Prato, car surfing per “festeggiare” la maturità
| Società
A Prato un giovane è stato ripreso aggrappato sul tettuccio di un’auto, in corsa sulla tangenziale. I giovani quando capiranno le responsabilità delle proprie azioni?
Prato, car surfing per “festeggiare” la maturità
A Prato un giovane è stato ripreso aggrappato sul tettuccio di un’auto, in corsa sulla tangenziale. I giovani quando capiranno le responsabilità delle proprie azioni?
| Società
Prato, car surfing per “festeggiare” la maturità
A Prato un giovane è stato ripreso aggrappato sul tettuccio di un’auto, in corsa sulla tangenziale. I giovani quando capiranno le responsabilità delle proprie azioni?
| Società
AUTORE: Claudia Burgio
Non accenna a placarsi la nuova “moda” del car surfing, la pericolosa challenge social con l’obiettivo di “surfare” rimanendo aggrappati sul tetto di un’auto mentre sfreccia su strada.
Nei giorni scorsi un giovane è stato ripreso proprio mentre praticava quella challenge, su un’automobile in corsa sulla Tangenziale di Prato. Ma in realtà il fenomeno non è nuovo. La challenge, infatti, è sbarcata prima negli Stati Uniti e poi in Italia già tre anni fa. A nulla sono valsi gli ultimi fatti di cronaca che hanno colpito l’opinione pubblica del nostro Paese, primo fra tutti l’incidente degli youtuber TheBorderline. La tendenza a mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri pare non arrestarsi.
Sul caso di Prato, la Polizia municipale è riuscita a rintracciare il conducente dell’auto, poco più che vent’enne, che è stato sanzionato. A bordo con lui altri due giovani coetanei. Tutti e tre hanno giustificato la loro “bravata” – che bravata non è bensì un gesto folle e irresponsabile – dicendo di voler festeggiare la fine della loro maturità. I più rigorosi probabilmente sarebbero dell’idea di annullare quel titolo di studio, perché a quanto pare di maturo nella vita quotidiana di questi ragazzi c’è ben poco. Qualcun altro cercherebbe le domande e le risposte a questi fenomeni nella famiglia, nei social, e in chissà quali altri motivi. Ma la verità forse è già stata detta da un giovane coetaneo della diciassettenne Michelle, uccisa a Primavalle, che alla domanda di un cronista di Repubblica sul come si cresca in una borgata, ha così risposto: “Si cresce come da qualsiasi altra parte. Non c’entra il posto in cui vivi, c’entra la persona che sei”.
Certo, che l’episodio della challenge e l’omicidio di una vita umana siano ben distanti tra loro è chiaro a tutti, ma la matrice resta la stessa e risuona chiara nelle parole di quel giovane intervistato da Repubblica. Conta quello che sei e quello che scegli di essere.
Forse la verità è che la responsabilità delle proprie azioni deve tornare al mittente. Senza più scuse che sia “colpa” dei genitori, del gruppo dei pari o della società.
Di Claudia Burgio
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
I Phd del Sud vanno al Nord, quelli del Nord vanno all’estero
01 Aprile 2026
Vale la pena fare un Phd? Al momento, il dottorato, sembra un percorso esclusivo per chi già può p…
Codice Ateco escort ed evasione del fisco
31 Marzo 2026
Dall’introduzione del codice Ateco (96.99.92) per chi nella vita fa quel lavoro che non sparirà ma…
La nuova classifica del benessere globale, fra riconferme e sorprese
26 Marzo 2026
Benessere globale: se cercate la felicità, la risposta più concreta è una strana traiettoria che d…
La Famiglia nel bosco, mercoledì 25 marzo i genitori in Senato
17 Marzo 2026
L’operazione “Genitori in Senato” non può neanche essere spacciata come solidarietà nei loro confr…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.