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Max Pezzali San Siro recensione

Max Pezzali 30 anni dopo

Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell’ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici
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Max Pezzali 30 anni dopo

Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell’ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici
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Max Pezzali 30 anni dopo

Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell’ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici
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Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell’ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici

Quando alla radio negli anni ‘90 si ascoltavano gli 883 la cassetta vuota era già nella radio e il più vicino al tasto REC saltava per premerlo il più veloce possibile e non perdere nemmeno un secondo di registrazione sulla musicassetta da ri-ascoltare nel walkmann.

A distanza di pochi anni dal successo di quell’Uomo Ragno (’92) che continua a far saltare migliaia di persone e che presto diventerà il titolo di una serie tv Sky dedicata proprio alla storia di Max Pezzali e Mauro Rapetto, gli 883 si raccontavano nel film Jolly Blu (1997) sullo sfondo della realtà provinciale di un’Italia ingenua ma ricca, che tuttavia stava stretta a tutti i giovani che, ieri come oggi, sentivano il mormorio e le grida di “Questa casa non è un albergo” nelle voci di genitori classicamente autorizzati a richiamare un’adolescenza da loro ormai dimenticata.

Nel mentre le radio diventano stereo e il CD prendeva il posto della musicassetta diventando oggetto di desiderio da custodire. Per chi scrive, Gli Anni (1998) è stato il primo CD pronto per essere ascoltato ed inaugurare quello stereo condiviso con fratelli e sorelle più grandi, gelosamente pronti ad alternare l’ascolto della canzone preferita dell’album. Impossibile scegliere perché ogni brano degli 883 racconta i dettagli di chi di anni ne aveva solo 10 e di chi ne aveva 15 o più, accompagnando l’amarezza del dover tornare a casa senza fare tardi, a quella dei primi amori che, come sfondo, avevano le uscite in motorino, sempre in due. Perché in due non ci si poteva andare.

Dopo 30 anni, Max Pezzali torna a colorare e riempire San Siro dell’ingenua spontaneità di Millennial e Gen X (e forse anche di una parte di Boomer) fieri ma al tempo stesso malinconici verso quegli anni pieni di quella voglia di credere che un giorno te ne andrai di qui. Perché il qui non era solo la piccola provincia italiana con due discoteche e 106 farmacie, ma piuttosto l’insieme di sogni, speranze e voglia di diventare grandi quando grandi non lo si era per niente.

Max Pezzali 3.0 è la voglia di sentire il cuore battere e di saltare al ritmo di una lunga estate caldissima, di tenere quel tempo temuto e vissuto che non tornerà ma che ci ha portato qui, a piangere sulle note di ‘Eccoti’ perché dalla vita davvero non immaginavi tanto, consapevoli che le lacrime versate per gli amori difficili di quegli anni e i pensieri che ci hanno fatto arrancare su un Peugeot in salita, sono servite ad insegnarci che nella vita tutto va come deve andare.

Ma anche a sentire che per ogni giorno ogni istante ogni attimo che sto vivendo, il Grazie Mille va anche un po’ a te, Max!

 

Di Martina Fiore

4

VOTO:

aspetti positivi
Ottima scaletta delle canzoni, estremamente coinvolgente ed emozionante.

Aspetti negativi
È durato troppo poco

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