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No Passarán

Dal 15 ottobre entra in vigore l’obbligo del Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro, chi non possiede il certificato verde dovrà effettuare tamponi per poter ricevere lo stipendio. Ma non si può far finta che non esista quella maggioranza di italiani, oltre l’80% sopra i 12 anni, che hanno risposto positivamente alla campagna vaccinale.

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Ci siamo. Domani entra in vigore l’obbligo del Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro, e mai provvedimento fu più discusso in lungo e in largo. Ora quei 3 milioni e mezzo di persone che ancora non hanno il certificato verde, se vorranno continuare a ricevere lo stipendio, dovranno fare tre tamponi a settimana. Oppure vaccinarsi, ovviamente. Altrimenti saranno considerati assenti ingiustificati e non percepiranno un euro, almeno fino a che non si metteranno ‘in regola’, o fino al 31 dicembre, quando scade lo stato di emergenza. A meno che non venga prorogato. Non si può più scappare insomma, anche perché il decreto precisa che chi non ha il certificato non potrà chiedere di usufruire dello smart working. L’idea che probabilmente era balenata in testa a più di qualcuno, ovvero eludere l’obbligo lavorando da casa, è cancellata dal Dpcm. E le aziende non potranno scegliere chi far lavorare da remoto sulla base della mancanza di Green Pass.

Resta il malcontento di tutti quelli che in queste settimane si sono mobilitati contro l’entrata in vigore di questa norma. E il rischio che alcuni settori vadano in tilt il Governo lo ha ben presente, tanto che nelle ultime ore è stato lo stesso esecutivo a invitare le imprese a fornire tamponi gratuiti ai portuali, che avevano annunciato il blocco totale. E che però, pare, si fermeranno lo stesso. Perché per molti è diventato anche un puntiglio, e quindi si va avanti a oltranza a protestare anche se le soluzioni arrivano.

Un tema particolarmente spigoloso è quello delle forze dell’ordine: tra carabinieri, poliziotti e finanzieri sono 40mila quelli che ancora non hanno fatto il vaccino. E i numeri salgono se guardiamo anche ai militari, alle guardie penitenziarie, ai Vigili del Fuoco. Anche loro chiedevano tamponi gratuiti ma al momento la soluzione non c’è e il tema francamente non può essere ignorato. Qui si tratta della sicurezza delle città, anche perché molti degli sprovvisti di Green Pass sono nei reparti operativi, che il loro servizio lo svolgono ‘in strada’ appunto. Non sarà semplice, questo 15 di ottobre, lo si è capito da settimane.

Poi ci sono tutti gli altri, quelli che il vaccino l’hanno fatto, quelli che il certificato lo mostrano da settimane per entrare nei ristoranti: sono la maggioranza eppure sembrano irrilevanti per una certa narrazione. Fanno meno rumore, certo, ma non è che si possano dimenticare. A parte l’oggettiva scomodità di dover mostrare ogni volta la
certificazione – perché le aziende non potranno ‘archiviare’ per motivi di
privacy i QrCode e non potranno ovviamente tenerne traccia – l’auspicio è che anche questa possa essere una fase e non un nuovo modus operandi da qui a chissà quando. Perché se è evidente che l’obbligo di Green Pass viene introdotto di fatto per dare una ulteriore spinta alle vaccinazioni, è vero anche che a oggi oltre l’80% di chi ha più di 12 anni ha fatto entrambe le dosi. Se i numeri dei contagi ma soprattutto dei ricoveri resteranno sotto controllo adesso che è arrivato l’autunno, la direzione non può altro che essere quella di allentare progressivamente i controlli. Senza voler essere eccessivamente ottimisti né guardare troppo oltre, in fondo un anno fa di questi tempi eravamo già alle prese con nuove chiusure. E questo è il messaggio che deve arrivare forte e chiaro: non è più accettabile che si metta in discussione l’efficacia della campagna vaccinale. Perché farlo, oggi, significa mettere a rischio quelle libertà che abbiamo riconquistato e che dobbiamo invece tenerci strette.

di Annalisa Grandi

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