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title: The Great Resignation, l’impatto della disaffezione al lavoro fisso
description: "Lo scorso anno, in pochi mesi, ben mezzo milione di persone ha dato dimissioni volontarie, senza avere già in mano un altro contratto. Questo fenomeno è noto come ''The Great Resignation''"
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date: 2022-04-01
author: Francesco Orlando
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/the-great-resignation-limpatto-della-disaffezione-al-lavoro-fisso/
categories: [Società]
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# The Great Resignation, l’impatto della disaffezione al lavoro fisso

![The Great Resignation, l’impatto della disaffezione al lavoro fisso](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Lavoro.jpg)

Lo scorso anno, in pochi mesi, ben mezzo milione di persone ha dato dimissioni volontarie, senza avere già in mano un altro contratto. Questo fenomeno è noto come ''The Great Resignation''

Secondo uno studio di McKinsey, il 40% dei lavoratori a livello mondiale è intenzionato a cambiare lavoro nei prossimi mesi. Negli Usa, secondo il Dipartimento del Lavoro, ad agosto 2021 oltre 4,5 milioni di persone hanno lasciato il proprio lavoro. In Italia i numeri sono preoccupanti: l’anno scorso in pochi mesi, secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ben mezzo milione di persone ha dato dimissioni volontarie. Per l’Associazione Italiana Direzione Personale quelle fra i giovani toccano il 60% delle aziende.

Il fenomeno, noto come The Great Resignation, riguarda appunto un aumento importante e anomalo di persone che lasciano la propria occupazione. L’innesco di questa dinamica viene imputato alla pandemia, che di colpo ha messo milioni di persone di fronte a paure nuove e a molto tempo libero inatteso, imponendo un ripensamento su vita, lavoro e priorità. Più di un terzo delle persone che si sono licenziate secondo i crismi del fenomeno descritto lo ha fatto senza rete, senza avere già in mano un altro contratto. **La pandemia per molti è stata decisamente un trauma psicologico importante.** In questa situazione sono sempre di più le imprese che faticano a trovare personale: non solo per il noto *mismatch* tra le competenze richieste e quelle disponibili ma anche perché sempre meno persone sono motivate a lavorare secondo vecchi schemi. In particolare, i giovani ambiscono a gestire con flessibilità il tempo lavorativo e il tempo libero, **cercano sfide motivanti in grado di farli crescere e imprese che li considerino e gli diano deleghe effettive.**

Il nostro sistema è rigido e quindi inadeguato rispetto alle tendenze chiare nei Paesi sviluppati, dove il mondo del lavoro diventerà sempre più una sorta di Borsa in cui **le persone venderanno i propri talenti e competenze**, portando i rapporti professionali verso flessibilità e riduzione di esclusività. Se da un lato il Parlamento dovrà con coraggio riformare il quadro giuslavoristico, dall’altro le imprese potranno restare competitive solo sviluppando modelli e politiche in grado di attrarre, sviluppare, motivare le persone.

I programmi di* sustainability* e di *people engagement* sono fondamentali per accrescere il senso di adesione valoriale dei collaboratori all’impresa. Assegnare ruoli apicali a manager tecnicamente preparati ma anche dotati di forte empatia costituisce un argine importante alla diaspora del personale, oltre che uno strumento attivo di *team building*. Da ultimo, gli approcci di *social collaboration* e di **condivisione trasparente di informazioni aziendali devono essere facilitati dalle tecnologie digitali.** Selezionare, crescere e motivare le persone costa fatica e risorse finanziarie, ma perderle costa molto di più, per cui è bene prendere coscienza che ha poco senso avere dipendenti demotivati e pronti ad andarsene, mentre ne ha molto avere a bordo tanti “collaborattivi”.

 

di *Francesco Orlando*
