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Malika Ayane: «Sanremo? Voglio solo godermelo e sarà una festa»

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Abbiamo incontrato Malika Ayane a Milano per parlare del suo ritorno sul palco di Sanremo, del nuovo percorso con Carosello e del tour in arrivo

Malika Ayane

Malika Ayane: «Sanremo? Voglio solo godermelo e sarà una festa»

Abbiamo incontrato Malika Ayane a Milano per parlare del suo ritorno sul palco di Sanremo, del nuovo percorso con Carosello e del tour in arrivo

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Malika Ayane: «Sanremo? Voglio solo godermelo e sarà una festa»

Abbiamo incontrato Malika Ayane a Milano per parlare del suo ritorno sul palco di Sanremo, del nuovo percorso con Carosello e del tour in arrivo

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Milano, mezzogiorno. O forse mezzanotte. Non importa l’ora quando varchi la soglia e la luce del giorno lascia spazio a un’atmosfera sospesa, dove i confini temporali sfumano tra un cocktail scuro e il fruscio di un vinile sul piatto. È in questo morning club trasformato in un rifugio fuori dal tempo che incontriamo Malika Ayane. E già questo basta a capire che il suo ritorno a Sanremo, cinque anni dopo l’ultimo Festival vissuto in solitudine nel 2021, non sarà un ritorno qualunque.

“Animali Notturni” è il brano che l’artista porterà sul palco dell’Ariston, ma è anche una dichiarazione d’intenti, un manifesto emotivo che racconta chi vive quando gli altri dormono, chi trova la propria verità nel buio, chi sa che l’alba può essere sempre una cosa nuova anche se la guardi con qualcuno di «usato garantito», come dice lei sorridendo. Scritto insieme a Edwyn Roberts (già complice in “Senza fare sul serio”) e Stefano Marletta, il pezzo è un abito sonoro cucito su misura che ha «risucchiato» Malika fin dal primo ascolto: «Ogni volta che lo sento mi gasa, cosa che non mi capita quasi mai con le mie canzoni. Di solito faccio critica feroce, invece qui c’è sempre un suonino nuovo, una chitarra incastrata in modo che se non è la spalletta che si muove, si muove l’anca».

La particolarità del progetto sta proprio nella sua genesi collaborativa. Malika è entrata in un lavoro già avviato, ha preso un testo che non aveva scritto da zero e lo ha fatto suo come «un bel vestito da finire». Il risultato è un brano che profuma di anni ’70, con echi di una Ornella Vanoni che Malika riconosce con affetto: «Più che la Vanoni in fase Brasile, c’è l’Ornella di “Ricetta di donna”. Lei è stata uno spirito guida oltre che una grande amica, anche lei spesso accusata di essere fredda – cosa capitata anche a me – ma capace di adattarsi perfettamente ai tempi». Un omaggio involontario ma sentito, che si lega al filo rosso di una carriera costruita sull’autenticità e sulla capacità di evolversi senza tradirsi.

Proprio questa autenticità è al centro della scelta di Carosello Records come nuova casa discografica, dopo anni con Sugar e la parentesi major: «Quello che ho trovato, e che corrisponde perfettamente a quello che cerco, è uno spazio che mi dia la possibilità, con i miei tempi e i miei modi, di costruire un lavoro musicale che non sia solamente un prodotto. Mi sento molto rispettata nella mia identità e nella mia modalità di continuare a crescere. È molto raro ed è prezioso».

Negli ultimi anni, il teatro è stato l’incubatrice perfetta per questa crescita: «Non è stata un’alternativa, ma un’integrazione. In anni in cui non avevo chiaro dove volevo andare musicalmente il teatro mi ha permesso di incubare bene tutte le mie idee» ci ha raccontato. Lavorare a teatro le ha dato la possibilità di esplorare nuove dimensioni espressive, ma Sanremo è sempre rimasto «nella lista dei desideri», in attesa del momento giusto: «Se non sei strutturato, al di là del brano, Sanremo ti mastica e ti sputa. È un po’ come il bowling: hai due tiri per turno, meglio non sprecarli. E io gioco malissimo a bowling».

Il Festival 2021, quello senza pubblico, è stato uno shock che ha ridefinito le sue priorità. «Andare a teatro da soli mi ha rimessa a fuoco sul valore delle cose. Quell’esperienza mi ha insegnato che ogni passaggio va goduto e accompagnato». Ecco perché oggi Malika torna con uno spirito diverso: non per dimostrare qualcosa, ma per viverlo: «Se potessi portarmi gli elefanti e cinquanta persone solo a godersi l’esperienza con me, lo farei. Sarà una festa».

La leggerezza conquistata non è superficialità, ma consapevolezza: «A Sanremo, con i premi della critica già vinti, cose da dimostrare ce ne sono poche, se non quella di meritarsi il posto. E questa canzone il posto se lo merita eccome. Sono come la front woman di una squadra bellissima». Una squadra che include anche i Dov’è Liana, il talentuoso trio francese che mescola french touch ed elettroniche, con cui Malika ha realizzato l’inedita versione “(Siamo tutti) Animali Notturni” che sarà sul lato B dell’esclusiva edizione 45 giri in uscita il 27 febbraio.

Quanto è animale notturno Malika nella vita reale? «Tra concerti all’alba e aerei ignoranti da prendere, vivo la notte in modo totalmente inedito. Mi è capitato, durante la preparazione della maratona di New York, di finire la corsa all’alba e di entrare nei club quando stavano chiudendo. Un’esperienza mistica». E se dovesse scegliere un animale guida?: «La mia gatta Marmitta: a seconda di come le gira o dorme elegantissima, oppure dà fastidio senza motivo».

Il cast di Sanremo 2026 vede una forte presenza femminile, con voci come Arisa, Levante, Patti Pravo, Giorgia. «Sono molto contenta di ritrovare Rosalba, perché abbiamo debuttato insieme nel 2009 quando lei vinse con “Sincerità”. Mi piace che ci siano voci femminili molto diverse tra loro, ognuna con un’identità precisa. Aspetto ancora con gioia il momento in cui non staremo lì con il contagocce a contare le artiste donne». E sul clima che si respira alle prove, Malika è chiara: «C’è un grande entusiasmo, ho visto persone lavorare volentieri. Siamo dei privilegiati. Se raccontiamo che c’è del bello, poi fuori si riflette il bello e siamo tutti più motivati ad abbandonare un po’ di carogna».

Inevitabile, data l’attualità, la domanda sull’Eurovision. Dopo la dichiarazione di Levante – «Se vincessi non andrei» – Malika prende una posizione netta ma sfumata: «Mia figlia mi aveva avvisata: “Preparati che arrivano col pippone dell’Eurovision”. Premesso che non vincerò mai Sanremo, penso che impedire a un artista ventenne russo o israeliano di esibirsi non so quanto sia un’idea geniale. Tutti i palchi molto grandi possono essere la possibilità di portare messaggi positivi. La cosa più dannosa è trasformare momenti come le Olimpiadi o l’Eurovision in tribunali politici. Dove possiamo parlare di musica, bellezza e inclusione, diventa quasi un peccato fossilizzarsi su pro o contro».

Dopo Sanremo, la strada è già tracciata: tre anni di scrittura con «amici, ragazzi sconosciuti che sono diventati amici dopo aver scritto insieme» porteranno a un nuovo disco, probabilmente in autunno. «Cinque anni per fare un disco mi obbligano a farlo intenso, altrimenti ho sprecato una grande opportunità». E poi il tour, per portare dal vivo la nuova leggerezza conquistata. Ma per ora, tutto quello che conta è questa notte sanremese che sta per cominciare. Ed è appena mezzogiorno.

di Federico Arduini

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