Cari studenti, contestatori immaginari
| Società
La protesta contro la seconda prova scritta di Maturità è di retroguardia. I ragazzi dimenticano che la loro preparazione, già poco eccelsa, dovrà confrontarsi con un mercato globalizzato in cui emergono i meriti.

Cari studenti, contestatori immaginari
La protesta contro la seconda prova scritta di Maturità è di retroguardia. I ragazzi dimenticano che la loro preparazione, già poco eccelsa, dovrà confrontarsi con un mercato globalizzato in cui emergono i meriti.
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Cari studenti, contestatori immaginari
La protesta contro la seconda prova scritta di Maturità è di retroguardia. I ragazzi dimenticano che la loro preparazione, già poco eccelsa, dovrà confrontarsi con un mercato globalizzato in cui emergono i meriti.
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Cari studenti (si fa per dire, visto ciò che ho da dirvi), la prova di Maturità, con le sue liturgie ammuffite, è polveroso retaggio novecentesco. E la vostra generazione è la meno capace degli ultimi decenni nella comprensione e nella sintetizzazione di un testo. State insomma facendo peggio di quei vostri coetanei maturandi di una ventina d’anni fa, che alla domanda sui responsabili della strage di piazza Fontana se ne uscirono con le Brigate rosse. (A uno studente cui aveva chiesto se avesse un’idea su chi avesse potuto compiere quella di Bologna, Umberto Eco rivelò in una “Bustina” che «Tutto potevamo aspettarci, ma i bersaglieri no, quelli erano proprio inattesi»).
Credo tuttavia che abbiate una attenuante all’evidente colpa. Si chiama insegnanti. Siamo infatti all’annoso problema del “chi insegna a chi?”. Per alcuni miei libri m’è capitato di andare in qualche scuola, a cominciare dal mio territorio, quello bresciano, crudelmente colpito nel 1974. Preventivamente, avevo chiesto agli insegnanti di fornire ai loro alunni un minimo d’infarinatura sull’argomento trattato. Mi sono imbattuto in sguardi da triglia, se non peggio. Colpa degli insegnanti, quindi? No! La colpa è – manco a dirlo – dei programmi scolastici. Cioè, del Ministero. E tutto finisce nella gloria della (cattiva, cattiva proprio!) politica.
Dato a Cesare (ai Cesari) le spettanze dovute, torniamo a noi, cari studenti. La vostra protesta contro la seconda prova scritta di Maturità è di retroguardia. Vi battete cioè per avvalorare ciò che non ha valore: una prova di maturità da “Ricordi di scuola” di Giovanni Mosca. Sfilate sotto le insegne di un passatismo imbarazzante, incuranti del fatto che la vostra preparazione dovrà confrontarsi con un mercato globalizzato in cui emergeranno i meriti, a prescindere da quella scartoffia che se una volta apriva le ambitissime porte da usciere in un Ministero, oggi è carta straccia. Non siete né i sottoproletari del ’77 né i borghesi del ’68. Il vostro sfilare non prelude a un movimento ma a una – brevissima – stagione rabbiosa, non rivoluzionaria. Se poca traccia lasciarono quelli della Pantera, voi non lascerete un graffio, derubricati a jacquerie d’imitazione nella cronaca, non nella storia dei movimenti. (E non mi meraviglierei se fra gli sfilanti ci fosse anche qualche docente che – ahimè – si percepisce ‘progressista’). Viene in mente “Figlioli miei, marxisti immaginari” in cui Vittoria Ronchey stende le equanimi responsabilità di docenti e studenti, appunto. Libro pubblicato nel 1975 sulla base dei due precedenti anni scolastici. Mezzo secolo e siamo ancora qui. Ahimè.
di Pino Casamassima
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