---
title: Il film September 5 di Tim Fehlbaum, in diretta dalla tragedia
description: "Da domani nella sale il film di Tim Fehlbaum, dedicato ai tragici eventi dei Giochi di Monaco 1972 e al gruppo terroristico \"Settembre Nero\""
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/film-september-5-1024x639.png
date: 2025-02-12
author: Edoardo Iacolucci
url: https://laragione.eu/recensioni/il-film-september-5-di-tim-fehlbaum-in-diretta-dalla-tragedia/
categories: [Recensioni]
tags: [Cinema, film, spettacoli]
---

# Il film September 5 di Tim Fehlbaum, in diretta dalla tragedia

![film-september-5](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/film-september-5-1024x639.png)

Da domani nella sale il film di Tim Fehlbaum, dedicato ai tragici eventi dei Giochi di Monaco 1972 e al gruppo terroristico "Settembre Nero"

Trasmettere una partita di calcio in tv è *show* o giornalismo? E le Olimpiadi? Quando guardiamo la realtà in uno schermo, siamo spettatori o ne siamo parte? **Le Olimpiadi di Monaco 1972 hanno dimostrato quanto sia sottile il confine fra lo sport e la storia. E se lo sport è una forma pacifica e ritualizzata di guerra, allora il passaggio al racconto geopolitico diventa meno impensabile. **“September 5” del regista Tim Fehlbaum (nelle sale da domani) è il racconto del giorno in cui il giornalismo sportivo è diventato cronaca di guerra e la tv si è fatta testimone impassibile di una tragedia mondiale.

La pellicola si muove fra la tensione del presente e il peso di una consapevolezza futura:** i tragici eventi dei [Giochi di Monaco 1972](https://laragione.eu/life/spettacoli/ventanni-dalluscita-di-munich-di-steven-spielberg/), il sequestro e la strage di 11 atleti israeliani da parte dell’organizzazione palestinese “Settembre Nero”** (in quei concitati momenti i giornalisti non sapevano ancora se definirli guerriglieri o terroristi)**, non sono soltanto un episodio di cronaca ma un punto di non ritorno per come si sarebbe poi vissuta l’informazione. **È la fine dell’innocenza: la diretta diventa un campo di battaglia, l’occhio della telecamera non è più soltanto narratore ma protagonista indiretto.

**Nella sala stampa dell’emittente Abc Sport, il giovane e capace giornalista Geoff **(interpretato da John Magaro) **è alla regia della sua *troupe* sotto l’occhio attento dell’iconico Roone Arledge **(impersonato da Peter Sarsgaard). Quella che per lui e il suo *team* doveva essere una trasmissione di sport, si trasforma in una corsa contro il tempo per raccontare un’altra storia. Con l’aiuto dell’interprete tedesca Marianne (l’attrice Leonie Benesch) e del mentore Marvin Bader (l’attore Ben Chaplin), **Geoff si trova dai campi di gara a una trincea mediatica e a lui e ai suoi colleghi tocca ora confrontarsi coi dilemmi morali, fra il dovere di informare e la paura di spettacolarizzare la violenza.** Ma il tempo scorre, le autorità tentennano e la diretta diventa una maratona angosciante di 22 ore in cui ogni parola può cambiare gli eventi.

**Fehlbaum dirige con uno stile asciutto. La grana della pellicola richiama gli anni Settanta. La macchina da presa si muove inquieta fra le sale di controllo e il villaggio olimpico. **Il montaggio serrato cattura la frenesia delle redazioni, il suono incessante delle telescriventi, il battito accelerato della storia che si scrive in tempo reale. **Le musiche minimali e taglienti si dissolvono nel silenzio, lasciando spazio ai rumori ambientali, senza ulteriori drammatizzazioni.** Cosa significa essere giornalisti in questi momenti? Fino a che punto la diretta è informazione e quando diventa spettacolo? Una questione che non riguarda soltanto quei giorni a Monaco, ma il giornalismo contemporaneo.

**Il film racconta senza giudicare, mostrando l’ambiguità di un mestiere che oscilla fra etica, verità e necessità degli ascolti. La tragedia di Monaco è stata il primo grande evento di cronaca seguito in diretta in tutto il mondo e da allora il giornalismo non è stato più lo stesso.** Un film che parla a questo presente in cui notizie, immagini di conflitti e tragedie scorrono via senza elaborazione. Ogni storia porta con sé una responsabilità: non trasformare il dolore in intrattenimento, non confondere la realtà con la sua rappresentazione. Il giornalismo è un lavoro fatto di scelte difficili, di errori, di pressioni insopportabili. Ma è anche necessario, perché senza testimoni la storia rischia di diventare soltanto un’eco lontana.

*Di Edoardo Iacolucci*
