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title: La fantascienza alienante di Enki Bilal
description: "Le persecuzioni titine dietro la creazione di un fumettista dall’immaginario franco-balcanico: Enki Bilal e il suo surrealismo alienante"
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date: 2023-12-20
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/recensioni/la-fantascienza-alienante-di-enki-bilal/
categories: [Recensioni]
tags: [fumetti, recensioni]
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# La fantascienza alienante di Enki Bilal

![Enki Bilal](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/12/Evidenza-sito-8-1.jpg)

Le persecuzioni titine dietro la creazione di un fumettista dall’immaginario franco-balcanico: Enki Bilal e il suo surrealismo alienante

Il **25 giugno 2011 Enes Bilal (detto Enki) riceve la Legione d’onore**, la più alta onorificenza di Francia. Alla consegna del riconoscimento il ministro della Cultura Frédéric Mitterrand spiega che «**il mondo di Bilal è fatto di uomini malati, abitati da poteri che sono loro superiori**, di eroi stanchi. La sua estetica è quella della polvere, dello sporco e della neve inquinata popolata dai sogni oscuri del XX secolo europeo, in regioni della nostra immaginazione dove la tenerezza è triste, lo *humor* è nero, ma dove la redenzione attraverso l’amore è ancora possibile».

Lontana da “Star Wars” e da Isaac Asimov, **la sua fantascienza ha il sapore distopico della narrativa d’anticipazione dell’Europa orientale**. Bilal nasce infatti a Belgrado nel 1951 nella Jugoslavia di Tito, da padre bosniaco e madre cecoslovacca. Tuttavia **la famiglia si trasferisce a Parigi, dove il papà ha studiato sartoria, perché i suoi genitori non vogliono aderire al Partito comunista titino**. Profugo a dieci anni, Bilal ottiene così a sedici la cittadinanza francese, ma la fuga dal modello comunista non lo spoglia né della sua storia né del suo retaggio culturale: un mondo alternativo che riemergerà con prepotenza quando si dedicherà al fumetto.

**La sua carriera inizia nel 1971 grazie a un concorso del settimanale “Pilote”**, famoso per ospitare le storie di Asterix. Inizialmente il suo disegno è fortemente ispirato a quello di Jean Giraud, con cui condivide il gusto per la plasticità delle forme e una certa sporcizia delle chine. Presto però l’interesse di Bilal s’indirizza verso la raffigurazione del lato più grottesco del mondo. I suoi sfondi diventano via via sempre più pesanti e solidi: il lettore, guardando le pietre di un palazzo disegnato, può persino indovinarne il peso colossale. **I suoi personaggi, tutt’altro che belli e piacenti, emergono da lunghi pastrani con teste calve e colli pingui.** Le donne, dai capelli scarmigliati, affascinano col loro aspetto diafano. Corpi magri, pallidi ed eburnei, comunque capaci d’una violenza estrema. Su tutto comandano poi il disordine e lo sporco, distribuiti uniformemente in ogni vignetta.

**Un’estetica unica nel suo gener**e, figlia in tutta probabilità del sedimento culturale pseudo-sovietico rimasto nell’autore anche dopo essere divenuto parigino. Una costellazione interiore così particolare che dovrà trovare un suo linguaggio originale per esprimersi appieno. **La consacrazione di Bilal presso il grande pubblico avviene infatti con “La fiera degli immortali”**, la sua prima opera completa evolutasi in seguito nella “Trilogia Nikopol”. Qui il protagonista viene posseduto dal dio egizio Horus (arrivato con la sua astronave sopra una Parigi fascista) e libererà la città dalla dittatura come effetto involontario della sua lotta contro le divinità avversarie.

**Una storia così anomala da far sentire straniero anche un lettore parigin**o, esattamente come il piccolo Bilal quando arrivò per la prima volta nella Capitale francese.

*di Camillo Bosco*

 
