Raf a Sanremo con “Ora e per sempre”: “L’ho scritta con mio figlio. Eurovision? Oggi è una baracconata”
Raf, 40 anni di pop italiano, torna a Sanremo con “Ora e per sempre” scritta a quattro mani con suo figlio
Raf a Sanremo con “Ora e per sempre”: “L’ho scritta con mio figlio. Eurovision? Oggi è una baracconata”
Raf, 40 anni di pop italiano, torna a Sanremo con “Ora e per sempre” scritta a quattro mani con suo figlio
Raf a Sanremo con “Ora e per sempre”: “L’ho scritta con mio figlio. Eurovision? Oggi è una baracconata”
Raf, 40 anni di pop italiano, torna a Sanremo con “Ora e per sempre” scritta a quattro mani con suo figlio
Quarant’anni di carriera, 14 album in studio, oltre 20 milioni di dischi venduti nel mondo: Raf non ha bisogno di presentazioni, perché molte delle sue canzoni sono entrate nel lessico emotivo del Paese. Ora torna a Sanremo dopo 11 anni con “Ora e per sempre”, una ballad romantica e introspettiva che lo riporta sul palco dell’Ariston in una veste ancora più nuda e personale. Un ritorno che non guarda alla gara, quanto al bisogno di dare un volto nuovo alla propria storia, mettendo al centro la famiglia, il tempo e la fragilità dei sentimenti.
“Ora e per sempre” nasce in casa, quasi per caso, e porta una firma doppia, padre e figlio. «La canzone viene da uno spunto di mio figlio – spiega Raf –. Dovevo aiutarlo a costruire la melodia di un ritornello, mi sono messo al piano e abbiamo iniziato a lavorarci insieme. Poi mi ha detto: “Forse è meglio se la fai tu”». È il primo tassello di un brano che, nelle intenzioni dell’artista, è molto più di una canzone d’amore: è una confessione, un insieme di fotogrammi di vita vissuta, un racconto autobiografico.
Il rapporto con Samuele, 25 anni, è uno dei cardini di questa fase artistica e personale. «Con mio figlio amiamo ritrovarci a tavola tutti i giorni. È un rito che conserviamo con cura. Io ho un piccolo home studio, lui ha il suo, lavoriamo lì. Con difficoltà, perché lavorare con i figli è una delle cose più complicate» racconta, senza edulcorare le dinamiche padre-figlio. «Samuele è molto sensibile. C’è sempre stata una sottile polemica tra noi, ma crescendo è diminuita. Ora ha 25 anni, è più affrontabile. Il suo punto di forza è la scrittura, ha un linguaggio più attuale del mio. È bello sapere di aver scritto a quattro mani con mio figlio. Venticinque anni fa non lo avrei mai immaginato». In questa tensione affettuosa, tra punti di vista che si urtano e si completano, si innesta la canzone che porta a Sanremo: una dichiarazione di fedeltà, alla persona amata e a una certa idea di legame che resiste al tempo.
Il cuore di “Ora e per sempre” sta anche in un’immagine privata che Raf decide di condividere. Mentre cercava le parole giuste, da un cassetto è riemerso un biglietto ritagliato da un vecchio quaderno, con le pagine ingiallite: «Era la mia promessa di matrimonio scritta a macchina dal prete, in spagnolo, perché sposai Gabriella nel 1996 a Campo Florido, un piccolo villaggio vicino l’Avana. La promessa chiudeva con: “hasta que la muerte nos separe”. Io in quel frangente la trovai un po’ malinconica, quindi la cancellai e la cambiai scrivendo con la matita, sullo stesso biglietto: “ahora y para siempre”». Quella correzione a matita diventa oggi il titolo e il manifesto del brano. Ogni verso custodisce un ricordo, ogni nota porta con sé gioie, dolori, ferite e guarigioni. «Non abbiamo più pudore nel mostrare lati intimi. Forse ce n’è bisogno. I rapporti interpersonali sono difficili. È importante ricordare che ci sono persone che si amano: uomo e donna, padre e figlio, madre e figlia» riflette Raf, come se questa canzone fosse in qualche modo la via più diretta per ribadire qualcosa di semplice ma non scontato.
Sanremo, per lui, resta soprattutto un grande amplificatore. «Non mi piace fare gare. È una forzatura pensare che la mia canzone sia migliore della tua» dice senza giri di parole. Il Festival, però, è cambiato abbastanza da convincerlo a rimettersi in gioco: «Negli ultimi anni però il festival è cambiato: è diventato l’unico palcoscenico che ti dà visibilità se hai un progetto nuovo. Prima neanche lo guardavo. Da Baglioni in poi ha preso una bella piega, molto più musicale. Ora mi piace». Nella sua prospettiva, vincere conta meno che lasciare un segno nel tempo: «Meglio avere successo che vincere Sanremo. Vincere è bello ma non è sinonimo di carriera. Non ti garantisce nulla». È la voce di chi ha attraversato decenni, classifiche, stagioni radiofoniche, sapendo che la vera partita si gioca sulla distanza e non sulle 72 ore del Festival.
Più netta è la sua posizione sull’eventuale partecipazione all’Eurovision in caso di vittoria, sullo sfondo delle polemiche legate alla presenza di Israele nel contest. «Non ci avevo pensato. La scelta di Levante di non andare ha tutta la mia solidarietà» premette. Poi affonda: «Mi chiedo perché ci sia Israele e la Russia sia esclusa da tutte le competizioni sportive e dall’Eurocontest. È uno dei motivi per cui non andrei. Devo rifletterci bene, ma penso di essere certo di non andare». A non convincerlo è anche il format in sé: «Non mi si addice. È un baraccone spesso kitsch, tutto è eccesso. Che vado a fare? Quando ci andai con Tozzi era diverso, c’era l’orchestra. Oggi non mi viene voglia».
In questo Sanremo, Raf arriva quindi con il peso leggero di chi non ha nulla da dimostrare e, allo stesso tempo, la voglia di raccontare un nuovo capitolo della propria vita. “Ora e per sempre” è il modo in cui un protagonista del pop italiano rimette mano alle proprie promesse – quelle scritte a macchina, quelle corrette a matita, quelle siglate in musica col figlio – e le consegna al pubblico senza schermi. In un Festival in cui spesso dominano gli effetti speciali, lui sceglie la via più rischiosa: quella della sincerità.
di Federico Arduini
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