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title: Non è colpa di Gomorra
description: "La \"mitizzazione\" della violenza camorristica. No, la responsabilità di quanto accaduto a Napoli non è di due serie televisive."
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date: 2023-09-05
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/non-e-colpa-di-gomorra/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, Italia, società]
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# Non è colpa di Gomorra

![Mitizzazione violenza criminale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/09/Evidenza-sito-32-4.png)

La "mitizzazione" della violenza camorristica. No, la responsabilità di quanto accaduto a Napoli non è di due serie televisive. Interroghiamoci sui nostri valori

È colpa di “Gomorra” e “Mare fuori”? La responsabilità dell’esplosione del gangsta style a Napoli e nell’hinterland è da ricondurre - almeno in buona parte - allo straordinario successo mediatico di queste due celeberrime serie televisive? Anticipiamo subito la nostra risposta: No. Arriveremo alla spiegazione, ovviamente di parte e per sua stessa natura opinabile, ma cominciamo con il ricordare che** l’accusa non è certo nuova**. Più volte, negli ultimi anni, a fatti di cronaca di sconvolgente brutalità e anche "banalità del male" - come avrebbe chiosato Hanna Arendt - più di un commentatore, politico, editorialista, psicologo e sociologo ha puntato il dito contro la "mitizzazione" della violenza camorristica. Colpa innanzitutto della serie tratta da romanzo di Roberto Saviano e subito a ruota dal vero e proprio fenomeno legato alle vicende ambientate nel carcere minorile (immaginario) di Napoli.

Perché il look, la parlata, il linguaggio non verbale, la controcultura e il culto dell’antistato di molti dei protagonisti di efferati fatti di cronaca sembrano oggettivamente usciti dalla sceneggiatura e anche dalla scenografia delle serie TV. È la superficie, però. Abbagliante quanto si vuole, ma non sufficiente a dimenticare che sono queste ultime ad aver ripreso la realtà, non viceversa. "Mare Fuori", per esempio, è una versione ampiamente edulcorata della terrificante realtà da cui trae ispirazione. E non perché, a differenza di “Gomorra”, almeno in “Mare Fuori” il bene è rappresentato, ma perché l’angoscia di Nisida (il carcere vero) risulta ben peggiore del racconto ambientato nel set spostato nel porto di Napoli.

**È comprensibile parlare di “amplificatore”, ma anche insopportabilmente ipocrita puntare il dito su romanzieri e sceneggiatori, mentre lo Stato si è ritirato da ampie zone della città e della sua provincia.** Possiamo stare qui a interrogarci sull’influenza (negativa, si intende) che le vicende immaginarie possano avere sui ragazzi di Caivano e dei Quartieri spagnoli. Per stare solo agli ultimi, insopportabili casi, ma la realtà resta molto più complessa di così. **Il disastro non nasce da Ciro l’immortale o dai Savastano, ma dalla scuola che non c’è.** Da interi quartieri abbandonati, dal disordine materiale, dall’assenza di una qualsiasi idea di Stato, di un’autorità diversa da quella della malavita, di lavoro che non sia un perenne arrangiarsi, di spazi e strutture per bambini e ragazzi.

Questo distrugge Napoli e la provincia non "Mare Fuori". Possiamo rimproverare agli sceneggiatori la scelta di disegnare del male? Allora dovremmo avere il coraggio di dirci che è il pubblico a sancirne il trionfo. Che forse l’eroe a cavallo verso il tramonto ha annoiato e preferiamo altro. **Interroghiamoci, allora, sulla nostra scala di valori, sulla nostra disponibilità a dare per persi interi pezzi di Paese.** Questo è intollerabile molto più delle acconciature gangsta di quattro ragazzini abbandonati a loro stessi.

Di *Fulvio Giuliani*
