Il lavoro, fra denunce social e realtà
| Società
Il caso della ragazza di Secondigliano che ha rifiutato un’offerta di lavoro da 280 euro al mese fa riflettere su una realtà, spesso nascosta, del nostro mercato del lavoro.
Il lavoro, fra denunce social e realtà
Il caso della ragazza di Secondigliano che ha rifiutato un’offerta di lavoro da 280 euro al mese fa riflettere su una realtà, spesso nascosta, del nostro mercato del lavoro.
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Il lavoro, fra denunce social e realtà
Il caso della ragazza di Secondigliano che ha rifiutato un’offerta di lavoro da 280 euro al mese fa riflettere su una realtà, spesso nascosta, del nostro mercato del lavoro.
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AUTORE: Fulvio Giuliani
Il caso della denuncia social (via TikTok) di una ragazza di 22 anni di Napoli, contro una commerciante che le avrebbe proposto una busta paga da 280 € per 10 ore di lavoro al giorno e pure mezza giornata al sabato, ha fatto istantaneamente il giro d’Italia.
Potenza delle nuove piattaforme, compresa quella così amata dai ragazzi e nota più per balletti e ammiccamenti che per denunce di carattere sociale.
Tant’è, la mancata – per sua fortuna – commessa ha potuto mandare a stendere l’improponibile datrice di lavoro, che al sacrosanto No davanti alla sua vergognosa proposta ha avuto anche l’ardire di accusare la ragazza di “non aver voglia di lavorare“. Raccontata così, la storia è perfetta per un’ondata social, appunto.
Come scriviamo sul numero di oggi, bisognerebbe però trovare la forza, il coraggio e soprattutto la lucidità di andare oltre la superficie dei maledettissimi luoghi comuni. Quella proposta, se vera, è semplicemente illegale, oltre che una vergogna.
Non esiste una busta paga siffatta, che non costituisca una fragorosa violazione della legge. Molto più probabile – non facciamo ancora una volta gli ingenui – si trattasse del solito trucco: ti assumo per due ore al giorno e poi ti allungo qualcosa rigorosamente in nero. La ragazza, come già scritto, ha fatto benissimo a fuggire a gambe levate e a reagire all’insopportabile giudizio della sua aspirante titolare sul “non aver voglia di lavorare“.
Eppure, bisogna smetterla di correre in soccorso a chiacchiere dei nostri ragazzi, dicendo loro quanto abbiano ragione a lamentarsi di questo sistema marcio e pensato solo per sfruttarli. Un conto sono i numerosissimi e insopportabili casi di illegalità (in particolar modo in taluni settori), da stroncare attraverso controlli, sanzioni e soprattutto un mercato del lavoro che funzioni.
Ai nostri figli, però, non basta dire che hanno ragione, perché così li teniamo buoni, mentre facciamo loro del male.
Dovremmo ricordare ogni santo giorno che senza formazione, preparazione, specializzazione, voglia di imparare e anche di sacrificarsi (non è una brutta parola) sarà durissima.
Bisogna spiegare, oltre le solite litanie dei talkshow televisivi, che il mercato è ormai spaccato in due, fra chi viene letteralmente inseguito dalle aziende perché in grado di occupare posizioni di cui sono affamate e chi finisce per essere sottopagato e sfruttato, perché parte di una massa informe e poco qualificata di lavoratori.
Saltateci anche alla giugulare, adesso, ma questa è la realtà del mondo del lavoro, che andrebbe cambiata giorno dopo giorno e un pezzo alla volta. Senza volgari accuse generalizzate ai nostri ragazzi e la sprezzante sufficienza modello-Elisabetta Franchi, ma anche senza comode scuse pur di non voler vedere la realtà del problema.
Di Fulvio Giuliani
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