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Ragazzo autistico escluso a scuola

Ragazzo autistico rifiutato dai compagni di classe, si ritira dalla scuola

La storia di Edoardo, un giovane autistico di soli 17 anni, ci ricorda quanto sia ancora necessaria la sensibilizzazione nelle scuole sul tema disabilità
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Edoardo ha soli 17 anni ed è un ragazzo autistico. Purtroppo questa volta a fare notizia non sono i buoni propositi o le buone azioni dei compagni di classe – come avvenuto per esempio in Abruzzo, dove gli alunni hanno rifiutato una gita a Roma per non lasciare da solo il loro compagno disabile. Edoardo sentendosi poco gradito dai suoi compagni, non solo ha rifiutato di partecipare ad uno stage linguistico a Siviglia, ma ha persino espresso la sua volontà di non frequentare più le lezioni.
 
La famiglia ha ricevuto la proposta dello stage come tutti gli altrispiega la preside del liceo linguistico Tacito di Roma, Daniela Pucci – Abbiamo detto loro che il ragazzo avrebbe avuto come supporto non solo il docente di sostegno, ma anche un Oepa, un operatore educativo per l’autonomia, che lo avrebbe aiutato per ogni passaggio. Mi dispiace che in qualche modo si sia creato un equivoco, ma secondo me non c’è stata alcuna discriminazione. Ecco perché insisto: lo aspettiamo a braccia aperte in classe”. Di contro la madre di Edoardo racconta: “Mi è stato detto che i ragazzi non riescono a far lezione e che hanno paura di stare alla lavagna di spalle quando mio figlio è in classe e che hanno paura a rapportarcisi”.
 
Questo episodio spiega quanto la sensibilità dei dirigenti scolastici non possa fermarsi solo all'”inclusione burocratica” di ragazzi autistici o con disabilità, ma necessiti anche di sensibilizzare i giovani sulle diversità, di qualsiasi tipo. Perché è la quotidianità dei ragazzi a fare la vera differenza, e il loro tempo trascorso insieme a scuola. La storia di Edoardo racconta quanto sia importante il rapporto con il proprio gruppo dei pari. Perché la solitudine e l’esclusione sono macigni che nessun giovane ragazzo/a dovrebbe vivere in fase adolescenziale.
 
Per trovarsi in una situazione di disagio, non è necessario arrivare a veri e propri atti di bullismo. L’esclusione, così come la violenza fisica, lacera non solo la sicurezza di un individuo ma anche il suo cuore. Trovandosi a fare i conti con una solitudine, che fa male, quando invece basterebbe un abbraccio e un dialogo costruttivo.
Di Claudia Burgio

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