Più affitti, più relax a lavoro e meno shopping online
| Società
L’indagine di CBRE mostra importanti cambiamenti nella società italiana: dal settore residenziale, a quello lavorativo, fino allo shopping
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L’indagine di CBRE mostra importanti cambiamenti nella società italiana: dal settore residenziale, a quello lavorativo, fino allo shopping
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L’indagine di CBRE mostra importanti cambiamenti nella società italiana: dal settore residenziale, a quello lavorativo, fino allo shopping
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AUTORE: Claudia Burgio
Secondo l’indagine “Life-Work-Shop Italy” di CBRE, leader mondiale nella consulenza immobiliare, le abitudini degli italiani sul modo di abitare, di lavorare e di fare shopping cambieranno. Lo studio nasce dalla ricerca globale di CBRE, nella quale sono state intervistate oltre 20.000 persone nel mondo, 1.100 quelle italiane. Dati preziosi che mostrano come cambierà la quotidianità nel nostro Paese nei prossimi anni. E dai quali emerge un’importante differenza tra le generazioni italiane Baby Boomer (77 – 59 anni) vs Gen Z (18-25 anni), a discapito (purtroppo) dei più giovani.
Considerando la storica tendenza italiana ad investire nel mattone, osservando i dati emerge la prima differenza generazionale: il 73% degli intervistati (sotto i 33 anni) sono più propensi alle case in affitto. Complice, probabilmente, anche l’aumento dei costi dei mutui e dell’inflazione, che stiamo vivendo a causa della guerra in corso in Ucraina. Il 61% degli intervistati possiede una casa di proprietà, con percentuali così distribuite: 41% Gen Z, 81% Baby Boomers. Non a caso, infatti, questi due estremi sono i più propensi a trasferirsi all’estero. Tuttavia, nel complesso il rapporto tra redditi e spesa per l’abitazione in Italia, rispetto agli altri Paesi europei, rimane buono.
Secondo Silvia Gandellini, Head of Capital Markets & A&T High Street di CBRE Italy: “Per rispondere alle richieste delle generazioni più giovani e agli individui con risorse economiche limitate, la sfida per il settore sarà quella di offrire soluzioni abitative con un impatto positivo sia a livello ambientale che sociale, come affordable housing, senior living e student housing”.
A seguito della pandemia, anche le abitudini lavorative sono cambiate e con esse le esigenze degli italiani. Rispetto alla percentuale europea (58%), il modello di lavoro ibrido in Italia si attesta al 43%. Ciononostante, il desiderio degli italiani di mantenere la modalità di lavoro flessibile è molto forte, circa il 67%. Questo però non indica l’abbandono totale del luogo di lavoro, anzi, il desiderio di legami sociali con i colleghi e l’aumento della produttività sono i motivi principali alla base del ritorno in ufficio. Tanto che vi è maggiore attenzione alla valutazione degli ambienti di lavoro (luce naturale, migliore qualità dell’aria) – per godere di maggior benessere e relax , anche attraverso il supporto di tecnologie all’avanguardia – uno tra i fattori determinanti nella scelta lavorativa.
Nonostante la richiesta di maggiore tecnologia nelle sedi lavorative e il suo aumento preponderante nelle nostre vite, strano ma vero, gli italiani restano fedeli agli acquisti offline. Tanto da non essere i nativi digitali i principali consumatori di e-commerce. Il 61% degli intervistati italiani, infatti, predilige i negozi fisici. Ma non solo, vi è anche un consumo più ponderato: il 76% ha cercato di diminuirlo negli ultimi sei mesi ed è diventato più selettivo, preferendo prodotti locali (66%) e marchi minori o indipendenti (49%).
Di Claudia Burgio
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