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description: La storia del 1 maggio come Festa del lavoro è mutevole come la ricorrenza da celebrare. Ecco tutte le tappe della lotta
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date: 2022-05-01
modified: 2022-04-30
author: Gian Luca Caffarena
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/storia-del-primo-maggio-festa-del-lavoro/
categories: [Società]
tags: [Evidenza]
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# Storia del 1 maggio, Festa del lavoro. Anche se mutevole e carente

![1 maggio, festa del Lavoro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-24.jpg)

La storia del primo maggio come Festa del lavoro è mutevole come la ricorrenza da celebrare. Da Parigi a Manchester, ecco tutte le tappe della lotta per un diritto inalienabile.Nessuno storico può dire precisamente attraverso quante agitazioni, lotte sindacali e sanguinosi scontri si sia arrivati alla **proclamazione del primo maggio come Festa del lavoro**. **In un primo tempo la data è sancita nel 1866**, ma provvisoriamente e solo a Chicago, per poi estendersi gradualmente ad altre città del Nord America. Vent’anni dopo, nel 1886 e nella stessa città, ancora scioperi e morti, tra fuoco di polizia, bombe e attentati anarchici. Non mancano le sentenze capitali.

Presto il conflitto sociale dilaga violento e tragico in tutto il mondo finché **a Parigi, il 20 luglio del 1889, una assise di laburisti e socialisti proclama in via solenne il primo maggio come festa di tutto il lavoro dipendente salariato**: è un primo, potente simbolo.

Già dalla **seconda metà del Settecento la rivoluzione industriale teorizzata dai liberisti di Manchester aveva stravolto la quiete del mondo agricolo***. *Prima ancora del Padrone delle Ferriere, quell’arcigno e baffuto riccone in cilindro ricorrente in tanta iconografia satirica, il nemico è lo stesso bene strumentale – tornio, telaio, macchina a vapore – che consente di moltiplicare lo sfruttamento di impianti e di esseri umani, minori compresi, con retribuzioni miserrime e forzati automatismi: quegli alienanti ritmi meccanici che poi il grande Chaplin, da par suo, saprà amaramente satireggiare in “Tempi Moderni”.

**Nel 1779 l’eroe della manovalanza proletaria è un tale Ned Ludd**, energumeno forse immaginario, rinomato nel distruggere ogni tipo di attrezzatura industriale, in particolare i filatoi. Questo era il luddismo. Lo stesso avviene in Francia, dove per devastare gli impianti si usano duri zoccoli in legno, i *sabot*. Questo era il sabotaggio. Mentre dall’ostruzionismo contro il turpe latifondista Charles C. Boycott (1832-1897) deriva appunto il boicottaggio.

La “presa di coscienza” matura nel tempo, accompagnata da una prolifica iconografia: dal realismo socialista, con nerboruti stakanovisti in posa marziale, a “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo: una folla immensa che procede dignitosa e decisa. **Ricchissimo il repertorio dei canti tematic**i: dai lamenti della filanda alle rivendicazioni delle mondine, speciale oggetto di culto e zelo filologico per i ragazzi del 1968.

Dalle barricate ai primi concreti riconoscimenti:** in America il Labour Day è celebrato ogni primo lunedì di settembre**, in stile meno socialista e più protestante. Da noi il limite delle otto ore è sancito il 20 febbraio 1919. Poi, a partire dal 1921, Mussolini fissa nel 21 aprile le cerimonie “del natale di Roma e del lavoro”. Nel 1958 Pio XII dedicherà la giornata dell’11 marzo a San Giuseppe Artigiano.

**Nel tempo**, dalla catena di montaggio alle operazioni computerizzate, **il lavoro si fa meno fisico**. Oggi la tecnologia riduce i ranghi degli occupati: nell’epoca del capitalismo finanziario e del terziario avanzato, quanti cassieri avremmo in più senza il Bancomat? **Oggi PC, più che Partito Comunista, sta a indicare Personal Computer**. Lo stesso proletariato, occasionalmente tentato da seduzioni consumistiche, più che a una lotta di classe potrebbe ambire a una lotta di gran classe.

Tra storiche idealità e nuove problematiche, la ricorrenza è comunque sacra: momento unificante per sindacati spesso divisi, esaltato dal baccano dei concerti *rock* come dal ponte settimanale tra *week-end* e 25 aprile. Festa del lavoro manuale, si diceva. Quello intellettuale di imprenditori e dirigenti non cerca o non merita speciali fasti pubblici. Il sobrio borghese aborre le piazzate. **Quando le cose vanno bene, la festa è già nell’abusivo plusvalore padronale**, tra ristretti riti tribal-corporativi e chiuso tepore di *meeting* rotariani.** Se vanno male**, tra perdite d’esercizio e avvisi di garanzia, s**i va dall’infarto al suicidio: ma in questo caso nessuno figura tra i caduti del lavoro**.

 

*di Gian Luca Caffarena*
