Tinder e l’amore: come le app di incontri rivoluzionano il rapporto di coppia
Il 65% degli utenti delle piattaforme di dating (Tinder e non solo) potrebbe essere già impegnato. Un fenomeno in crescita che ridisegna le dinamiche di coppia nell’era digitale
Tinder e l’amore: come le app di incontri rivoluzionano il rapporto di coppia
Il 65% degli utenti delle piattaforme di dating (Tinder e non solo) potrebbe essere già impegnato. Un fenomeno in crescita che ridisegna le dinamiche di coppia nell’era digitale
Tinder e l’amore: come le app di incontri rivoluzionano il rapporto di coppia
Il 65% degli utenti delle piattaforme di dating (Tinder e non solo) potrebbe essere già impegnato. Un fenomeno in crescita che ridisegna le dinamiche di coppia nell’era digitale
È appurato: ormai le app di incontri non sono più territorio esclusivo dei single. Quello che un tempo era considerato uno strumento per chi cercava l’amore è diventato, negli ultimi anni, un fenomeno molto più complesso e trasversale, capace di insinuarsi anche all’interno di relazioni consolidate e matrimoni. Una ricerca pubblicata su Psychology Today svela una realtà inaspettata: una porzione significativa degli utenti attivi su piattaforme come Tinder, Bumble o Hinge risulta già impegnata sentimentalmente, con alcune stime che indicano che circa il 65% non sarebbe single al momento dell’utilizzo.
La prima amara verità è che, nonostante queste piattaforme promettano agli iscritti di trovare persone in cerca di nuove relazioni ed esperienze, ci sono molti utenti – forse più della metà – che tutto vogliono fuorché trovare un nuovo partner. Ma cosa spinge una persona “impegnata” a iscriversi su un’app di dating? La risposta, secondo i ricercatori, è da ricercare in una serie di dinamiche relazionali, alcune più tradizionali altre invece figlie dei nostri tempi.
Tinder e le app di incontri, la ricerca di validazione
La motivazione più frequente è la ricerca di validazione personale, ovvero il bisogno di attenzioni, di sentirsi desiderati. Il meccanismo dei “match” – quel pop-up (o notifica) che segnala un interesse corrisposto – attiva un circuito di gratificazione immediata capace di aumentare l’autostima di una persona, anche quando è già inserita in una relazione stabile. In questo senso, le app di incontri si configurano non tanto come uno strumento per tradire, ma come una sorta di specchio digitale in cui cercare conferme sul proprio valore di “mercato”.
Per questo, molti utenti che utilizzano le app pur essendo in coppia non si considerano dei “traditori”, soprattutto se l’interazione non va oltre i messaggi o se non si concretizza in un incontro reale. Tuttavia, il problema reale rimane la mancanza di trasparenza. Secondo gli esperti, ogni volta che un comportamento viene nascosto al partner, indipendentemente dalla sua natura, si introduce una frattura nella fiducia che può essere difficile da riparare.
Dal giocherellone allo stratega: le differenze per fasce d’età
L’analisi del fenomeno cambia significativamente a seconda dell’età degli utenti.
Tra i 20 e i 30 anni, l’utilizzo da parte di persone già fidanzate è spesso superficiale e legato al divertimento o alla curiosità. In questa fascia, le app vengono vissute quasi come un gioco, un modo per misurare il proprio appeal o semplicemente per passare il tempo. Il coinvolgimento emotivo è generalmente basso, se non totalmente assente.
Tra i 30 e i 45 anni, il quadro si complica. L’utilizzo diventa più discreto – spesso deliberatamente nascosto al partner – e si lega a motivazioni più concrete: insoddisfazione nella relazione, desiderio di alternative, o la costruzione di un cosiddetto “piano B”. In questa fase della vita, le scelte hanno un peso maggiore e le app assumono una funzione più strategica.
Oltre i 45 anni, l’utilizzo è meno frequente ma emotivamente più carico. Spesso è collegato alla routine di una relazione lunga, alla distanza emotiva accumulata nel tempo o al bisogno di sentirsi ancora attraenti e desiderabili. Non è un caso che in questa fascia l’impatto sulla coppia tenda a essere più profondo.
Tinder e le app di incontri: il nodo matrimoni
Un dato particolarmente significativo riguarda le persone sposate. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’uso delle app all’interno dei matrimoni è più diffuso di quanto si pensi. Il più delle volte in molti casi, non si tratta di una ricerca attiva di un modo per tradire partner, ma di uno spazio parallelo – virtuale e spesso anonimo – dove trovare attenzione, stimoli emotivi o semplicemente qualcuno con cui conversare al di fuori della routine quotidiana. La distanza emotiva, l’abitudine e la mancanza di comunicazione tra i coniugi sembrano essere i fattori scatenanti più comuni. Le app diventano così una valvola di sfogo, un modo per evadere da una quotidianità triste e svilente.
Tinder e le app di incontri, il “plan B”: sicurezza emotiva o doppiogiochisti?
Tra le dinamiche più analizzate c’è quella del cosiddetto “piano B”. Si tratta di casi in cui una persona non ha l’intenzione di lasciare immediatamente il proprio partner, ma vuole assicurarsi di non rimanere all’asciutto. Così facendo, frequenta le app per costruire contatti e alternative orbitando attorno a diversi potenziali partner: una rete di sicurezza emotiva pronta all’uso nel caso la relazione attuale dovesse deteriorarsi o finire. Questo approccio, secondo gli studiosi, pur non comportando necessariamente un tradimento fisico o emotivo immediato, introduce un elemento di doppiezza nella relazione che, se scoperto, può essere altrettanto destabilizzante.
Le iscrizioni alle app di incontri sono in forte aumento: si parla di oltre 350 milioni di persone a livello globale; testimonianza del fatto che gli incontri online sono ormai la norma. Questo fenomeno riflette una tensione profonda che attraversa il modo di vivere le relazioni figlio dei nostri tempi. Il desiderio simultaneo di stabilità e libertà, ma anche la necessità di avere feedback positivi ed espedienti facili per scampare alle piccole frustrazioni quotidiane. Le persone cercano sì un legame solido, ma vogliono anche mantenere aperta la possibilità di opzioni, di novità, di conferme esterne. “Vogliono tenere i piedi in due scarpe”, avrebbero detto i nostri vetusti padri. Le app di incontri, quindi, incarnano perfettamente questo paradosso, offrendo l’illusione di poter avere tutto senza dover rinunciare a nulla.
di Angelo Annese
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- Tag: società
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