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title: Senza aspettare l’8 marzo
description: Non vediamo nulla per cui l’8 marzo 2024 possa essere atteso con particolare entusiasmo. È necessario fare molto di più, in ogni ambito
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date: 2024-03-06
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/senza-aspettare-l8-marzo/
categories: [Società]
tags: [donne, lavoro, università]
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# Senza aspettare l’8 marzo

![8 marzo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/8-marzo.jpg)

2023-03-08 13:30:17

2023-03-08 12:30:17

Tutti i luoghi comuni sull'8 marzo: su ciò che non è e su quello che, invece, dovrebbe essere

Non è un mazzo di mimose. Gesto ormai vuoto e privo di ogni contenuto. Non è un “tanti auguri”: che sia un triste messaggio a catena su whatsapp o un a una frase detta distrattamente senza quasi sapere perché. Tanti auguri, di che?

Non è un sciopero. Creare ulteriori disagi anche a chi è protagonista di questa giornata non aiuta la causa. Anzi non serve proprio a nulla. Anziché scioperare perché per esempio non si pensa a risolvere i problemi della vita quotidiana, spesso ancora principalmente sulle spalle delle donne? Passeggini impossibili da trasportare, ascensori rotti, poca sicurezza…

Non è un post sui social, una frase fatta, una foto a effetto, un logo colorato di rosa, viola, arcobaleno…un elenco di buone intenzioni. Bene sensibilizzare, ma non basta più. Bisogna fare. Non è una classifica di donne che che ce l’hanno fatta. Fatta a far cosa?

L’8 marzo dovrebbe essere tutt’altro.

Dovrebbe essere un momento di riflessione sulla storia e sul percorso che le donne hanno compiuto e stanno faticosamente facendo ogni giorno per raggiungere una parità che richiede ancora 132 anni a livello globale a essere ottimisti per essere raggiunta. Un momento per ascoltare e riflettere su cosa succede in Paesi dove le donne ancora non hanno diritti, neanche quello di mostrare il volto, gli occhi. Figurarsi esprimere un pensiero.

Un momento in cui sottolineare proporre e mettere in pratica soluzioni, iniziative concrete. Partire dai piccoli traguardi raggiunti per prendere slancio. Presidente del Consiglio e segretario del primo partito di opposizione donna. Possono non piacere, possono non riflettere i pensieri di tante donne, ma rappresentano innegabilmente un punto di rottura con il passato. Facciamo in modo che non siano un’eccezione, che diventi la normalità.

Che vengano giudicate per il merito e con il merito, anche rispetto a colleghi uomini. Senza nessun tipo di occhio di riguardo. Ma con lo stesso metro di giudizio. Con le stesse opportunità. Questo vuol dire parità.

di Federica Marotti

Cosa non è l’8 marzo

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2023-03-08 15:52:02

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2023-03-08 06:21:03

Dalle lotte femministe ai passi da gigante compiuti oggi, quello della Giornata internazionale della Donna resta un giorno ancora troppo importante per fare finta di niente

Si può dire che molta strada è stata fatta, si deve sottolineare il lungo tratto percorso dalla nostra società per garantire pari dignità alle donne. Sottolineare i risultati ottenuti non è vuoto esercizio retorico o mnemonico, indica il percorso ancora da compiere. Non è consolatorio, è un monito a continuare il lavoro.

Nel mondo in cui nacque la mia generazione, le rivendicazioni femminili erano femministe. Si andava all’assalto dell’ordine costituito, con l’intento dichiarato di scuotere e se necessario spaventare la “controparte“ maschile. Gli slogan dell’epoca, quelle pagine che sono ormai parte della nostra storia scossero sino alla fondamenta la società occidentale. Le conquiste femminili(iste) di allora sono l’eredità più rilevante della contestazione e della rivoluzione dei costumi degli anni ‘60.

Le rivendicazioni di oggi sono solo apparentemente meno radicali di allora: se sul piano del lavoro, delle opportunità, del futuro da garantire a ciascuna ragazza quello che si dovrebbe fare è chiaro alla stragrande maggioranza delle persone, ci sono altri piani che continuano a spaventare o almeno inquietare un bel pezzo dell’universo maschile e non solo.

Su tutti, il tema della maternità.

Anche nei momenti più caldi del movimento femminista e delle rivendicazioni sessuali, la maternità in qualche modo era consapevolmente lasciata ai margini dei ragionamenti e dello scontro. Intoccabile. Certo, ci fu la furibonda lotta per l’aborto, ma fu essenzialmente vissuta come una rivendicazione di libertà di scelta, di controllo del proprio corpo e del proprio destino. Oggi, le sempre più numerose donne che si chiedono perché - nonostante tutto - una “non madre” si senta ancora in dovere di giustificare se stessa e la propria scelta, interrogano tutti noi.

Perché non abbiamo ancora la più pallida idea di come si possano conciliare fino in fondo l’ansia per l’evoluzione del ruolo della donna, l’orologio biologico, il “dovere“ della famiglia e dei figli, i richiami al calo demografico che rischia letteralmente di spazzarci via (chi scrive, se n’è occupato innumerevoli volte e crede fermamente che da lì saremo costretti a passare tutti prima o poi), il desiderio di affermazione personale e anche la legittima rivalsa sociale su un mondo ancora così maschio-centrico.

Con tutta la prudenza e la modestia del caso, credo che questo sia il passaggio fondamentale, la sfida enorme che aspetta i nostri tempi e ancor più quelli dei nostri figli.

di Fulvio Giuliani

L’8 marzo di una non madre

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2023-03-08 07:21:03

2023-03-08 06:21:03

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2023-03-08 11:00:41

2023-03-08 10:00:41

L'8 marzo resta un'ottima "scusa" per fare il quadro della situazione donne e diritti in Italia. A cominciare dal problema più grande: il lavoro

In un oceano di diritti negati, l’8 marzo resta un’ottima “scusa” per continuare a parlare di obiettivi raggiunti e futuri. Senza volerci addentrare negli abissi in cui sono sprofondati alcuni Paesi come l’Iran e l’Afghanistan – argomento di cui dibattiamo con una certa frequenza, convinti che l’8 marzo dovrebbe essere ogni giorno – oggi intendiamo affrontare il problema nel “mare nostrum”, con una dovuta premessa: l’essere nate in Italia rappresenta una fortuna incredibile e inconfutabile, anche se qualcuno ogni tanto prova a convincerci del contrario.

Ci bastino i volti delle tante donne e bambine che abbiamo imparato a conoscere in questi giorni, vittime del tragico naufragio di Cutro: un viaggio che avrebbe dovuto regalare un sogno come quello di poter studiare, lavorare, vivere in un luogo sicuro e rispettoso dei diritti di tutte e tutti.

Detto ciò, anche qui abbiamo dei problemi che non si possono non affrontare. Il lavoro è forse quello più urgente. Tutti i rapporti di settore ci dicono che sei laureati su dieci sono donne e che queste finiscono gli studi più in fretta e con voti migliori. Eppure sono proprio loro a faticare maggiormente nel trovare un impiego e – a parità di ruolo nel lavoro dipendente – continuano a guadagnare meno dei loro colleghi maschi. Se qualcosa sta lentamente cambiando ai livelli più alti (la neopresidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, ne è una dimostrazione), la maggior parte deve ancora fare i conti con questa insopportabile ingiustizia.

C’entrano quei retaggi culturali duri a morire per cui serve affidarsi solo allo scorrere del tempo perché le cose cambino, ma di sicuro pesa moltissimo anche il preconcetto secondo cui – sul posto di lavoro – le donne sarebbero meno disponibili degli uomini. Per ragioni apparentemente ovvie, dato che sono prevalentemente ancora loro “a prendersi cura di”: la famiglia, la casa, l’anziano genitore. Il ventaglio delle opzioni disponibili è piuttosto limitato, si può chiedere un aiuto alla baby sitter o alla badante (guarda caso professioni generalmente ad appannaggio femminile) oppure, nel tentativo di far quadrare i conti a fine mese, provare ad arrangiarsi come si può. Anche a costo di dire qualche “no” al proprio datore di lavoro.

Diversamente da quello che accade all’estero, a cominciare dall’esempio “di scuola” della Francia, l’offerta di servizi alle famiglie è ancora molto risicata, quando invece questi aiuti permetterebbero alle donne di riuscire a tenere assieme le tessere del puzzle. Così molte semplicemente non lavorano.

L’ultimo dato emerso dalle indagini Eurostat sul tasso di occupazione fra le donne nella fascia di età 20-49 anni fa davvero impressione: con il 55,2% di occupate l’Italia è ultima in classifica (18 punti in meno rispetto alla media Ue), preceduta pure dalla Grecia. Fa ancora più specie constatare come nel resto d’Europa, dove i servizi per la famiglia sono più accessibili, le donne con tre figli lavorino più di quelle italiane con un unico bambino.

Quanto al tema più generale della bassa natalità italiana, il fenomeno abbraccia queste problematiche ma è anche “figlio” dell’evoluzione sociale, del benessere, del mutato ordine di priorità per le donne (e gli uomini). Alcune soluzioni per uscire da questa impasse sono chiare e le abbiamo indicate, non abbiamo più scuse. Se non quella dell’8 marzo.

di Ilaria Cuzzolin

L'importanza del 9 marzo

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2023-03-08 08:45:36

2023-03-08 07:45:36

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