Il governo di Giorgia Meloni, dagli alleati mi guardo io
| Politica
La composizione del governo di Giorgia Meloni sarà la prima prova ma non solo per il presidente in pectore. Sarà anche il piano per inquadrare definitivamente il ruolo di Berlusconi e Salvini che non comandano né possono pretendere di farlo.

Il governo di Giorgia Meloni, dagli alleati mi guardo io
La composizione del governo di Giorgia Meloni sarà la prima prova ma non solo per il presidente in pectore. Sarà anche il piano per inquadrare definitivamente il ruolo di Berlusconi e Salvini che non comandano né possono pretendere di farlo.
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Il governo di Giorgia Meloni, dagli alleati mi guardo io
La composizione del governo di Giorgia Meloni sarà la prima prova ma non solo per il presidente in pectore. Sarà anche il piano per inquadrare definitivamente il ruolo di Berlusconi e Salvini che non comandano né possono pretendere di farlo.
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Per ora, tutto sembra andare esattamente come suggerito dalle dimensioni del trionfo e delle sconfitte.
Sull’onda dei risultati che abbiamo commentato ieri e che non avranno sorpreso più di tanto chi avesse avuto accesso ai sondaggi “riservati“ delle ultime due settimane, la leader di Fratelli d’Italia e presidente del Consiglio in pectore Giorgia Meloni ha fatto trapelare gli unici messaggi possibili: lavorare da subito e zero festeggiamenti, perché non è proprio il caso di fare altro con i fucili spianati di mezzo mondo e gli alleati in subbuglio.
Due aspetti in realtà complementari, mandare all’estero quei segnali che possano rasserenare un clima inevitabilmente nervoso sull’Italia – evitiamo di fare quelli che si offendono, a cominciare dal futuro capo del governo, e rendiamoci più utilmente conto di quanto possa preoccupare il nostro Paese proprio per il suo peso in Europa – e farne arrivare di altrettanti agli alleati. Partiti che dovranno accompagnare Fratelli d’Italia al governo, ma che a oggi devono dimenticarsi i ruoli avuti nel passato.
E anche le poltrone, aggiungiamo, a cominciare da quella di ministro dell’Interno che Matteo Salvini sembra aver definitivamente perso in elezioni catastrofiche.
La composizione dell’esecutivo – con il cruciale ruolo all’economia, più che al Viminale – sarà la prima di una lunga serie di prove per la leadership di Giorgia Meloni, ma anche la cartina di tornasole della consapevolezza e la presa atto della realtà da parte del traballante leader leghista e anche dello stesso Silvio Berlusconi: non comandano, non possono pretenderlo, dovranno essere molto abili e attenti nel rapporto con il nuovo capo.
Perché scriviamola tutta, nessuno dei due ha mai accettato pubblicamente ciò che la maggioranza degli elettori ha sancito: guida Giorgia Meloni e loro seguono. Inevitabilmente.
È la forza dei numeri, ma anche della responsabilità. Quella su cui il probabile presidente del Consiglio si giocherà la credibilità, nel lunghissimo esame che l’attende in patria e all’estero.
Siamo solo degli osservatori, ma tendiamo ad escludere che possa fallire l’occasione della vita solo per far piacere a un leader consumato e atteso al varco nel suo partito e da chi prima o poi dovrà pur acconciarsi a un ruolo da “padre nobile“, se non altro per evitare umilianti No.
Di Fulvio Giuliani
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