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title: Il pessimismo cronico di cui siamo tutti responsabili
description: "In Italia la percentuale di persone pessimiste è la più alta d'Europa. A forza di non raccontarci verità scomode e di dare per scontate le enormi opportunità del nostro mondo, stiamo rovinando il futuro dei giovani."
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date: 2022-06-30
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/pessimismo-degli-italiani-percentuali-piu-alte-deuropa/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, giovani, società]
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# Il pessimismo cronico di cui siamo tutti responsabili

![pessimismo in italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/Evidenza-sito-4-5.jpg)

In Italia la percentuale di persone pessimiste è la più alta d'Europa. A forza di non raccontarci verità scomode e di dare per scontate le enormi opportunità del nostro mondo, stiamo rovinando il futuro dei giovani.

I nostri anni sono curiosi: viviamo tempi senza dubbio complessi e carichi di incognite, ma è razionalmente innegabile quanto la generazione di chi scrive e quelle che ci hanno seguito siano fortunate. In termini economici, di stile di vita e opportunità.

Anche se non va di moda dirlo, **in un’era dominata da una sfinente retorica della decadenza, i nostri figli considerano un dato acquisito** (è un problema, ma ci arriveremo) sentirsi di casa in un intero continente, nella più vasta e ricca area economica del mondo.

Trovano normale e irrinunciabile parlare due o tre lingue, grazie a una formazione che pur con tutti i suoi difetti ha consentito loro di sentirsi cittadini europei, se non del mondo. Parliamo di lavoro, ma anche – perché no – della sfera personale e sentimentale. **Viaggiano, fanno esperienze, vengono in contatto con culture, usi e costumi che un tempo erano riservati a una ristrettissima *élite*.**

Eppure, questi stessi nostri figli e il mondo dei loro genitori **rispondono con accenti molto pessimisti alle domande sul proprio futuro e quello del Paese. Lo fanno con percentuali senza uguali in Europa.** La generazione che ha magnificamente cavalcato le opportunità dei tempi digitali e ha potuto sfruttare il lavoro e i sacrifici di chi l’ha preceduta si rifugia in un sentimento cupo e paradossalmente autocompiaciuto.

Un pessimismo cosmico buono a giustificare qualsiasi stop e fallimento personale.** Tutti abbiamo contribuito a questo risultato**, più giovani e meno giovani. I genitori e i nonni eccedendo in un protezionismo a lungo andare pericoloso e controproducente. I figli adagiandosi e definendosi giovani anche a cinquant’anni. Come se ormai esistessero solo le categorie dei ragazzi e degli *agé*, gli adulti non vanno più di moda.

Abbiamo edificato una società a misura di “anziani” ipertutelati a scapito dei più giovani, salvo lamentarci ipocritamente che i ragazzi non abbiano alcuna possibilità di ripercorrere le strade tracciate per mamma e papà. Quel pessimismo dei sondaggi non è che uno dei frutti del paradosso di successo del nostro dibattito pubblico: **rifiutiamo di dire le verità scomode – a cominciare dall’obbligo di formarsi e faticare, cercare maestri e accettare la gavetta – ma al contempo accusiamo genericamente i giovani di non aver voglia di lavorare.**

Non li prepariamo, non li spingiamo a rischiare, ci siamo lasciati andare a una imbarazzante elegia del sussidio e del *bonus* e ci meravigliamo pure se la cultura del lavoro non è più di gran successo. Ci vuole oggettivamente del coraggio.

Il pessimismo e il disincanto sono fra le matrici dei peggiori mali della nostra epoca, a cominciare dal confuso disimpegno che mette a rischio diritti e conquiste – come accennavamo – erroneamente considerati acquisiti. Brexit sembrava impossibile, al punto che una marea di giovani elettori britannici non pensò neppure di dover votare. **Si indignarono il giorno dopo, ma quando dovevano decidere del proprio futuro erano all’*happy hour*.**

C’è voluta una sentenza della Corte suprema statunitense per ricordare alle masse, non solo alla sparuta frangia di attivisti, che **un tema lacerante come quello dell’aborto non può essere lasciato in balia di correnti politiche passeggere.**

L’inebriante senso di libertà e opportunità delle nostre società, la lotta per i diritti che ci impongono come un faro nel mondo non sono vanti da tirar fuori all’occorrenza, sono una fatica quotidiana. **Se l’accetteremo come singoli e comunità avremo forse anche meno tempo per essere nostalgici e pessimisti.**

Di *Fulvio Giuliani*
