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title: Processo a Brescia, valgono le nostre leggi
description: "Processo a Brescia, quattro anni fa una donna bengalese ha denunciato il marito per maltrattamenti. Il pm parla di \"fatto culturale\""
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date: 2023-09-13
author: Valentino Maimone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/processo-a-brescia-valgono-le-nostre-leggi/
categories: [Società]
tags: [donne, Evidenza, giustizia, Italia]
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# Processo a Brescia, valgono le nostre leggi

![Processo a Brescia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/09/Processo-a-Brescia.jpg)

Processo a Brescia, quattro anni fa una donna bengalese ha denunciato il marito per maltrattamenti. Il pm parla di "fatto culturale". Ma valgono le nostre leggi

Ci sono **storie** che hanno il formidabile potere di riassumere da sole **tutti gli aspetti più deleteri della spettacolarizzazione e della sciatteria giudiziaria dei nostri tempi**. Prendi **Brescia**, dove **da quattro anni è in corso un processo per maltrattamenti nei confronti di un uomo di origine bengalese**. **Ad accusarlo è la sua ex moglie** – **bengalese anche lei nonché di lui cugina** – **costretta a sposarlo perché** ‘**venduta**’ **da uno zio per 5mila euro** (da quelle parti è pratica lecita e diffusa). La donna sostiene che da quando sono arrivati **in Italia lui le abbia reso la vita impossibile**, nel tentativo di costringerla a rispettare le usanze del Paese d’origine senza lasciarsi ammaliare dalle venefiche libertà occidentali. **Botte**, **minacce**, **umiliazioni e vessazioni assortite**: a un certo punto **la signora ha detto basta e ha denunciato il consorte manesco**.

**Se quattro anni dopo siamo ancora qui a parlarne non è tanto per una questione di tempistica** (quattro anni per un primo grado sono ordinaria amministrazione per la nostra giustizia *lento pede*), **quanto per la requisitoria pronunciata dal pm**: «I contegni di compressione delle libertà morali e materiali da parte dell’imputato sono il frutto dell’impianto culturale e non della coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima, atteso che la disparità tra l’uomo e la donna è un portato della sua cultura». Al netto di verbosità forensi: **l’imputato va assolto**, **non è colpa sua se nel Paese dov’è nato i mariti si comportano così**.

Scopriamo dunque che **il pm ha invocato un inesistente concetto di responsabilità penale** ‘**etnica**’, **basato su usi e costumi del Paese di provenienza dell’imputato**. Quasi dimenticasse che – ad esempio – se l’infibulazione è consentita in diversi Stati africani e asiatici, da noi è reato. E che a prescindere da ciò che è consentito là dove sei nato, **quando vivi in un altro Paese sei tenuto a osservarne le leggi**. **Il procuratore capo ha scaricato il suo pm** giustificandone la requisitoria con l’autonomia riconosciuta dal codice di procedura penale, ma al tempo stesso ripudiando «qualunque forma di relativismo giuridico».

**Il danno però era fatto**. Perché **le semplici parole di un pm sono rimbalzate sui *media* più superficiali come fossero le motivazioni di una sentenza definitiva**, con il consueto codazzo di dichiarazioni indignate di politici e richieste scandalizzate di ispezioni ministeriali in Procura. Mentre nessuno riflette sul fatto che **a dover emettere la sentenza non è il rappresentante della pretesa punitiva dello Stato**, **ma un giudice**. **Che quella sentenza non necessariamente aderirà alle richieste del pm**. **E che se anche vi aderirà**, **sarà pur sempre un verdetto di primo grado**, smentibile e smontabile nei passaggi successivi.

 

di *Valentino Maimone*
