---
title: Senza arte né parte
description: "Le 12mila firme raccolte per escludere Israele dalla prossima Biennale di Venezia: è questo il coraggio? Nutriamo dei dubbi"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-31.jpg
date: 2024-02-29
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/senza-arte-ne-parte/
categories: [Società]
---

# Senza arte né parte

![Biennale Venezia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-31.jpg)

Le 12mila firme raccolte per escludere Israele dalla prossima Biennale di Venezia: è questo il coraggio? Nutriamo dei dubbi

**Quella della Biennale d’arte di Venezia è una brutta storia ma non una storia sorprendente**. Figlia di un momento, di un’aria e anche di una moda che dovrebbero essere tenuti rigorosamente lontani da un luogo deputato al confronto di idee, tendenze e percorsi culturali. Dunque, al libero pensiero delle persone.

Non perché sia scandaloso contestare anche duramente. Anzi, dalla notte dei tempi **la contestazione è proprio fra gli ingredienti dell’arte** e non di rado ha dato la stura a veri e propri capolavori letterari o delle arti espressive. Il dolore, la partecipazione al medesimo, l’urlo di protesta, l’indignazione sono molle di straordinaria potenza.

Non staremo certo qui a fare l’elenco dei possibili e clamorosi esempi, ma **basti “Guernica” di Pablo Picasso** e la leggenda (fondata) che a domanda piccata di un ufficiale nazista nella Parigi occupata sul perché avesse dipinto un quadro così disturbante da essere un poderoso atto d’accusa egli rispose: «Badate, questo quadro lo avete dipinto voi». **Episodio storico o mito, il senso resiste**: se riteniamo di dover sanzionare qualcuno con il nostro pensiero e – se ne siamo capaci – la nostra arte, dobbiamo avere il coraggio di guardarlo negli occhi e invitarlo a guardare noi, ad ascoltare dalla nostra viva voce i perché di un’accusa. Figurarsi di una condanna morale.

Alla Biennale, invece, ormai più di **12mila persone fra artisti, direttori, curatori, critici, studenti e semplici cittadini hanno firmato un documento online per escludere Israele dall’appuntamento in laguna**. Per togliere al Paese (e non al suo governo) la possibilità di esprimersi, di essere parte di un processo inequivocabilmente democratico come quello del confronto artistico.

**Cosa c’è di coraggioso in questo?** Cosa ci vogliono dire quelle dodicimila e rotte persone? Che un intero Paese e forse un intero popolo sono ‘colpevoli’? Possibile che a donne e uomini immersi nella produzione e nella valutazione artistica non sorga il dubbio di far così esattamente il gioco di coloro che vorrebbero mettere al bando? **Imputano a Israele** – invero come tanti altri – **di non saper distinguere fra i terroristi di Hamas e i civili palestinesi della Striscia di Gaza**, sottoposti a una repressione militare terrificante. Poi fanno esattamente la stessa cosa con gli israeliani. Anzi, gli ebrei.

In laguna, si invoca un ostracismo il cui inaccettabile sottofondo è «Tu non sei degno di stare al mio fianco». A costoro, forse distratti o forse travolti da un insopprimibile desiderio di protagonismo, vorremmo ricordare che gli ebrei ci sono già passati. **Che la stagione più buia e la vergogna imperitura nacquero proprio cominciando a escluderli**. Anche qui da noi, in Italia. Questo non ha nulla a che vedere con un leader politico screditato e incontrollabile come Benjamin Netanyahu, al quale abbiamo riservato ogni tipo di critica possibile: questo attiene alla razionalità e alla dignità.

*di Fulvio Giuliani*
