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title: "Sergio Marchionne: “Un vero leader deve decidere da solo” &#8211; IL VIDEO"
description: Dopo le dimissioni di Tavares e il crollo in borsa di Stellantis, torna alla mente Marchionne che parla della figura del vero leader
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date: 2024-12-02
modified: 2024-12-03
author: Filippo Messina
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categories: [Società]
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# Sergio Marchionne: “Un vero leader deve decidere da solo” &#8211; IL VIDEO

![Marchionne leader](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Marchionne-leader.jpg)

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2024-10-13 12:29:12

2024-10-13 10:29:12

L'ad del gruppo Stellantis, Carlo Tavares, ha accettato di farsi processare ieri, perché la condizione della fu Fiat nel nostro Paese è arrivata ben oltre il livello di guardia

Ne ho scritto sulla prima de La Ragione senza aspettare la prevedibile ordalia politica. Forse è il caso di farsi domande radicali.

L’amministratore delegato del gruppo Stellantis Carlos Tavares ha accettato di farsi ‘processare’ ieri, dalle Commissioni Industria del Senato e Attività produttive della Camera, perché la condizione della fu Fiat nel nostro Paese è arrivata ben oltre il livello di guardia. Le rassicurazioni di routine sul futuro degli stabilimenti italiani sono ormai un vuoto rumore di fondo, di fronte alla crudezza di numeri impietosi sul livello di produzione di auto.

Non a caso, prima ancora (sgarbo non necessario) di incontrare i parlamentari, Tavares ha comunicato ai sindacati l’anticipo dell’avvio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori e confermato che l’ormai mitologica Gigafactory di Termoli «si farà». Non chiedete però delle date su quando potrebbe diventare operativa la fabbrica delle batterie per i veicoli elettrici: Tavares non ve le darà, «per la paura di dare il via a uno stabilimento basato su tecnologie obsolete».

Pannicelli caldi. Quello che spaventa è la mancanza di un’idea, di una strategia, di un futuro delineato in modo credibile e sostenibile. Durante l’audizione il ceo di Stellantis ha chiesto stabilità normativa e su questo siamo tutti d’accordo. Ha poi indicato in un 40% in più il costo della produzione in Italia rispetto ad altri Paesi come la Spagna, aggiungendo di non sapere da dove nasca questo 40%. Posto che se realmente non lo dovesse sapere dovrebbe dimettersi domani, il messaggio al Parlamento italiano è chiaro: o ci tagliate i costi o ci date soldi.

Nel frattempo è proprio Tavares a essersi inchiodato alle sue parole, perché fu lui a prospettare un milione di auto prodotte entro il 2030 da Stellantis in Italia. Nel 2023 si è precipitati a 521.842 vetture uscite dalle linee (752.122 con i veicoli commerciali). Sta andando peggio nel 2024, con stime catastrofiche che arrivano fra gennaio e settembre alla miseria di 387.600 vetture prodotte.

È del tutto evidente come il problema non possa essere la fonte dei numeri o l’interpretazione ma il balletto di promesse regolarmente disattese. Il dramma industriale è non sapere cosa fare. Tavares ha ripetuto di non avere dubbi sulla sostenibilità del programma basato sulle norme europee e sugli step legati alla riduzione delle emissioni inquinanti, compreso il temuto bando ai motori endotermici del 2035. Senza dare la sensazione di avere un programma per dare sostanza alle parole. A parte chiedere soldi del contribuente.

Problema nel problema, il ceo è in uscita nel 2026 ma potrebbe non reggere. Insomma, è entrato in quello scivolo durante il quale il peso politico e industriale delle sue parole tende verso lo zero. Converrebbe forse chiudere la pratica della sostituzione di Tavares, per dare una scossa all’ambiente (metafora calcistica voluta) e mettersi a lavorare sull’unica cosa che conti: un piano industriale.

di Fulvio Giuliani

Tavares in Parlamento e tante parole

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2024-10-14 07:19:21

2024-10-14 05:19:21

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2024-04-12 22:56:50

2024-04-12 20:56:50

Non c’è nulla di casuale nelle parole e nell’atteggiamento dell’amministratore delegato del gruppo Stellantis Carlos Tavares nei confronti del governo italiano

Non c’è nulla di casuale nelle parole, nell’atteggiamento, persino nel linguaggio del corpo dell’amministratore delegato del gruppo Stellantis Carlos Tavares nei confronti del governo italiano. Oseremmo aggiungere dell’anima italiana del gruppo da lui guidato – in teoria una joint venture paritaria fra quella che fu Fiat, poi Fca e Peugeot – e delle strategie che disegneranno il futuro dell’azienda.

Vero che le responsabilità italiane in termini di politica industriale e in modo specifico nel settore dell’automotive sono notevoli e gravi: solo ieri scrivevamo dell’atteggiamento ‘randomico’ con cui abbiamo affrontato e affrontiamo tuttora l’elettrificazione della mobilità. Mancanze evidenti dei diversi governi che si sono succeduti e dello stesso comparto produttivo, sospeso fra l’obbligo di affrontare il futuro e la ricerca di punti di riferimento noti e rassicuranti. L’amministratore delegato Tavares ha però superato tutti. È riuscito a inanellare una serie di uscite, dichiarazioni e atteggiamenti che lasciano sbigottiti. Prima la postura da cowboy sugli incentivi, buttati sul tavolo manco possano essere usati come moneta di scambio degli investimenti di un’azienda privata e ancor più della salvaguardia degli impianti e dei posti di lavoro italiani. Neppure il tempo di fare una parziale marcia indietro ed è arrivato l’affondo ancora più ostile legato alla paventata – al momento più che altro vagheggiata – strategia per portare in Italia un secondo produttore di automobili, presumibilmente cinese. È giù ancora minacce di disimpegno di Stellantis, se il governo italiano dovesse creare le condizioni per ampliare la produzione di automobili nel nostro Paese, sottinteso in concorrenza con il gruppo italofrancese. Guarda i casi della vita, a poche ore dall’incontro fra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao, nel primo contatto diretto dopo la rinuncia di Roma alla Via della Seta abbracciata in era gialloverde.

Siamo poco oltre le dichiarazioni di intenti, ma l’apertura a una presenza industriale in Italia risponderebbe comunque a una sacrosanta e più che legittima iniziativa di politica industriale, sempre preferibile all’immobilismo che stigmatizzavamo appena ieri in prima pagina. Atteggiamenti perfettamente comprensibili (nel senso che avvengono alla luce del sole e ormai non si fa nulla per nascondere l’ostilità) quelli del capo di Stellantis, ma inaccettabili.

Quanto all’anima italiana del gruppo, il presidente John Elkann ha sempre cercato la via dell’accomodamento e poche ore fa si è spinto a paragonare Carlos Tavares a Sergio Marchionne in quanto a visione. Visto che è stato chiamato in causa, Sergio Marchionne fu un manager certo non infallibile ma straordinariamente coraggioso, intuitivo e illuminato e rimise Fiat e poi Fca al centro del mondo dell’automobile tirandola fuori dalla tomba. I modelli in grado di reggere la concorrenza – quella stessa che Stellantis dovrebbe abbracciare e non cercare di aggirare per battere l’eventuale avversario cinese, se dovesse arrivare – risalgono all’epoca Marchionne. A noi sembra sia giunta l’ora di darsi una svegliata.

di Fulvio Giuliani

Carlos Tavares, favori e concorrenza

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2024-04-13 11:01:50

2024-04-13 09:01:50

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25929

2024-04-13 10:50:55

2024-04-13 08:50:55

La cassa integrazione infinita, il piano di esuberi di oltre 1500 unità su un pacchetto complessivo di 12 mila lavoratori. Stellantis e il malcontento sociale

La cassa integrazione infinita, il piano di esuberi di oltre 1500 unità su un pacchetto complessivo di 12 mila lavoratori. E’ scesa per strada addirittura Mirafiori, il laboratorio dell’industrializzazione e della trasformazione sociale dell’Italia tra gli anni ‘50 e ‘60, unendo, come ormai raramente avviene, diverse sigle sindacali (Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm): ’ultima volta è avvenuta 15 anni fa. Sono stati circa 12 mila e c’era anche l’Arcidiocesi di Torino: il segnale - se davvero servisse qualche altro segnale - che le politiche di disimpegno, anzi di dismissione - evidenti nei fatti mentre a parole si dice ben altro - di Stellantis stanno producendo un alto livello di malcontento sociale. La sensazione è che non sia l’ultima mobilitazione. Si è chiesto un dialogo più concreto, più serio, anche al governo per mettersi al tavolo con il Gruppo per tutelare l’automotive ma anche la logistica, la componentistica. E a proposito della politica, anche i partiti, nelle loro differenze, hanno evidenziato come sia necessario un cambio di passo o una revisione del piano di esuberi che il Gruppo ha prodotto negli ultimi tempi tra i vari stabilimenti produttivi.

Eppure il Gruppo è decisamente in salute, ci sono utili, ci sono i dividendi. Poi però c’è la realtà: a Mirafiori è stato siglato un accordo sulle uscite volontarie (duemila) un anno fa: ora l’altro scivolo da 1520 dipendenti distribuito in 21 società del gruppo presenti sul territorio. In sostanza, lo stabilimento torinese è mezzo vuoto (si produrranno a stento 50 mila vetture nel 2024) e con questo trend di uscite incentivate nei diversi siti italiani dell’azienda difficilmente si arriverà alla produzione di un milione di euro elettriche da produrre negli stabilimenti italiani, come indicato dal governo Meloni. Anzi, il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha alzato la soglia a 1,4 milioni di vetture, per tenere in piedi anche l’indotto, mentre entro la prima settimana di maggio il suo dicastero concederà il via libera agli Incentivi Auto 2024 da 930 milioni di euro (610 milioni oltre ai 320 avanzati dal 2023) che l’ad Tavares ha sostanzialmente preteso, minacciando - in caso di mancati incentivi - la fuga dal suolo italiano di Stellantis, con una ricaduta drammatica sugli occupati. I soldi arrivano, le uscite invece non si fermano, anzi. E da Stellantis arrivano anche segnali chiari sul player cinese che il governo vorrebbe portare in Italia per produrre auto elettriche, compensando così il piano d’uscita del Gruppo. “Se perdiamo quote di mercato servono meno stabilimenti. Noi combatteremo, ma quando si combatte possono esserci vittime. Non aspettatevi che usciremo vincitori senza cicatrici", ha spiegato Tavares. Un avvertimento, altro che dialogo. Di Nicola Sellitti

Stellantis cadente

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2024-04-13 16:54:01

2024-04-13 14:54:01

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