Quando la volgarità mortifica l’arte
| Società
La denuncia social sugli orinatoi “artistici” della catena di palestre McFit. C’è chi si scaglia contro il politicamente corretto e chi li ritiene oggetti inguardabili
Quando la volgarità mortifica l’arte
La denuncia social sugli orinatoi “artistici” della catena di palestre McFit. C’è chi si scaglia contro il politicamente corretto e chi li ritiene oggetti inguardabili
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Quando la volgarità mortifica l’arte
La denuncia social sugli orinatoi “artistici” della catena di palestre McFit. C’è chi si scaglia contro il politicamente corretto e chi li ritiene oggetti inguardabili
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AUTORE: Nicola Sellitti
Sembra anche strano scriverlo, ma esiste un limite tra arte e buongusto. E l’arte non è decisamente per tutti. Gli orinatoi a forma di bocca femminile (ma anche se fossero bocche maschili, la sostanza cambia assai poco) collocati in una palestra di Torino e presenti in una catena di palestre (McFit) in Italia sono un insulto al buongusto. Non c’entrano assolutamente niente con la parola design. E rappresentano soprattutto un’offesa alle donne e agli uomini, senza andare per forza andare a scavare sugli eventuali collegamenti tra i vari episodi di femminicidio e di violenza sulle donne che la cronaca italiana ha dovuto annotare da parecchio tempo a questa parte. La denuncia social sugli orinatoi “artistici” della catena di palestre McFit è venuta dalla cantante e concorrente di The Voice of Italy, Greta Squillace.
L’azienda è stata ovviamente accusata di sessismo e ha risposto, dopo aver polemizzato con la cantante (“Sentiti sempre libera di urinare in quelli delle donne. Spread the love” è stato il geniale tweet) e quando il polverone si è alzato ben oltre altezza uomo, ha voluto chiarire che gli orinatoi sarebbero opera di Meike van Schijndel, un designer olandese che li ha progettati nel 2004 in occasione della Giornata mondiale dei servizi igienici con lo scopo di portare l’attenzione sul fatto che milioni di persone nel mondo non hanno accesso a impianti sanitari. Alla fine i titolari della catena di palestre si sono pure scusati.
Se anche l’intenzione fosse stata lodevole (e in verità pare una giustificazione senza pezze d’appoggio), il risultato è stato terribile. Ed è stato altrettanto terribile non pensare che potessero rappresentare un’offesa.
A Bologna l’azienda era già stata costretta alla rimozione delle “opere d’arte”. In Rete si leggono parecchi commenti: da chi si arrampica sugli specchi, spiegando che in realtà sarebbe un omaggio al logo dei Rolling Stones (la bocca di Mick Jagger e la lingua della dea Khali, ma siamo assai lontani), chi si scaglia contro la deriva del politicamente corretto e chi ritiene che siano oggetti inguardabili. Insomma, se c’era volontà di provocare attraverso l’arte, si è fatto un buco nell’acqua. Altro che arte, sono orinatoi orribili e terribilmente offensivi. Se invece si era in cerca di pubblicità: obiettivo centrato.
Di Nicola Sellitti
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