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Its: scuole di specializzazione post diploma. Creano posti di lavoro con percentuali impressionanti, eppure in Italia non le conosce quasi nessuno. È stato Mario Draghi a riportare l’attenzione su questi istituti, per affrontare i temi della formazione e del lavoro dei giovani.

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Funzionano magnificamente, creano posti di lavoro con percentuali impressionanti, ma in Italia non li conosce quasi nessuno. Il nome di questo clamoroso paradosso è Its, Istituto tecnico superiore, scuole di specializzazione post diploma complementari all’università o all’ingresso nel mondo del lavoro.

In tutta Italia, nel 2021 sono 20mila gli iscritti agli Its, 4mila i diplomati lo scorso anno. La percentuale di occupazione, entro il primo anno dal termine del biennio, raggiunge punte del 95% nella meccatronica. Per dare un’idea di quanto poco possano incidere questi numeri, Confindustria stima in 20mila all’anno i diplomati Its che sarebbero necessari al solo settore manifatturiero. Mantenendo quelle strabilianti percentuali di occupazione.

Non sarà certo un caso che in Germania siano 800mila l’anno gli iscritti alle scuole post diploma. Le “Higher-Vet” del mondo anglosassone e nordeuropeo, dove Vet sta per Vocational, education and training, “formazione professionale” in italiano. 800mila in Germania contro 20mila in Italia, mentre i due Paesi sono pari in percentuale nelle iscrizioni all’università.

Gli Its scontano senza alcun dubbio un ‘difetto di comunicazione’, figlio dell’esiguo numero ma anche di una mentalità. Sono istituti percepiti come emanazione del mondo industriale e, a causa di un’idea di formazione e cultura ancora oggi allergica all’impresa, osservati con sospetto da non pochi professori e famiglie. Come se un’istruzione finanziata da realtà imprenditoriali sia meno ‘pura’. Non si riconosce il valore inestimabile del saper fare sistema, garantendo formazione e altissime garanzie di occupazione. Ciò che, dati alla mano, gli Its sanno fornire.

Il vicepresidente di Confindustria per il capitale umano, Gianni Brugnoli, sintetizza così cosa fare: «Per non sprecare i finanziamenti europei di 1,5 miliardi, è necessario investire sull’hardware degli Its: sedi fisiche, laboratori, personale e tutto ciò che serve per farli funzionare. Non si possono dare risorse a pioggia ma premiare gli Its migliori affinché trainino gli altri: per questo motivo bisogna aumentare il numero di corsi e non di Fondazioni Its».

Ha responsabilità precise anche l’informazione, spesso concentrata su ideologie sorpassate invece di occuparsi di soluzioni concrete. Per riportare l’attenzione su questi istituti è stato necessario l’intervento di Mario Draghi, che ha scelto proprio un Its di Bari per affrontare i temi della formazione e del lavoro dei giovani.

Parlando davanti a una platea di ragazze e ragazzi, il presidente del Consiglio ha preso un solenne impegno a nome del governo. Era poco prima dell’ora di pranzo dell’altro ieri e alle 20:00 dello stesso giorno – tanto per far capire a tutti la sua allergia alle chiacchiere – si è alzato dal tavolo nella ‘concertazione’ con i sindacati, abbandonando una trattativa che rischiava di tradire proprio quell’impegno.

Questo è il tema che troverete sviluppato nell’articolo a lato, ma il palcoscenico scelto da Draghi non era certo casuale. È un richiamo alla concretezza che vale un pezzo del nostro futuro.

 

di Fulvio Giuliani

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