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Thomas Umbaca, verso il live di Roma del 16 aprile con un disco che non smette di spostarsi

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Umbaca costruisce un mondo in cui il pianoforte resta il centro emotivo, ma attorno a quel centro fa entrare elettronica, memoria

Thomas Umbaca

Thomas Umbaca, verso il live di Roma del 16 aprile con un disco che non smette di spostarsi

Umbaca costruisce un mondo in cui il pianoforte resta il centro emotivo, ma attorno a quel centro fa entrare elettronica, memoria

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Thomas Umbaca, verso il live di Roma del 16 aprile con un disco che non smette di spostarsi

Umbaca costruisce un mondo in cui il pianoforte resta il centro emotivo, ma attorno a quel centro fa entrare elettronica, memoria

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Ci sono dischi che cercano conferme e altri che sembrano nati per restare in movimento. “Waiting for Music to Surprise Me Again”, il nuovo lavoro di Thomas Umbaca, appartiene chiaramente alla seconda categoria: un album che cambia pelle di continuo, si apre, si ritrae, attraversa tensioni e improvvise schiarite senza mai dare l’impressione di voler rassicurare chi ascolta.

È probabilmente questo il suo tratto più interessante e anche più raro: il fatto di non voler mai stare fermo in un solo posto. Umbaca costruisce un mondo in cui il pianoforte resta il centro emotivo, ma attorno a quel centro fa entrare elettronica, memoria, rumore, voci e piccoli scarti che rendono ogni brano una deviazione possibile.  Il risultato è un ascolto che chiede disponibilità, attenzione, forse anche un po’ di abbandono.

Dentro il disco convivono tracce molto diverse tra loro, ma legate da una stessa urgenza espressiva. “Back to 13” guarda indietro, verso una dimensione più semplice e quasi innocente, salvo poi aprirsi a un richiamo alla drum’n’bass che racconta quanto il percorso di Umbaca sia fatto anche di contaminazioni sedimentate nel tempo.  “Huh yr voice”, invece, lavora sulla ripetizione e sul filtraggio di vecchie registrazioni, trovando una forza ipnotica proprio in quella voce trattata come un ricordo che torna deformato.

Tra i momenti più riusciti c’è “Push back Song”, forse il brano che meglio mostra la capacità di Umbaca di trasformare un’esperienza disturbante in forma musicale. Nato da un episodio di violenza domestica percepito nel silenzio di un’estate condominiale, il pezzo scava in un ambiente scuro e inquieto, ma trova nella voce di Adele Altro una traiettoria diversa, quasi una possibilità di resistenza. Anche “Felix”, dedicata a un anziano allievo di pianoforte, tiene insieme fragilità e cura senza cedere mai all’enfasi.

Ed è forse proprio questa la chiave giusta per arrivare al live romano del 16 aprile alla Casa del Jazz. Più che presentare semplicemente un album, Umbaca sembra portare sul palco un modo di intendere la musica come spazio instabile, aperto, ancora capace di sorprendere.  In un momento in cui molto spesso ai dischi si chiede subito di dichiararsi, di spiegarsi, di farsi riconoscere in fretta, “Waiting for Music to Surprise Me Again” fa una scelta diversa: preferisce restare in bilico, e proprio per questo riesce a lasciare qualcosa.

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