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title: Povero lavoro
description: Quando si affronta il problema dei lavoratori poveri si deve fare attenzione a non rimanere prigionieri dei propri pregiudizi.
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date: 2021-12-28
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/povero-lavoro/
categories: [Società]
tags: [Italia, lavoro, politica]
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# Povero lavoro

![Povero lavoro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Davide-Giacalone.png)

In una società ricca quando si affronta il problema dei lavoratori poveri si deve fare molta attenzione a non rimanere prigionieri dei propri pregiudizi. Il rimedio non sta nell’aumentare i salari, perdendo produttività e producendo meno ricchezza, ma nell’aumentare il valore del lavoratore e del lavoro, il che richiede formazione.

Aspettare e sperare può essere ricetta buona per qualsiasi malattia, ma di assai dubbia efficacia. Per rimediare ai malanni la cosa migliore è riconoscere i sintomi, associarli al problema reale e non a quello apparente, quindi provvedere in modo coerente.** Quando in una società ricca ci si trova ad affrontare il problema dei lavoratori poveri si deve fare molta attenzione a non rimanere prigionieri dei propri pregiudizi**, così approntando rimedi che rispondono a quel che ci appare e non a quel che è, peggiorando le cose. Tanto per capirsi: salario minimo e sussidi servono a nulla, su quel fronte. Molto può essere fatto, conoscendo e ragionando.

Il primo indice utile lo fornisce **Eurostat, secondo in Ue c’è una media del 9,2% di lavoratori poveri, che guadagnano troppo poco, mentre in Italia si sale all’11,8%.** Più di due punti e mezzo sopra la media indicano un problema del nostro mercato del lavoro. Uno studio messo a punto dal Ministero del Lavoro ci avverte che i lavoratori con una retribuzione inferiore al 60% della mediana sono il 25%. Attenzione: **la mediana non è la media, ma un indicatore di posizione** (senza tornare alle dispense di statistica: la parte alta della curva si chiama “moda”, una cosa ‘di moda’ è una cosa che fanno in tanti, concentrandosi; **alla metà della distribuzione raffigurata si trova la mediana**; mentre la media calcola i valori e non la distribuzione, da cui il celeberrimo pollo di Trilussa, sicché a tutti ne tocca uno all’anno, ma se non ne hai avuto nessuno è «perché c’è un antro che ne magna due»). **Ai valori del 2018, quindi prima della pandemia, un lavoratore su dieci (10%) vive in un nucleo familiare con un reddito inferiore al 60% della mediana.** Fine dei numeri, veniamo al dunque.

**Un approccio ideologico punta alla lotta di classe**: sono i padroni che sfruttano i lavoratori e li pagano troppo poco, affamandoli.** Un approccio assistenzialista** ha la soluzione a portata di mano: **redistribuiamo la ricchezza con i *****bonus***** e le sovvenzioni**, portando la giustizia su questa terra. Gli uni e gli altri sono nati in un mondo talmente ricco da non avere posto loro il problema di produrla, la ricchezza: certo che il fattore lavoro deve essere remunerato secondo il suo valore, ed è per questo che sono fondamentali i sindacati dei lavoratori, che da noi divennero sindacati dei pensionati; certo che la spesa pubblica redistribuisce ricchezza, ma se anziché farlo in servizi lo fa in denaro o sta redistribuendo i soldi degli altri lavoratori, cui tocca pagare le tasse, o sta mangiandosi quel che non ha, generando debito; e qui, per equanimità, si fanno entrambe le cose.

**Se**, invece, **si guarda pragmaticamente al fenomeno si scopre che i lavoratori poveri non sono quelli pagati poco, ma quelli che lavorano poco.** Serve a nulla fissare un minimo di paga oraria se le ore lavorate, nell’anno, restano poche. Difatti quel fenomeno si concentra nel settore alberghiero e della ristorazione e in quello di “altri servizi”, compresi quelli alle famiglie, dove i ‘padroni’ sono altri lavoratori. Il fattore impoverente è il tempo lavorato. **Il rimedio non sta nell’aumentare i salari, perdendo produttività e producendo meno ricchezza, ma nell’aumentare il valore del lavoratore e del lavoro, il che richiede formazione, tanto che molti lavori che richiedono formazione e offrono alta remunerazione restano scoperti.**

Quella è la via maestra, anche perché – dati raccolti dal Centre for Economics and Business Research – nel 2022 l’Italia resterà all’8° posto mondiale in quanto a produzione di ricchezza (nel 2036 saremo al 16° non perché si decresca, ma perché il mondo, evviva, crescerà più velocemente). E se calcoliamo la ricchezza prodotta e posseduta *pro capite* siamo enormemente avanti, assieme agli europei e occidentali in generale. **Siamo noi il mondo ricco.** Competiamo in qualità, per la quale serve istruzione, non in quantità prodotta e sfruttamento. Il guaio è che fra la parte dequalificata occorre metterci un pezzo rilevante della classe politica, per giunta riccamente retribuita.

di *Davide Giacalone*
