 9,7 miliardi di persone nel 2064, rispetto agli attuali 7,9 miliardi – scenderà nel 2100 a 8,8 miliardi. Tranne che nel resto del mondo, la popolazione aumenterà solo in Nord Africa e in Medio Oriente. Aumenterà anche nell’Africa subsahariana, ma per la giovane età media della sua popolazione e non per il tasso di fertilità, che scenderà sotto quello di sostituzione. Sui 195 Paesi analizzati, 183 avranno tassi di fertilità bassi e ben al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1 nascite per donna.

Previsioni di lungo termine e come tali suscettibili di cambiamenti anche importanti nel corso del tempo, che però delineano dei trend preoccupanti. In generale per il mondo è positivo il calo della popolazione in termini ambientali – per le minori emissioni di carbonio – ma questo avviene nel numero di adulti in età lavorativa, con conseguente calo dei tassi di crescita dei Pil. Secondo questo studio, in Italia a fine secolo ci dimezzeremo a 30,5 milioni, considerando che il nostro picco è stato nel 2014 di 61 milioni di abitanti. Gli effetti economici per l’Italia saranno molto negativi, facendo scendere il Paese da ottava grande economia globale a ventottesima nel 2100. Al contrario, si prevede che Regno Unito, Germania e Francia rimarranno tra i primi dieci Paesi per Pil, nonostante abbiano anch’essi il problema di tassi di fertilità in calo e inferiori a quello di sostituzione.

Come mai? Una risposta risiede nelle migrazioni, che mantengono la dimensione e abbassano l’età media di un Paese, consentendo la crescita economica anche al diminuire della fertilità. Guardando più nel dettaglio alle migrazioni, osserviamo come – secondo i dati dell’International Organization for Migration – il totale sia stato di 173 milioni di persone nel 2000, 221 milioni nel 2010 e 280 milioni nel 2020. In quell’ultimo anno le destinazioni principali dei migranti internazionali sono state gli Usa con 50 milioni, la Germania con 15,8 milioni, l’Arabia Saudita con 13,5 milioni, la Russia con 11,6 milioni e il Regno Unito con 9,4 milioni. Le principali origini di provenienza sono state l’India (17,9%), il Messico (11,2%), la Russia (10,8%), la Cina (10,5%) e la Siria (8,5%). In Italia si ha attualmente (dati Eurostat) un reddito medio netto annuale di 21.241 euro, cioè 1.533 euro per 14 mensilità, contro i 31.831 euro della Germania, i 36.044 euro del Regno Unito e i 24.000 euro della media europea. Nel 2013 eravamo a -550 euro dalla media, ora lo siamo a -2.542 euro.

Cosa ci dicono queste informazioni? Che il nostro Paese – oltre ai noti problemi di politica economica sfavorevole allo sviluppo e all’impresa, all’eccesso di assistenzialismo e di debito pubblico, alla burocrazia pervasiva e al fisco vorace – manca di politiche adeguate per le famiglie e di gestione delle migrazioni. Un Paese che si riduce invecchiando deve da un lato ricominciare a fare figli e dall’altro attirare e accogliere migranti giovani e qualificati nelle aree dove c’è carenza di personale con le competenze che servono. Non è facile e troppo spesso il tema dei migranti viene politicizzato e affrontato in maniera emotiva e demagogica. I numeri parlano chiaro e sono impietosi, le sfide del futuro vanno affrontate con coraggio e spirito laico e propositivo.

 

di Francesco Orlando

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