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title: Stato e pubblicità regresso
description: "Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate."
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date: 2023-12-08
author: Raffaela Mercurio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/stato-e-pubblicita-regresso/
categories: [Società]
tags: [giovani, Italia, società]
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# Stato e pubblicità regresso

![Stato e pubblicità regresso](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/12/Evidenza-sito-32-13.png)

Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate

Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate. **L’unica reazione che riescono a suscitare è un mix fra tenerezza e canzonatura per la loro totale mancanza di aderenza alla contemporaneità.** In gergo giovanile diremmo: da veri ‘boomer’. Lo spot lanciato lo scorso 22 novembre **“Butta via la droga, non la vita”** è solo l’ultimo esempio a cui attingere. Realizzato dal Dipartimento per le Politiche antidroga e dal Dipartimento per l’Informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, vede come protagonisti due minorenni impegnati in un dialogo surreale sugli effetti a lungo termine delle sostanze stupefacenti sulla salute dei giovanissimi. Soltanto qualche mese **prima il medesimo Dipartimento ci aveva provato con l’allora ct della Nazionale Roberto Mancini**, scelto come testimonial. «Tutte le droghe fanno male!» esclamava con opinabile enfasi, rivolto a ragazzini dal volto angelico.

Due giganteschi flop con obiettivi lodevoli e risultati sgradevoli. E non soltanto nella lotta alla droga. Come non menzionare ad esempio la campagna** “Più che un posto fisso, un posto figo!”** ideata per ridare nuova linfa alla pubblica amministrazione, invogliando i giovani a scardinare i vecchi miti del passato del posto fisso? Lucia, la protagonista, è un’architetta comunale la cui giornata lavorativa assomiglia a un ipotetico sequel di Mary Poppins: pollici in su, colori pastello tutti intorno, enormi sorrisi alla scrivania. Dulcis in fundo Orietta Berti, comparsa dal nulla, scelta come sponsor. **Non è necessario essere un art director per capire che qualcosa non va.** Le lodevoli e necessarie intenzioni del governo di sviluppare efficaci strategie comunicazionali si scontrano con la sua incapacità di stare al passo con i tempi, di acquisire credibilità e riuscire a svecchiarsi. **Il target degli spot governativi è imprecisato e il linguaggio irrealistico, tanto da generare ilarità proprio in coloro a cui sono rivolti.**

Prendendo in prestito una considerazione di Graziella Priulla, saggista e docente di Sociologia della comunicazione, «la comunicazione pubblica non è né la versione moderna della propaganda né la versione aggiornata della demagogia». **Il rischio è di gettare alle ortiche soldi pubblici, generare indifferenza** oppure scatenare com’è accaduto polemiche sui social e derisione (con comici paragoni fra gli spot succitati e “Boris”). Soprattutto non va ulteriormente compromessa la fiducia nelle istituzioni da parte delle new gen.

Di *Raffaela Mercurio*
