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Da scena politica a sceneggiata

I fatti di sabato accaduti a Roma sollevano tensioni in parlamento tra dichiarazioni “bellicose” e attacchi poco velati.

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L’invito è quello di fare la tara alle bellicose e roboanti dichiarazioni che leggerete nei prossimi giorni, tenendo presente che pur sempre di settimana elettorale si tratta. Vero che il test è ben limitato, ma il palcoscenico della Capitale è tale da attrarre attenzioni e appetiti politici particolarmente pronunciati.

Fatta la premessa, restano le accuse che piovono da destra, nel tentativo di uscire dall’angolo in cui i partiti della (traballante) coalizione sono stati spinti dai violenti balordi di sabato a Roma. Il problema – lo scrive un giornale che ha argomentato l’insensatezza della proposta di sciogliere Forza Nuova – è l’utilizzo del solito armamentario dialettico. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, urla al ‘killeraggio’ nei confronti del suo partito proprio per i fatti dello scorso fine settimana.

Altri richiamano i dossier ‘usciti ad arte’ (e anche qui proprio chi scrive si è espresso senza possibilità di equivoci sulla vicenda Morisi), per arrivare al leader della Lega, Matteo Salvini. Quest’ultimo, identificando la proposta di mettere fuori legge Forza Nuova come un attacco alla destra democratica, ha deciso di tornare prepotentemente all’attacco, facendo balenare rischi per il governo. Come spesso gli capita, una volta partito Salvini ha dialetticamente accelerato chiedendo un incontro a Mario Draghi (per far che?) e invocato un programma di ‘pacificazione nazionale’. Addirittura.

Grazie al cielo, a parte la terminologia, non siamo in guerra civile e fanno fede le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è detto «molto turbato, ma non preoccupato» dai fatti di sabato. Ecco, inviteremmo tutti a uniformarsi a questo schema di comunicazione, decisamente più rispondente alla realtà dei fatti e al necessario equilibrio per affrontare deviazioni ed esagerazioni che nessuno nega, ma con lo spirito di chi vuole superarle, non utilizzarle come una clava da calare metaforicamente sull’avversario.

Questo vizio, sia chiaro, è del tutto speculare: agita destra e sinistra, in base a circostanze e convenienze del momento. Sarebbe persino comico osservare l’incredibile somiglianza delle accuse reciproche, se non fosse anche sconfortante. Cambiano i soggetti, ma toni e immagini sono praticamente identici, solo rovesciati.

Tranquilli, comunque: i ballottaggi passeranno, qualcuno vincerà e qualcuno no. Cerchiamo di non perdere, ancora una volta, il senso della misura. Altrimenti, assisteremo al solito, ipocrita spettacolo delle lacrime versate sulle urne sempre più vuote.

di Fulvio Giuliani

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