---
title: Per gli internati dei manicomi
description: Dopo il malore che lo colpì nel 1984, Domenico Modugno si impegnò nelle lotte a favore dei malati, dei detenuti e degli emarginati. 
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-7-3.png
date: 2022-08-07
author: Lorenzo Catania
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/per-gli-internati-dei-manicomi/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, Italia, Musica italiana, politica]
---

# Per gli internati dei manicomi

![Per gli internati dei manicomi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-7-3.png)

Dopo il malore che lo colpì nel 1984, Domenico Modugno si impegnò nelle lotte civili a favore dei malati, dei detenuti e degli emarginati.

Impegnato per le reti Fininvest nella conduzione della trasmissione “La luna nel pozzo”, **la sera del 12 giugno 1984 il cantante e attore pugliese Domenico Modugno**, che aveva fatto cantare e sognare milioni di italiani con la canzone “Volare”, **veniva colpito da un grave malore che nel giro di poche ore lo avrebbe costretto a una parziale immobilità**. Lottando contro la depressione e senza arrendersi alla malattia, **Modugno si recava spesso nella sua villa di fronte al mare azzurro di Lampedusa per recuperare la forma e le forze perdute.** Qui la morte lo coglierà il 6 agosto del 1994.

**Alla fine degli anni Ottanta Modugno decise di occuparsi di politica e di impegnarsi a favore dei malati, dei detenuti e degli emarginati.** **Entrato nelle file del Partito radicale ed eletto deputato**, nel **1989** condusse una **battaglia per denunciare la disumana condizione dei circa 350 degenti dell’ospedale psichiatrico di Agrigento**. In favore dei malati di quella struttura il cantante poi organizzerà nel palasport Nicosia della città dei Templi il “Concerto per non dimenticare”.

**A un giornalista che gli domandava che cosa lo avesse spinto a denunciare quella realtà, Modugno rispondeva:** «**Principalmente la constatazione di quale tipo di vita conducessero i disgraziati che vi erano ricoverati.** Allo zoo di Roma gli animali mangiano ogni giorno e stanno in gabbia, è vero. L’ambiente è però pulito e quando ce n’è bisogno, visto che si tratta di animali abituati a vivere in altri ambienti, esiste un sistema di riscaldamento per evitare malattie a esseri di salute delicata. All’ospedale psichiatrico di Agrigento tutto questo non c’era: i pazienti erano privi o quasi di vestiti, oppure indossavano abiti di taglie sbagliate e troppo piccole per loro che, oltre a non coprirli, gli toglievano qualsiasi parvenza di dignità umana, certamente con enormi conseguenze anche sul loro umore emotivo e sul decorso della cura».

**Negli ultimi anni della sua vita Modugno ritornava nella Sicilia di cui un tempo si era dichiarato illegittimamente figlio.** Confermava il suo attaccamento a uno spazio storico-geografico** che lo aveva ispirato per produrre nel dialetto del paesino pugliese di San Pietro Vernotico singolari canzoni “siciliane”** (“Cavaddu cecu de la minera”, “Grillu ‘nnammuratu”, “Lu minaturi”, “Lu sciccareddu ‘mbriacu”, “Lu salinaru”, “Ninna nanna”, “Lu pisce spada”) che raccontavano l’amore dell’artista per la natura popolata di animali parlanti a cui si contrapponevano uomini spesso sciocchi e superstiziosi, e poi l’antica fatica dell’uomo che si muoveva in un “mondo perduto”, in quegli anni visualizzato nelle immagini del cinema documentario e antropologico di Vittorio De Seta.

Di* Lorenzo Catania*
