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title: Sapendolo
description: Quello che sta succedendo in Emilia-Romagna è già successo e succederà altrove. Delegare tutto, restando inerti, non è la soluzione.
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date: 2023-05-18
author: Davide Giacalone
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categories: [Società]
tags: [Evidenza, Italia, società]
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# Sapendolo

![Alluvione Emilia Romagna](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-32-32.png)

Quello che sta succedendo in Emilia-Romagna è già successo e succederà altrove. Delegare tutto, restando inerti, non è la soluzione

La cosa impressionante è che lo sappiamo.** Sta succedendo in Emilia-Romagna, ma è già successo e succederà altrove.** Anche il vocabolario si ripete uguale e si deve stare attenti a non cadere nella trappola modello pandemia, ovvero prendere parte a un dibattito di cui non si capiscono neanche i termini: bombe d’acqua, terreno impermeabilizzato e così via andando. **Qui non si tratta di avere una propria spiegazione del “dissesto idrogeologico”**, per usare un’altra frase fatta, come non si trattò di averlo sulle proteine *spike*: si tratta di osservare la realtà e comprendere che il non meravigliarsi, il sapere già che sarebbe accaduto, soltanto non sapendo il dove e il quando, è un’aggravante. **Sappiamo che quando si smette di parlare di siccità si comincia a parlare di alluvioni, quando s’essicca il discorso sui danni per la mancanza di acqua comincia il cordoglio per i morti provocati dall’acqua.** E, a dispetto dell’ironia macabra, le due cose non sono in contraddizione, ma una accompagna e segue l’altra, per poi ripassarsi il testimone. E ogni volta si ricomincia con il racconto del disastro e il sottofondo delle responsabilità.

**Laddove la responsabilità più grossa è collettiva: lo sappiamo, ma non ne traiamo le conseguenze.** Questo non è fra i problemi più sentiti, si preferisce metterlo nel reparto “fatalità”. Ma non è una fatalità. Quando non piove si deve lavorare alla pulizia dei corsi d’acqua, alla predisposizione di aree in cui possano espandersi senza creare danni. Non è un programma innovativo ma sapienza antica, puntualmente non soltanto negletta ma contrastata. Perché chi prova a rimuovere ostacoli o a lavorare sui fondali corre il rischio di beccarsi una denuncia. **Vige un’idea di rispetto della natura che non ha la minima idea di cosa sia la natura. Come si vede anche con la popolazione degli animali selvatici.** Basta dire “cementificazione” per bloccare ogni intervento che corregga i corsi e il loro defluire o che metta in sicurezza l’abitato. Ma il cemento non uccide nessuno e non deturpa niente, salvo che lo si metta nel posto sbagliato e nella quantità sbagliata.** I soldi ci sono, mancano progetti e fatti.** Poi si apre l’infinita discussione sulle cause: è l’uomo ad avere alterato il clima (nel qual caso faccia penitenza) o il clima muta per i fatti suoi (nel qual caso si porti pazienza)? Un doppio schiaffo alla razionalità. **Il futuro industriale coincide con un cambio delle fonti energetiche e dei sistemi produttivi, fare penitenza non serve a nulla e provare a conservare il passato serve soltanto a fallire.** Su quel fronte bisogna mettere ricerca e innovazione, non contrizione.

E se c’è un vantaggio immediato per chi produce sporcando si deve lavorare a che duri il meno possibile, non a fargli concorrenza sporcando di più. E se anche il clima muta per i fatti suoi, sappiamo che il modo per non esserne vittime non è guardare il cielo ma attrezzarsi per terra, adeguarsi ai cambiamenti, imparare dagli errori. Anche la pandemia che ci ha colpito tre anni fa non era la prima sperimentata e non sarà l’ultima, ma è costata meno e si è usciti più in fretta perché la si è affrontata senza millenarismi, con i vaccini, superando la confusione iniziale e mettendo in campo un’azione europea coordinata. E quel che si è imparato si spera non sia dimenticato. **Anche in quel caso si sarebbe (e si è) potuto perdere tempo a discettare delle cause, ma a liberarci è stata la reazione alle conseguenze.** Possiamo e dobbiamo apprezzare l’enorme valore della solidarietà, il coraggio dei soccorritori, la prontezza della Protezione civile, l’abnegazione di pompieri e forze dell’ordine. Ci concentreremo sul rimediare ai danni, sapendo bene che la reattività dei cittadini è un elemento fondamentale del lesto riscatto, mentre il delegare tutto ai piani di ricostruzione – restando inerti – è un sistema per vivere un futuro di lavori non completati. Ma prima di tutto sappiamo di dover fare i conti – e in fretta – con quei cambiamenti e di non avere alcuna alternativa al farli.

Di *Davide Giacalone*
