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title: Non sventola la bandiera bianca
description: Richiamare il negoziato a tutti costi rivolgendosi a un popolo che da due anni combatte per la propria vita non è un atto di fede.
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date: 2024-03-12
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/non-sventola-la-bandiera-bianca/
categories: [Società]
tags: [guerra, politica, Putin, Ucraina]
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# Non sventola la bandiera bianca

![Papa Francesco con la bandiera ucraina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Papa-Francesco-con-la-bandiera-ucraina.png)

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2024-03-12 14:48:38

2024-03-12 13:48:38

Dopo le affermazioni di Papa Francesco i vescovi del Sinodo permanente ucraino hanno rilasciato una dichiarazione congiunta: "Il bene non negozia nulla col male"

Kyiv – «Voglio dirvi una cosa a nome del popolo ucraino. L’Ucraina è ferita ma non conquistata . È esausta ma resiste e persevera. Credetemi, nessuno pensa minimamente d’arrendersi, tantomeno sul campo di battaglia. Ascoltate la nostra gente a Kherson, Zaporizhzhia, Odesa, Kharkiv e Sumy. Sappiamo che se l’Ucraina, Dio non voglia, fosse conquistata anche solo in parte, a estendersi sarebbe il confine con la morte. Tutti avete ancora in mente le immagini orrende di Bucha. Sappiate che era solo l’inizio perché, se non avessero incontrato il coraggio della nostra gente, i russi avrebbero inondato di sangue tutta Kyiv. Senza quel coraggio e l’aiuto di Dio, non sarei qui con voi. Chi ne dubita venga in Ucraina a vedere. Chi non crede nella vittoria dell’Ucraina si confessi, perché significa che crede poco nel Dio che anima l’eroismo del popolo ucraino». Rivolgendosi ai suoi connazionali nel corso d’una preghiera alla St. George Ukrainian Church di Manhattan, il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina Svistoslav li ha esortati sabato con queste parole a non confondere la pace con la resa. In quelle stesse ore la massima autorità della Chiesa cattolica di Roma li invitava invece a trovare nella resa il coraggio, confondendo secondo qualcuno la bandiera bianca con quella rossa. La valanga di critiche riscosse in Ucraina dalle affermazioni di Jorge Mario Bergoglio ha portato i vescovi del Sinodo permanente ucraino a rilasciare una dichiarazione congiunta: «Gli ucraini non possono smettere di difendersi, perché la capitolazione significa la loro morte. Il 70% della popolazione russa sostiene una guerra genocida, compresi il patriarca Kirill e la leadership della Chiesa ortodossa russa. Nella mente di Putin non esiste l’Ucraina, né la sua storia, la lingua e la sua vita religiosa indipendente. Tutto ciò che è ucraino, a suo avviso, è una costruzione ideologica che deve essere distrutta. Nella sua mente l’Ucraina non è una realtà ma semplicemente un’ideologia che descrive come ‘nazista’. Chiamando nazisti gli ucraini che si rifiutano d’essere russi e di riconoscere l’autorità russa, Putin li disumanizza». Invitando a considerare che qualsiasi occupazione russa comporterebbe anche la distruzione della Chiesa ortodossa ucraina indipendente nonché la soppressione d’altre religioni e di tutte le manifestazioni culturali che non sostengono la dominazione russa, il Sinodo dei vescovi ha inoltre risposto all’invito a negoziare ventilato da papa Francesco: «La Storia recente ha dimostrato che non possono esserci veri negoziati con Putin. Nel 1994 l’Ucraina ha rinunciato al suo arsenale nucleare, che all’epoca era il terzo più grande del mondo, superando quello di Francia, Gran Bretagna e Cina messe insieme. In cambio ha ricevuto garanzie di sicurezza riguardo alla sua integrità territoriale (compresa la Crimea) e all’indipendenza, che Putin era obbligato a rispettare. Il Memorandum di Budapest del 1994, firmato da Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna, oggi non vale più della carta su cui è scritto. Questo è ciò che accadrà a qualsiasi accordo che dovesse emergere da ‘negoziati forzati’ con la Russia di Putin». Oltre a tali considerazioni, in Ucraina ha avuto molta eco l’esortazione del ministro degli Esteri Kuleba a non ripetere gli stessi errori commessi da papa Pio XII con la Germania nazista. «Il Bene non negozia nulla col Male» si dice qui. Ripensando a quanti cappellani ho incontrato al fronte, direi che l’Ucraina ha spesso nutrito proprio nella fede la sua resilienza. Dicendo che «la Chiesa è vicina alla gente e non s’impegna in mediazioni virtuali a duemilacinquecento chilometri di distanza», Zelenskyj rispecchia un sentimento comune. Come osserva l’ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede Andriy Yurash, qui è davvero questione di vita o di morte e certi inviti andrebbero rivolti alla Russia. Questo Paese difende col sangue la bandiera gialla e blu e non ne alzerà altra.

Di Giorgio Provinciali

Alta la bandiera gialla e blu

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2024-03-12 15:08:52

2024-03-12 14:08:52

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2024-03-10 18:48:04

2024-03-10 17:48:04

Soltanto il 7% dei russi sa che l’8 marzo è una giornata dedicata alla lotta per i diritti delle donne

Mosca – Il sito “Mail.ru” ha recentemente condotto un sondaggio con cui si è venuti a sapere che soltanto il 7% dei russi sa che l’8 marzo è una giornata dedicata alla lotta per i diritti delle donne. La metà delle russe stesse percepiscono la festa soprattutto come un’occasione di relax (dal 1965 è giornata non lavorativa) e un altro terzo spera di ricevere dei regali dai propri cari.

Nella storia del Paese questa data ha però avuto un significato particolare. Fu proprio l’8 marzo (o il 23 febbraio del vecchio calendario ortodosso) del 1917 che a Pietrogrado le operaie delle fabbriche di tessitura del quartiere di Vyborg iniziarono uno sciopero rivendicando “Pane e Pace!”, dando di fatto il via alla Rivoluzione democratica di Febbraio che rovesciò il regime zarista. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre l’uguaglianza politica delle donne fu sancita nella prima Costituzione sovietica (1918). Attraverso una serie di atti le autorità dell’epoca equipararono completamente le donne agli uomini, adottarono misure per proteggere la maternità e sancirono il principio della parità di retribuzione. Insomma, inizialmente la politica del giovane Stato sovietico nei confronti della famiglia fu estremamente liberale e avanzata. Nel 1918 entrò in vigore il primo codice di famiglia sovietico – che all’epoca fu considerato molto democratico anche per gli standardoccidentali – e la Russia fu il primo Paese al mondo a legalizzare divorzio e aborto.

Tuttavia questa fase durò ben poco e negli anni Trenta la situazione cambiò radicalmente. L’Urss iniziò ad adottare attivamente misure draconiane in materia: dal 1936 divennero illegali sia l’interruzione della gravidanza sia lo scioglimento del matrimonio. Stalin riteneva che i bolscevichi della prima ora si fossero spinti troppo in là e che i divieti avrebbero favorito un’inversione del crollo demografico (soprattutto maschile) dovuto alla Prima guerra mondiale e poi alla guerra civile. Ma così non fu. Ora, per sciogliere un matrimonio, la coppia doveva attraversare sette gironi infernali, a partire da un interrogatorio nell’ufficio del procuratore fino all’annuncio sul giornale locale della loro intenzione di distruggere la famiglia. La violazione dei diritti degli infelici coniugi durò fino al 1965. Per quanto riguarda l’aborto le conseguenze furono, se possibile, ancora più disastrose. Secondo uno studio recente, realizzato dalla professoressa Viktoria Sakevich, «la mortalità per aborto indotto dalla donna stessa o illegale aumentò immediatamente. Nel 1935 le morti per aborto rappresentavano il 26% e all’inizio degli anni Cinquanta superarono il 70%». Soltanto con la destalinizzazione il diritto all’aborto tornò legale.

Malgrado ciò le donne giocarono un ruolo decisivo prima per respingere l’assalto del nazismo (si legga a tale proposito lo splendido libro di Ritanna Armeni “Una donna può tutto”) e poi nelle dinamiche dell’urbanizzazione post bellica. Madre e lavoratrice, la donna russa (oltre il 90% delle donne in Urss era occupata) fu il vero collante sociale che tenne in piedi il Paese negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso quando alcolismo, depressione e guerra in Cecenia divennero la causa principale dei decessi maschili.

di Yurii Colombo 

Festa fatta alle donne russe

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2024-03-11 12:39:57

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2024-03-10 16:25:39

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"Il più forte è colui che, nella lotta tra il bene e il male, si schiera dalla parte del bene" scrive Kuleba su X

"Il più forte è colui che, nella lotta tra il bene e il male, si schiera dalla parte del bene invece di tentare di metterli sullo stesso piano e chiamarli 'negoziati'". Così su X il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, dopo l'intervista del Papa alla Radio televisione Svizzera. "Allo stesso tempo, quando si parla di bandiera bianca, conosciamo questa strategia del Vaticano dalla prima metà del XX secolo - scrive - Invito a evitare di ripetere gli errori del passato e a sostenere l'Ucraina e la sua popolazione nella lotta giusta per la vita".

"La nostra bandiera è gialla e blu. Questa è la bandiera per cui viviamo, moriamo e con cui prevaliamo. Non alzeremo mai altre bandiere - conclude - Ringraziamo Sua Santità Papa Francesco per le sue costanti preghiere per la pace e continuiamo a sperare che dopo due anni di guerra devastante nel cuore dell'Europa, il Pontefice trovi un'occasione per una visita apostolica in Ucraina per sostenere oltre un milione di cattolici ucraini, oltre cinque milioni di greco-cattolici, tutti i cristiani e tuti gli ucraini".

Kuleba al Papa: "La nostra bandiera è gialla e blu"

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kuleba

2024-03-10 21:04:51

2024-03-10 20:04:51

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