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title: Opinare su Israele
description: Sono bastati pochi giorni e i 1.200 civili israeliani massacrati nei modi più turpi sono diventati per taluni un danno collaterale.
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date: 2023-10-15
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/opinare-su-israele/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, guerra, israele, Italia]
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# Opinare su Israele

![guerra Israele](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/10/Evidenza-sito-33-9.png)

Sono bastati pochi giorni e i 1.200 civili israeliani massacrati nei modi più turpi sono diventati per taluni (non così pochi) un danno collaterale

Prendete la bandiera di Israele: perché, in Italia e in pieno Terzo millennio, tanti ancora oggi non riescono a esporla in quanto tale? Perché si sente la necessità – quasi l’‘obbligo’ – di affiancarla alla bandiera della pace o alla bandiera palestinese? Non bastano neppure i neonati uccisi nella culla e i bambini sgozzati per esporla senza avvertire l’urgenza di aggiungere, specificare, distinguere. **Sono bastati pochi giorni e i 1.200 civili israeliani massacrati nei modi più turpi da un’orda barbarica diventano per taluni (non così pochi) un danno collaterale**. Il civile palestinese intrappolato dai terroristi di Hamas è la prova di un crimine perpetrato dallo Stato di Israele dal giorno stesso della sua fondazione. Di più: Hamas invita gli abitanti di Gaza a non allontanarsi dalla città, ignorando gli avvertimenti dei vertici militari israeliani, perché vuole la loro morte. Ha bisogno di[cataste di cadaveri](https://laragione.eu/esteri/hamas-vuole-i-suoi-martiri/), per seppellirvi qualsiasi ipotesi di pace e convivenza.

 

Non sono degni, invece, di pietà umana la coppia freddata in auto da un terrorista senza Dio, i ragazzi inseguiti uno a uno nel deserto per essere finiti a colpi di kalashnikov, chi lavorava nei campi, chi si preparava a una riunione di famiglia nel giorno di festa, le mamme che cercavano di mettere a riparo dalla furia omicida i propri figli (come altre mamme ottant’anni fa protessero con il corpo le proprie creature dal colpo di fucile del soldato nazista, per non fargli vedere l’arrivo della morte), i ragazzi che decidono di vivere quelli che sarebbe potuti essere gli ultimi istanti[immortalando un bacio](https://laragione.eu/esteri/se-moriamo-almeno-si-ricorderanno-del-nostro-amore/), perché si sapesse che loro avevano scelto di vivere e di amare. Non sono degni i tanti, ancora oggi in numero imprecisato.

 

La procedura la conosciamo benissimo:** si trascina di peso l’orrore di oggi in un contesto di guerra lungo settant’anni, lo si descrive come un episodio** – raccapricciante quanto si vuole, ma non dissimile da altri – **di un conflitto le cui ragioni possono essere soltanto di una parte.** L’orrore in quanto tale così non esiste più: è la conseguenza inevitabile di un comportamento letto come colpa inemendabile di Israele. Viene ‘compreso’ come pura reazione, arrivando a giustificarlo come atto di guerra.

 

Passate le prime ore, è arrivata come una valanga annunciata l’equidistanza, la ricerca affannosa delle cause lontane di quegli a Ak47 e coltellacci comparsi nei kibbutz. Un’insopprimibile voglia di condannare senza farlo fino in fondo, come nel caso della** lettera pubblica di Patrick Zaki**, scritta dopo le polemiche per il suo dire e non dire. Siamo fermamente convinti che lo Stato italiano abbia fatto benissimo a lottare per la sua libertà, che sia un nostro merito la possibilità che gli riconosciamo di farci anche arrabbiare. Resta il fatto che in quella lettera** Hamas venga citata una sola volta e non per indicarla come responsabile di un atto di pura barbarie**, ma per respingere il sospetto di poter essere considerato un suo militante. Non una parola di condanna per la mattanza degli israeliani, ma soltanto appelli generici a favore di tutti i civili. **Qualsiasi cosa, pur di non nominare Israele.** Anche gli ostaggi, nell’augurarsi una pronta liberazione, sono quelli ‘italiani’. Certo, la lettera di Zaki è indirizzata alla stampa del nostro Paese, ma balza agli occhi una mentalità.

 

E poi i guitti dei talk tv: dall’Ucraina a Israele, servono come il pane per fare ascolti. Dicono bestialità con la faccia compunta di chi sta spiegando verità dolorose e ignote al popolo bue, corteggiati sperando che facciano casino e se ne vadano fintamente indignati. Vengono invitati in nome della “libertà di parola“. Come se in virtù di questo sacro principio dovessimo accettare la libertà di esprimere sciocchezze o incitare all’odio. Ci compatiscono se non ‘comprendiamo’, chissà se questi megafoni del nulla pensino di poter comprendere anche Bergen Belsen. 

Di *Fulvio Giuliani *
