
Taxi, figuraccia mondiale
Sulla questione taxi a Roma abbiamo pensato, scritto o detto qualunque cosa. Resta il problema e una figuraccia mondiale di tutto il Paese
| Società
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Sulla questione taxi a Roma abbiamo pensato, scritto o detto qualunque cosa. Resta il problema e una figuraccia mondiale di tutto il Paese
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Sulla questione taxi a Roma abbiamo pensato, scritto o detto qualunque cosa. Resta il problema e una figuraccia mondiale di tutto il Paese
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Sulla questione taxi a Roma abbiamo pensato, scritto o detto qualunque cosa. Resta il problema e una figuraccia mondiale di tutto il Paese
C’è ancora qualcosa di nuovo che si possa pensare, dire o scrivere sulla questione taxi a Roma? Francamente no.
Abbiamo pensato, scritto o detto tutto ciò che era umanamente possibile, finendo per ripetere sempre le stesse cose, sottolineare sempre gli stessi problemi, denunciare le medesime pressioni corporative, protezioni interessate e via via sempre più sconfortanti di uno status quo inconcepibile.
“Complice“, però, lo straordinario successo della Ryder Cup di golf organizzata per la prima volta nel nostro Paese, nella settimana che si è appena conclusa la ricerca spasmodica di un taxi a Roma – in modo particolare alla stazione Termini – ha finito per generare qualcosa in più delle “semplici“ proteste via social di Vip e persone comuni. Si è passati alle minacce, alle risse, addirittura alla comparsa di coltelli lungo una fila che è una vergogna per il nostro paese.
Sì, lo scriviamo senza timore di aver esagerato: presentarsi nella principale stazione ferroviaria della nostra capitale con quell’ammasso informe di persone comprensibilmente infuriate e smarrite costa una figuraccia intollerabile a tutto il Paese. Non solo a Roma, il che sarebbe già gravissimo di suo.
La considerazione più sconfortante è che non servirebbe riflettere più di qualche minuto, per decidere cosa fare. Non siamo davanti a una svolta epocale, dobbiamo semplicemente fare ciò che è giusto e sacrosanto: aumentare il numero delle licenze. Punto. Abbiamo il dovere di subordinare l’interesse della corporazione a quello della comunità tutta e dei turisti, nulla di più e nulla di meno. Basta chiacchiere.
Non si agisce mai contro una categoria, ma sempre (almeno si dovrebbe) a favore dell’interesse superiore della vita quotidiana delle persone. Si ascoltano le esigenze di tutti, si illustrano la decisione presa e le relative motivazioni, ma poi si agisce.
Perché se non siamo in grado neanche di risolvere un non-problema come quello di taxi (i taxi, non il ritorno al nucleare!), allora non saremo mai veramente in grado di rinnovare un bel niente in questo Paese e continueremo a far salire in modo sconsiderato e pericoloso la temperatura sociale.
di Fulvio Giuliani
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