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title: Lo sguardo giusto di Daniele Silvestri
description: In “Occhi da orientale” di Daniele Silvestri è raccontata tutta la difficoltà nel percepire l’altro, similmente a quanto scritto da Grossman
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date: 2022-10-17
author: Alberto Fraccacreta
url: https://laragione.eu/recensioni/lo-sguardo-giusto-di-daniele-silvestri/
categories: [Recensioni]
tags: [dischi, musica, recensioni]
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# Lo sguardo giusto di Daniele Silvestri

![Occhi da orientale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-105.jpg)

In “Occhi da orientale” di Daniele Silvestri è raccontata tutta la difficoltà nel percepire l’altro, similmente a quanto scritto da Grossman

Il primo capitolo di “**A un cerbiatto somiglia il mio amore**” di** David Grossman** (Mondadori, 2008) è un lungo duello tra due sedicenni, Orah e Avram, ricoverati nell’ospedale di Gerusalemme durante la Guerra dei sei giorni. **Nella penombra delle notti insonni i ragazzi**, tormentati dalle febbri di un’insidiosa malattia infettiva, **riescono a guardarsi solo attraverso il tenue bagliore del fiammifero.**

Nella canzone di **Daniele Silvestri**,** “[Occhi da orientale](https://www.youtube.com/watch?v=qjQ6_FQZfj8)”**, compresa nell’omonimo album del 2000, **accade qualcosa di simile**. Nonostante le differenze strutturali,** si tratta della medesima intuizione**: **siamo certi di osservare l’altro per quello che è?** Oppure la nostra vista è appannata da una spessa coltre di buio (di errore) che non ci permette di percepire **la piena bellezza dell’alterità**? La scena descritta da Silvestri è, dunque, **almeno situazionalmente analoga all’affresco proposto da Grossman**: un uomo scruta con profonda pazienza la sua leggiadra fanciulla, **mentre lei dorme beata** (o tassianamente par che dorma). «Occhi da orientale che raccontano emozioni, / sguardo limpido di aprile, di dolcissime illusioni. / Tutto scritto su di un viso che non riesce ad imparare / come chiudere fra i denti almeno il suo dolore. // Più di cinquecento notti già mi sono innamorato / di una bocca appena aperta e di un respiro senza fiato. / Se potesse questo buio cancellare l’universo, / forse ti potrei guardare e non sentirmi così perso».

**Gli «occhi da orientale» –** chiaro esempio di connotazione – **lasciano trasparire uno «sguardo limpido di aprile»** (il mese più crudele, secondo Eliot), una sorta di sinestesia,** cioè compresenza di due sfere sensoriali diverse**. Ma potrebbe essere considerato più precisamente uno scarto semantico, come il «gomitolo di strade» di Ungaretti, e più avanti, nel testo di Silvestri, le «palpebre di viole». Dopo l’iperbole delle «cinquecento notti», ci sarà l’*adynaton* – ossia la perifrasi paradossale – della cancellazione dell’universo.

**Perché mai Silvestri utilizza un imponente armamentario di figure retoriche?** **Il fine è l’indefinibilità** – scusate la paronomasia – **di ciò che si vede**: la paradigmatica bellezza femminile, in tal caso. **Anche questa, se vogliamo, è una figura retorica**: l’aposiopesi, la reticenza, cioè l’artificio letterario che sottolinea l’inadeguatezza dell’espressione: «Ma tu dormi ancora un po’, non svegliarti ancora no: / ho paura di sfiorarti e rovinare tutto. / No, tu dormi ancora un po’, ancora non so / guardarti anch’io nel modo giusto». Una dichiarazione d’impotenza formale, una specie di *via negationis*. Insomma, la domanda cruciale è: come poter sgomberare la vista e finalmente guardare nel modo giusto? Dove risiede la giustezza (l’obiettività, la purezza) dello scorgere?

**Se lo chiedevano anche i trovatori, Guido Guinizzelli, Dante e Guido Cavalcanti** (gli antinomici «occhi innocenti, disarmanti, devastanti» – si noti il *climax* ascendente – assomigliano a quelli di Giovanna Primavera). **La poesia stessa, per loro, era la definizione di un guardare schiettamente la schietta bellezza di madonna.** La poesia era questa avventura dello stile, questa tensione al non detto, questo grado sempre maggiore di altezza spirituale che implicava l’enormità del dono e la dignità del donatore.

Alberto Fraccacreta
