La rimozione per Freud è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri e pensieri considerati inaccettabili e intollerabili dall’Io. Preferiamo allontanare la vergogna, ci difendiamo con l’oblio, piuttosto che analizzare la realtà preferiamo chiudere gli occhi e passare a un altro film, magari meno bello ma più rassicurante, meno violento, non in grado di mettere in discussione le nostre flebili certezze.
Il 7 ottobre è uscito al cinema “La scuola Cattolica”, un film di Stefano Moldini tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati. Racconta il massacro del Circeo, la storia di due giovani donne, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, seviziate e stuprate da un gruppo della Roma bene. Rosaria Lopez perde la vita dopo ore di violenza, Donatella Colasanti si salva per miracolo, fingendosi morta. Morirà il 30 dicembre del 2005 per un tumore al seno, mentre attendeva di partecipare all’ennesimo processo contro uno dei suoi massacratori, Angelo Izzo. Le sue ultime parole sono state «Battiamoci per la verità».
Una storia terribile, che dopo 46 anni ancora sconvolge la nostra coscienza collettiva. Una storia che i minori di 18 anni non potranno vedere perché il film, secondo la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, «presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice». Il bollino censorio arriva a sei mesi dall’intervento del ministro della Cultura Franceschini che ha dichiarato archiviato il sistema dei controlli che consentiva allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti. Censura che ha attraversato tutta la storia del cinema italiano, dal regio decreto degli anni Dieci che imponeva un nulla osta prima della proiezione di un film, passando per i controlli del fascista Minculpop, fino alle critiche dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giulio Andreotti che di fronte al quadro desolante e impietoso dell’Italia raccontato nel film di Vittorio De Sica “Umberto D” affermò che «i panni sporchi si lavano in casa». Col risultato che negli anni, a subire tagli significativi alle loro opere, sono stati registi del calibro di Pasolini, Antonioni, Bertolucci, Ferreri e Cavani.
Chiediamo il voto per i sedicenni, ci lamentiamo per il nichilismo, la violenza, la drammatica mancanza dei valori dei giovani, assistiamo inermi all’esibizione del corpo della donna come un trofeo, alla perversa equiparazione (stavolta sì) tra vittima e carnefice ma preferiamo chiuderci nell’ipocrita, bigottissima posa del politicamente corretto. “La Scuola Cattolica” voleva raccontare proprio questo, mostrare che atrocità e dinamiche sessiste ancora esistono ma i minori di 18 anni purtroppo non potranno vederlo. Preferiamo lasciarli inebetiti a guardare i video di TikTok. Veramente la trama di un pessimo film.
di Francesco Rosati
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