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Allarme società scientifiche, in ospedale persi 32mila letti e 11mila medici

18 Aprile 2024

Milano, 18 apr. (Adnkronos Salute) – “Liste d’attesa, mancanza di medici, di ospedali e di posti letto, concorsi deserti, specializzazioni senza iscritti e progressivo definanziamento mettono a rischio le cure per tutti, il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e dei principi fondanti del nostro Servizio sanitario nazionale”. Lanciano l’allarme le 75 società scientifiche riunite nel Fossc (Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri ed universitari italiani), che durante una conferenza stampa oggi a Roma, nella sede della rappresentanza in Italia del Parlamento e della Commissione europea, chiedono al Governo “una grande riforma strutturale, con provvedimenti urgenti per salvare il servizio sanitario e mantenere il suo carattere universalistico”.

Il dati messi insieme dal Fossc rendono bene l’idea. “In appena 2 anni, durante l’emergenza Covid, il numero dei posti letto è diminuito e ne sono stati tagliati 32.508: nel 2020 erano 257.977, ridotti a 225.469 nel 2022”, rilevano le società scientifiche. Inoltre “circa 11mila clinici ospedalieri non in età da pensione hanno già scelto di lasciare le strutture pubbliche fra il 2019 e il 2022″, un esodo che continua. E sempre più giovani, formati a spese dello Stato (circa 150mila euro ognuno), vanno all’estero dove ricevono stipendi anche 3 volte superiori rispetto all’Italia e con condizioni di lavoro nettamente migliori”. Meno letti e meno camici, ma anche meno ospedali: “In 10 anni ne sono stati chiusi 95, il 9%. Nel 2012 erano 1.091 e nel 2022 sono calati fino a 996, con una riduzione più consistente per quelli pubblici (67 in meno, da 578 a 511)”. Poi c’è il nodo risorse. “Nel 2024 il finanziamento del Fondo sanitario nazionale è aumentato in termini assoluti rispetto al 2021, ma è diminuito rispetto al Pil ed eroso in modo molto consistente dalla maggiore inflazione”. Inoltre “le risorse sono state in larga parte utilizzate per aumenti contrattuali irrisori del personale, che non sono in grado di contenere la fuga dei medici”.

“Come evidenziato dalla Corte dei Conti – ricordano Fossc – la grave crisi di sostenibilità del Ssn non garantisce più alla popolazione un’effettiva equità di accesso alle prestazioni sanitarie, con intuibili conseguenze sulla salute delle persone e pesante aumento della spesa privata. Il servizio sanitario, dopo aver sostenuto l’impatto della pandemia, soffre di una crisi sistemica, accentuata dalla fuga del personale non adeguatamente remunerato, cui si dovrebbe rispondere, a livello nazionale e regionale, con decisioni ed investimenti non più rinviabili nei campi dell’organizzazione, delle strutture, della formazione e delle retribuzioni”.

“Oggi la conferenza stampa si svolge in una sede istituzionale, quale quella italiana del Parlamento e della Commissione europea, a significare l’assoluta necessità che il servizio sanitario dell’Italia, Paese fondatore dell’Unione europea, sia ricondotto e adeguato agli standard vigenti negli altri Stati che fanno parte dell’Unione”, chiedono le società scientifiche.

“Serve una grande riforma di sistema – ripetono – che tenga conto delle diversità dei bisogni di salute, del progresso delle tecnologie e dell’organizzazione degli ospedali”.

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