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title: I fischi a Geolier sono solo fischi
description: La valanga di fischi che ha accolto la vittoria di Geolier nella serata delle cover del Festival di Sanremo deve essere analizzata con freddezza e onestà intellettuale La valanga di fischi che ha accolto la vittoria di Geolier nella serata delle cover del Festival di Sanremo deve essere analizzata c...
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date: 2024-02-10
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Sanremo 2024]
tags: [Italia, napoli, sanremo, sanremo2024]
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# I fischi a Geolier sono solo fischi

![Geolier fischi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Geolier-fischi.jpg)

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2024-02-09 09:59:31

2024-02-09 08:59:31

Geolier ha portato Napoli e il dialetto napoletano sul palco dell’Ariston, non senza polemiche. Ma il rapper è un fenomeno “tutto napoletano” e quindi fuori posto a Sanremo?

Al Rione Gescal, fra Secondigliano e Miano (zona Nord di Napoli) c’è una potente crescita di riscatto e speranza fra amici, conoscenti e seguaci di Geolier. Lo hanno visto in tv a gruppetti, dinanzi a bar e locali, nella seconda serata sanremese che ha piazzato il rapper napoletano al primo posto in classifica per la giuria del pubblico e per quella delle radio. Geolier vive ancora nel Rione, con genitori e fratelli. Si raccontano in giro gli inizi del giovane artista che al Festival ha incantato anche Bob Sinclar (uno dei venerabili maestri di beat e dance) e che su YouTube è commentato da tantissimi ammiratori in lingua inglese. L’ex barbiere di Geolier ricorda che ha sempre avuto il baffetto, i suoi coetanei preannunciano una festa indimenticabile se davvero dovesse vincere il Festival. Poi c’è il murale che mette assieme lui e Maradona: l’investitura divina.

La musica cambia poco avvicinandosi ad altri quartieri della città, dove uno dei temi di conversazione al caffè riguarda Geolier e l’uso della lingua napoletana, su cui si è discusso anche prima del via di Sanremo: un concentrato di intellettuali e puristi (perché, come ricordava Gigi Proietti, il napoletano è lingua compiuta, non un dialetto come il romano) ha storto il naso di fronte alla rivisitazione grammaticale del testo che Geolier ha presentato a Sanremo. Elisioni, tagli, parole riviste al servizio del rap. Un esercizio di lesa maestà nella disputa sullo scettro della napoletanità. Come se la lingua, compreso il napoletano, non si evolvesse. Come se l’inglese senza difetti di McCartney e Lennon fosse poi lo stesso usato dagli Oasis venticinque anni dopo, invece che sincopato, biascicato, riscritto.

E si discute (questa volta sui social) se Geolier sia un fenomeno ‘tutto napoletano’ e quindi fuori posto a Sanremo, come si legge in tantissimi post. Ci sarebbe insomma il rischio che non venga capito. Come se la svolta urban-pop della musica italiana non riguardasse anche Milano e Roma, oltre che Napoli. Lui obiettivamente ci mette il carico. La sfilata sul red carpet di Sanremo con la tuta ufficiale del Napoli (per cui ha disegnato una linea già in vendita), le parole dette alla stampa sul sentirsi una ‘bandiera’ della città e sull’avvertire la responsabilità di portarla con sé sul palco. Tutto parte dalla promessa da lui fatta lo scorso anno: avrebbe dovuto portare al Festival “Chiagne” (assieme a Lazza), ma fu bocciato perché 75 secondi in napoletano erano troppi. Quindi stabilì che, se mai fosse tornato, lo avrebbe fatto soltanto con un brano tutto in napoletano. Così è stato e, pur di averlo in gara, Amadeus ha rivisto il regolamento che ha sempre imposto il solo italiano per l’intera canzone in concorso. Un atteggiamento di chiusura pericoloso: Napoli è l’opposto, è meticciato, è crocevia di lingue, culture, modalità di pensiero.

di Nicola Sellitti

La Napoli cantata da Geolier

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2024-02-10 10:49:31

2024-02-10 09:49:31

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2024-01-24 11:12:15

2024-01-24 10:12:15

Reduce dal trionfo de “Il coraggio dei bambini” (cinque volte disco di platino), Geolier  rappresenta il presente e il futuro del rap italiano, ma non solo

Il 2023 è stato il suo anno, lo dicono i numeri. Ma le premesse per il 2024 sono straordinarie. Reduce dal trionfo de “Il coraggio dei bambini” (certificato cinque volte disco di platino), Emanuele Palumbo – in arte Geolier – rappresenta il presente e il futuro del rap italiano, ma non solo. Quella dell’artista di Secondigliano è la storia di tanti ragazzi di Napoli, una favola di riscatto e successo. Un talento che ha la purezza di un diamante grezzo, con un’identità forte e ben delineata. Fra pochi giorni il 23enne farà il suo esordio al Festival di Sanremo con il brano “I p’ me, tu p’ te” e l’attesa è tanta: «Mi sto preparando nel migliore dei modi, sto provando il pezzo tutti i giorni. Cerco di viverla bene, me la voglio godere. La sto affrontando come se fosse una data di un concerto insieme a tutta la mia famiglia: per me è come se quel giorno fosse Natale».

“I p’ me, tu p’ te” parla di una coppia che si ama troppo ma che allo stesso tempo capisce che è arrivato il momento di riprendersi ognuno i propri spazi: «Il pezzo parla del rispetto nei confronti dell’altro partner anche quando la storia finisce, perché proprio quel rispetto – non continuare a stare insieme solo per abitudine – è la maggiore espressione d’amore». Il primo obiettivo è stato quello di scrivere un brano destinato ai più giovani: «In studio siamo partiti dal “deve essere in napoletano” e poi ci siamo chiesti di che cosa dovesse parlare. Ci sono molti pezzi d’amore legati alla tradizione, quindi abbiamo cercato di portare una storia che raccontasse qualcosa per i ragazzi, più universale: di solito le ballad vengono apprezzate dalle persone che capiscono di musica, guardano la televisione e stanno lì e ascoltano. I più giovani agiscono invece diversamente: guardano la tv e se in quello che sentono c’è qualcosa che non li convince, cambiano subito canale. La mia canzone è anche per loro».

Sul palco dell’Ariston Geolier canterà dunque un testo interamente in napoletano. Una responsabilità, ma anche un motivo di orgoglio: «Per me è sempre stato un obiettivo. Il napoletano è già stato portato a Sanremo ma io – a differenza degli altri – scrivo soltanto in dialetto. Per me già poter essere su quel palco con la mia musica è un onore, ma il napoletano era una condizione necessaria: altrimenti non sarei andato a Sanremo». Il legame con la sua città è indissolubile e i fan hanno iniziato il countdown per il triplo appuntamento allo stadio Diego Armando Maradona in programma il 21, 22 e 23 giugno: «C’è un grande feeling con Napoli, per strada le persone non mi acclamano ma mi fanno sentire sempre come uno di famiglia. Condivido quello che diceva Massimo Troisi: “Il napoletano si sente padrone del prodotto che esce da Napoli”. Sono arrivato in tutta Italia con il supporto della mia città e dei napoletani. Loro mi hanno creato. Hanno la sicurezza che tu sei lì perché ci sono loro. Ed è proprio così».

Di Massimo Balsamo

La mia favola di riscatto e successo, parla Geolier

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2024-01-30 17:20:17

2024-01-30 16:20:17

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