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Niente polemiche. Le parole scelte dal presidente della Repubblica per rendere chiaro a tutti il suo pensiero sono state «Il dissenso non mini la convivenza».

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Il presidente della Repubblica non scende in polemica. Ribadisce e difende principi generali chiamati a garantire la nostra convivenza in comunità, secondo il dettato costituzionale. Può sembrare superfluo ribadirlo, ma non lo è, tantomeno commentando le parole del capo dello Stato sulle manifestazioni contro il Green Pass delle ultime settimane.

Sergio Mattarella ha indubbiamente fissato dei paletti, ma di valore generale che faremmo bene a non utilizzare per rafforzare le critiche a dei cortei che abbiamo più volte anche bollato come sgangherati, almeno in alcune palesi esagerazioni. Non saremo certo noi, dunque, a mostrarci improvvisamente morbidi nei confronti di una protesta che spesso ha passato il segno e denunciato profili di pura irrazionalità, eppure il monito del presidente vale – come si diceva in apertura – per la comunità intera e tutte le sue variegate forme di legittima protesta.

Il punto non è tanto ribadire quanto sia difficile tollerare le manifestazioni cicliche contro il Green Pass, capaci di bloccare Milano ogni sabato per mesi. Il concetto da richiamare con fermezza è un altro: sul piano generale, le nostre città non possono diventare il teatro stabile di proteste che finiscono per limitare sensibilmente la libertà di movimento, aggregazione e lavoro di un’amplissima maggioranza di persone. Tenute in ostaggio, di volta in volta, da una minoranza di colore o sentimento diverso. Nessuno si sogna, come ovvio, di negare il diritto di manifestare le proprie idee e il proprio dissenso, ma le parole di Sergio Mattarella suonano come un severo richiamo a ricordare sempre i limiti delle nostre libertà. È un principio sacrosanto della democrazia, che pure in troppi hanno di recente dimenticato, trincerandosi dietro un’ipocrita recita per il ‘popolo’. Come se denunciare fantomatici disegni contro i cittadini, ovviamente senza sentirsi in dovere di produrre la minima prova a carico, autorizzasse qualsiasi esagerazione e forzatura. Sostanzialmente di farsi beffe dei diritti e degli interessi altrui. 

Quali sono, infatti, le parole scelte dal presidente della Repubblica per rendere chiaro a tutti il suo pensiero? «Il dissenso non mini la convivenza». In condizioni normali non sarebbe necessario aggiungere nulla, ma in tempo di qualunquismo lo stesso capo dello Stato si è sentito in dovere di richiamare anche quanto accaduto di recente, con i contagi favoriti dalle manifestazioni organizzate senza criterio. Come nel doloroso caso di Trieste, che non è stato esecrato come avrebbe meritato.

di Fulvio Giuliani

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