Abbiamo già scritto di asterischi e Schwa, ma questa notizia li batte per distacco ed è ben più inquietante: la casa editrice inglese Puffin, di proprietà di un nome gigantesco della letteratura mondiale come la Penguin, ha deciso in pieno accordo con gli eredi di Roald Dahl di riscrivere i suoi libri.
Dai romanzi del papà de “La Fabbrica di Cioccolato” e altri capolavori che sarebbe ridicolo definire “per bambini”, saranno tolti i riferimenti al genere, alla razza, al peso e via andare. Dai libri di Dahl saranno cancellate le parole “piccolo”, ancora di più “nano” e “grasso” e tutte le altre che possano risultare – a insindacabile censura dell’editore e degli eredi che hanno fiutato il vento e vogliono massimizzare i profitti finché saranno titolari dei diritti d’autore – “offensive” o “disturbanti” per la morale dei tempi. I nostri, si intende.
Non è il primo caso e siamo certi non sarà l’ultimo di censura post mortem o, se si ha il coraggio di uscire dall’ipocrisia così voga, di violenza su un’opera dell’ingegno umano. Secondo l’editore, non certo distante dai principi della cancel culture quando si propone di buttare giù statue e monumenti di vario genere, i libri furono scritti in un epoca diversa, usando una lingua che rispondeva ai dettami e pensieri dell’epoca. Fuor di dubbio, meno “inclusivi” di quelli odierni. Solo che la violenza resta violenza, anche quella insita nello snaturare pagine che sono parte della storia della letteratura mondiale.
Oggi, con la scusa di metter mano ai libri per bambini e non crescere (possiamo ancora scrivere donne e uomini o offendiamo qualcuno?) futuri cittadini educati alle differenze di genere. Un domani molto prossimo, sarebbe inevitabile passare ad altri capolavori, solo apparentemente più impegnativi o sbrigativamente definibili “per adulti”. Una volta aperta la breccia, potremo mettere impunemente le mani su tutto, dalle favole di Esopo alla “Divina Commedia”, dai “Promessi Sposi” a “Guerra e Pace”. Brividi.
Di Fulvio Giuliani
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