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Siamo noi le nostre peggiori nemiche

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Le donne possono essere le peggiori nemiche delle donne. Un luogo comune doloroso, che ha trovato nuove conferme negli ultimi giorni.

Siamo noi le nostre peggiori nemiche

Le donne possono essere le peggiori nemiche delle donne. Un luogo comune doloroso, che ha trovato nuove conferme negli ultimi giorni.
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Siamo noi le nostre peggiori nemiche

Le donne possono essere le peggiori nemiche delle donne. Un luogo comune doloroso, che ha trovato nuove conferme negli ultimi giorni.
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Abbiamo passato giornate a indignarci, giustamente, per la palpata in diretta tv a Greta Beccaglia. Passata la canonica levata di scudi però da più parti sono intervenute alcune voci femminili a porre pubblicamente una questione: per fare la giornalista sportiva bisogna per forza essere belle? Ora, senza voler essere ipocriti e negare l’evidenza del fatto che abbiamo innumerevoli esempi di reporter particolarmente avvenenti, il fatto che ci si ponga la domanda scoperchia il vaso di Pandora di quanto alle volte, la solidarietà femminile sia solo di facciata. Lo sappiamo tutte in realtà, eppure sconcerta ogni volta averne la riprova. Va bene essere unite per criticare il maschio, poi la compattezza di genere si sfalda. Se si debba essere belle per andare in tv non è un tema. Semplicemente perché porre l’accento su questo significa dire che l’aspetto estetico non è accompagnato da altrettante doti professionali. D’altronde, succede anche lontano dal piccolo schermo che siano le donne a interrogarsi sul perché una particolarmente attraente abbia ottenuto quel posto o quella promozione. Poi però ci mettiamo a fare le battaglie sulle quote rosa, sulla parità di genere e su tutto il resto. Battaglie giustissime, intendiamoci. Ma dovremmo anche piantarla di farci gli sgambetti fra di noi. Perché non è una frase fatta, ma la verità, che spesso le prime nemiche delle donne sono le donne stesse. Sarà perché siamo abituate a dover sgomitare di più per vederci riconosciute alcune cose, sta di fatto che mettersi a puntare il dito sulla bellezza altrui è tutto meno che un passo avanti. D’altro canto, non è un mistero che anche in politica le candidate donne raccolgano assai di rado ampie preferenze dall’elettorato femminile. Giusto e sacrosanto è rivendicare più spazio, stesse opportunità professionali, stesso stipendio a parità di merito e lavoro. Farlo prendendosela con qualcun altra non rende giustizia neanche all’intelligenza femminile. Essere belle può diciamo facilitare l’ingresso in alcuni settori? Sì, e quindi? Per essere corretti le selezioni dovrebbero essere fatte solo prendendo in considerazione candidate meno avvenenti? Questo sarebbe un meccanismo equo? Per chi? Se evitassimo di sprecare energie prendendocela una con l’altra avremmo di certo più forza, anche per portare avanti istanze sacrosante. In questo forse sì abbiamo qualcosa da imparare dagli uomini, che molto più facilmente di noi fanno squadra. Il cambiamento di mentalità che tanto chiediamo al ‘mondo’ dovrebbe partire da noi. E quindi, se una è bella, imparare a dire semplicemente: «Beata lei».   di Annalisa Grandi

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