app-menu Social mobile

Scarica e leggi gratis su app

Posto fisso: la fine di un mito?

Il mondo del lavoro sta cambiando, con gli ultimi fatti che ne sono una prova lampante. E il fascino del posto fisso sta piano piano venendo meno.

|

Chi vince il concorso poi rifiuta il posto, altri nemmeno ci provano e così ai bandi rispondono molti meno candidati rispetto alle posizioni da assegnare. È la fotografia di un mondo del lavoro che sta cambiando, persino laddove tutto sembra sempre destinato a restare immutato: la pubblica amministrazione. È successo infatti che su 320 funzionari che hanno vinto il concorso al Ministero delle Infrastrutture, una quota rilevante abbia poi detto no all’assunzione. Il motivo? I posti erano al Nord e quindi per prendere servizio toccava trasferirsi.

Niente di sconvolgente, da sempre chi vive in regioni con un alto tasso di disoccupazione vede nel settore pubblico la possibilità di trovare un posto fisso e garantito, seppur nel settentrione. Quello che sta cambiando è che alcuni pensano che il gioco non valga più la candela. In parte perché gli stipendi sono ritenuti troppo bassi, ad esempio rispetto al costo della vita di città come Milano. Ma c’è anche un’altra ragione, visto che ormai non fanno gola neanche i concorsi per posizioni da occupare al Sud: evidentemente l’importanza del contratto a tempo indeterminato è cambiata nella percezione di molti, soprattutto dei più giovani. La garanzia di un’entrata sicura per una mansione che forse non viene considerata tra le più stimolanti sembra non essere più così appetibile. La novità è che questo riguarda anche le regioni del Sud, perché da tempo al Nord il mercato del lavoro è più mobile e offre maggiori possibilità. Ma nel Meridione, dove ancora gli inoccupati ingrossano percentuali allarmanti, un fenomeno del genere non si era mai registrato.

Esiste poi un capitolo a parte, quello delle competenze. In settori come la scuola il numero di bocciati ai concorsi risulta infatti imbarazzante: anche laddove ci sono, i candidati al ruolo risultano inadeguati. Un tema molto attuale anche nel privato, visto che si susseguono dichiarazioni di imprenditori che dicono di non riuscire a trovare persone idonee da assumere. L’ultima in ordine di tempo è stata l’imprenditrice della moda Tiziana Fausti: a suo dire nei colloqui i giovani si preoccupano solo di garantirsi weekend liberi e l’assenza di straordinari, “colpa” anche dello Stato che mette a disposizione strumenti come la Naspi, per non parlare del reddito di cittadinanza. Dichiarazioni che, come già successo per Elisabetta Franchi, hanno scatenato significative polemiche.

Naturalmente fare di tutto un unico grande calderone è sbagliato. Quello che però sembra accomunare i diversi settori è che se fino a poco tempo fa assistevamo in molti casi alla ricerca di un lavoro qualsiasi, perché la priorità era garantirsi una sicurezza nel tempo, ora sembra che l’avvenire non sia più al centro del ragionamento. La pandemia ha lasciato dietro di sé la sensazione che le proprie certezze possano venire stravolte da eventi esterni. E quindi tanto vale preoccuparsi solo del presente, visto che il futuro può essere così incerto.

Come ha sottolineato lo stesso ministro dell’Istruzione Bianchi, soprattutto fra i giovani l’obiettivo è una professione che sia coerente con le proprie attitudini. Ma una maggiore mobilità professionale è anche la caratteristica del mondo del lavoro americano, di per sé tutt’altro che negativa. Vien però da chiedersi, soprattutto per quanto concerne alcune realtà, quali siano le alternative praticabili da chi rinuncia all’idea del posto fisso. Cercare di sbarcare il lunario mentre si aspetta il lavoro dei propri sogni? Non possiamo essere così ingenui, soprattutto dobbiamo auspicare che non lo siano le nuove generazioni. Ma di certo qualcosa anche nell’offerta va ripensata, invece di limitarsi a polemizzare o accusare.

di Annalisa Grandi

LEGGI GRATIS La Ragione

GUARDA i nostri video

ASCOLTA i nostri podcast

REGISTRATI / ACCEDI

LA RAGIONE – LE ALI DELLA LIBERTA’ SCRL
Direttore editoriale Davide Giacalone
Direttore responsabile Fulvio Giuliani
Sede legale: via Senato, 6 - 20121 Milano (MI) PI, CF e N. iscrizione al Registro Imprese di Milano: 11605210969 Numero Rea: MI-2614229

Per informazioni scrivi a info@laragione.eu

Copyright © La Ragione - leAli alla libertà

Powered by Sernicola Labs Srl