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title: Processo a Brescia, no alla cultura della violenza
description: Processo Brescia, c’è un limite oltre il quale non si dovrebbe mai andare. È quello della decenza. Il pm che pare invocare ragioni culturali
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/09/Processo-Brescia.jpg
date: 2023-09-13
author: Ilaria Cuzzolin
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/processo-a-brescia-no-alla-cultura-della-violenza/
categories: [Società]
tags: [donne, Evidenza, giustizia, Italia]
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# Processo a Brescia, no alla cultura della violenza

![Processo Brescia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/09/Processo-Brescia.jpg)

Processo Brescia, c’è un limite oltre il quale non si dovrebbe mai andare. È quello della decenza. Il pm che sembra invocare ragioni culturali per giustificare gli schiaffoni

**C’è un limite oltre il quale non si dovrebbe mai andare**. **È quello della decenza**, **del buon senso**, **del rispetto**. **Il caso del** [pm che sembra invocare ragioni culturali](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/processo-a-brescia-valgono-le-nostre-leggi/) **per giustificare gli schiaffoni e la schiavizzazione di una donna da parte del marito non soltanto varca tutti questi confini ma arreca danni enormi a chi lotta ogni giorno affinché le vittime di abusi denuncino senza paura il proprio aguzzino**.

**Riportiamo integralmente una parte del testo**, **per aderenza alla realtà fattuale e per provare a oscurare le cose imprecise che nel frattempo sono state scritte**: «un impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge», visto che «la disparità tra l’uomo e la donna è un portato della sua cultura che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine» **scrive il pm nella propria richiesta per scagionare l’uomo originario del Bangladesh**. In poche righe, quindi, **il** **magistrato sembra ammettere** che sì, **le violenze ci saranno pure state ma soltanto perché mosse da retaggi culturali che dunque non ne determinerebbero la colpa**: è nato lì, che ci volete fare! A voler applicare lo stesso ragionamento, anche chi dovesse praticare l’infibulazione potrebbe meritare l’assoluzione perché spinto da credenze che gli sono state inculcate fin da piccolo. Fortuna che **la realtà di uno Stato di diritto è radicalmente diversa** e questo, in teoria, **un magistrato dovrebbe saperlo**. A leggere questo caso il dubbio sorge e non può che provocare profonda mestizia in buona parte dell’opinione pubblica e soprattutto di chi quotidianamente vive il dramma delle violenze domestiche.

**Ogni fase del processo è una partita a scacchi dove ognuno prova a fare meglio le proprie mosse**. Un diritto sacrosanto. **Tuttavia non si può far finta di non vedere o nascondersi dietro le prerogative**. Fiutando il caso, non sorprende che in queste ore siano diversi gli **esponenti politici** – di destra come di sinistra – d’accordo nell’invocare l’invio urgente degli **ispettori** **presso** **la Procura di Brescia** affinché venga fatta chiarezza sulla vicenda. Più che il rito degli ispettori, varrebbe la pena valutare l’insieme del lavoro del pm in questione, così come di tutti i pubblici ministeri e giudici.

**Le campagne di sensibilizzazione, il rafforzamento delle misure in capo al Codice Rosso e tutti gli sforzi messi in campo per combattere la violenza di genere e poi giungono notizie come queste**. [Il bidello assolto perché mette le mani sul sedere di una ragazzina per meno di dieci secondi](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/dalla-palpata-breve-alla-vittima-complessata-la-giudice-e-la-stessa/), le illazioni di simulata complicità nei confronti di [una donna colpevole di ubriacarsi](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/brancolare/) («Perché prima o poi il lupo lo trovi»), sei anni per stabilire che anche se la vittima non urla e non piange può esserci violenza sessuale sono soltanto alcuni casi che sommati ad altri ci dicono che, **forse**, **a qualcuno può sfuggire il peso della violenza e della sopraffazione**.

 

di *Ilaria Cuzzolin*
