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This is the end

Si avvicina la fine di Reddito di cittadinanza e Quota 100, questo segnerà l’avvio di una stagione di riforme decisive.

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È l’inizio della fine. No, tranquilli, nulla di apocalittico. Anzi. Entro i prossimi due mesi, tramonteranno inevitabilmente le due misure-simbolo del governo Conte1: Reddito di cittadinanza e Quota 100. Sta per calare il sipario su provvedimenti, vissuti all’epoca come qualificanti di un’intera fase politica. Sembra passato un secolo e invece è bastata mezza legislatura a ribaltare nomi e umori. A ricordare il valore della prudenza e dell’equilibrio, quando ci si lancia in ardite previsioni sugli umori del Paese e degli elettori. Proprio per questo, sarebbe un errore madornale limitarsi a commentare il tramonto di un certo populismo, perché la chiusura dell’esperienza di Quota 100 e del Reddito (almeno formulato come oggi) segnerà soprattutto l’avvio di una stagione di riforme decisive come non ci capitava da decenni.

Per non correre il rischio di essere frainteso, il ministro Franco ha già fornito la data dell’addio definitivo a Quota 100: 1° gennaio 2022, quando la misura «scadrà». Sue parole. Quanto al Reddito siamo ormai alla tragicommedia, con i fieri avversari di ieri – il Partito democratico – pronti a riconsiderare e mediare in ossequio agli alleati di oggi. E fa nulla se il baraccone del reddito e dei navigator, così com’è, non potrà che essere cancellato.

Assisteremo a momenti di sconforto politico, vesti strappate e urla alla luna, ma sarà solo show. La sostanza è definita: Quota 100 è stata un costosissimo fallimento, inefficace nella pratica ed estremamente pericolosa nel messaggio sottinteso: che si possa in eterno ignorare la realtà demografica e dei conti e continuare un’irresponsabile festa pensionistica a carico dei nostri figli e nipoti. Quanto al Reddito di cittadinanza, non è certo in discussione il sacrosanto principio del sostegno a chi perda il lavoro – non parliamo di assistenza, che è altra faccenda – ma il castello di carta del sistema-navigator non può essere tollerato un giorno di più. La misura che doveva abolire la povertà è rimasta solo un’arma propagandistica potente e vacua come un fuoco d’artificio. Molto rumore per nulla.

L’autunno che verrà, insomma, strapperà un po’ di bandierine. Sarà doloroso, ma neppure troppo, perché dovremo metter mano alla riforma del fisco e della concorrenza, architravi di un Paese finalmente più competitivo ed efficiente. I simboli dell’era populista scoloriranno molto in fretta, a patto di fare ciò che si deve per il nostro futuro e non accontentarsi di passare da un maquillage a un altro, per far felici gli ultras di turno.

di Fulvio Giuliani

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